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Comunicati Stampa 2011

Comunicati Stampa 2011 (167)

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Le Regioni poco o nulla possono fare sia riguardo gli incrementi delle tariffe, sia perché venga attuata un’azione calmieratrice sul prezzo dell’acqua. Ma il Veneto, in coordinamento con le altre Regioni, si sta adoperando perché la questione dell’approvazione delle tariffe dell’acqua da materia esclusiva del livello statale trovi una flessibilità maggiore che tenga conto delle esigenze regionali. E’ questo in sintesi quanto l’assessore veneto all’ambiente e al ciclo dell’acqua Maurizio Conte ha prospettato, in occasione dell’ultima seduta della giunta regionale, affrontando l’argomento in relazione ad una risposta da dare ad un’interrogazione sul tema del servizio idrico presentata in consiglio- Conte ha richiamato l’attenzione dell’esecutivo veneto su come la tariffa del servizio idrico integrato sia regolata da una legge nazionale. Inoltre recenti sentenze della Corte Costituzionale hanno confermato l’assoluta riserva di competenza statale sulla materia specifica, inibendo di fatto alle Regioni ogni intervento a riguardo. La tariffa del servizio idrico viene costruita sulla base di una formula prefissata, non modificabile da parte degli enti di gestione, in ragione del programma di interventi che determinano il volume di investimenti previsti dalla programmazione pluriennale di ciascuna autorità d’ambito territoriale. Inoltre, l’eventuale aumento tariffario è soggetto ad un meccanismo automatico che impone una soglia non superabile. “Ci batteremo sempre e comunque perché l’acqua resti un servizio pubblico – ha concluso Conte – ma le necessità di forti investimenti e di avere impianti e infrastrutture adeguati alle nuove normative europee e nazionali obbligano gli enti gestori a provvedere alla copertura degli investimenti con tariffe congrue. E su queste le Regioni vogliono avere voce in capitolo”.

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Si è riunito oggi a Palazzo Balbi sotto la presidenza dell’assessore regionale all’ambiente Maurizio Conte il Comitato di Indirizzo e Sorveglianza in materia di inquinamento atmosferico, composto dai rappresentanti delle Province e dei comuni capoluogo, soprattutto in previsione di quello che saranno le azioni comuni per contrastare l’aumento delle polveri sottili (PM10) nel periodo autunnale/invernale. “E’ stata effettuata un’analisi – ha detto Conte al termine dell’incontro - delle proposte che un tavolo tecnico ha predisposto in termini di misure di risanamento della qualità dell’aria, da inserire nel nuovo piano regionale di tutela e risanamento dell’atmosfera, sulla scorta di quello che Province e comuni stanno attuando sul territorio”. L’assessore ha ricordato inoltre che è in atto un confronto interregionale per individuare un’azione generale e condivisa nei confronti della situazione nella Pianura Padana. “Il blocco del traffico – ha aggiunto – è un palliativo, non la soluzione. Si può pensare ad una giornata con valore simbolico, ma bisogna puntare su altri interventi come la differenziazione delle aree, vale a dire l’accesso in determinate zone solo a veicoli a basso impatto ambientale”. Nel corso dell’incontro Conte ha parlato anche della possibilità di cambiare le modalità di utilizzo del fondo di rotazione regionale, istituito presso Veneto Sviluppo e vincolato alla sostituzione delle caldaie, ma poco utilizzato dagli enti locali per i limiti imposti dal patto di stabilità. L’idea è di trasformarlo in operazioni di leasing, non soggette al patto di stabilità, e di ampliarne il campo di applicazione, come l’illuminazione pubblica e altri tipi di investimento più appetibili per le amministrazioni locali, che comportino minori consumi energetici e anche un ritorno economico. Il 10 novembre prossimo sarà firmato a Bruxelles un accordo tra Regioni che hanno situazioni ambientali di un certo tipo, per fare “lobby” nei confronti delle istituzioni europee e delle misure adottate facendo capire che servono non criteri univoci ma flessibili in relazione alle diversità territoriali. Altri temi toccati nel corso dell’incontro sono stati il provvedimento della giunta regionale per la diffusione nel Veneto del “car-pooling”, ossia l’utilizzo di uno stesso automezzo da parte di più persone, e la proposta correlare gli obblighi relativi al “bollino blu” con quelli per la revisione degli autoveicoli, ogni due anni. “Come risultato – ha detto Conte – avremmo un minor appesantimento per gli utenti e un maggior controllo sulle emissioni in atmosfera”.

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Scade il 30 novembre il termine per la presentazione delle offerte relative alla realizzazione dello studio di fattibilità degli interventi per il completamento dell’idrovia Padova-Venezia. Il bando è stato pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione n. 73/2011. A darne comunicazione è l’assessore regionale all’ambiente e alla difesa del suolo Maurizio Conte, precisando che l’importo complessivo previsto per l’affidamento dell’incarico è di 200 mila euro stanziati con la legge finanziaria 2011, ma l’aggiudicazione avverrà con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa per l’amministrazione. “Lo studio di fattibilità – sottolinea Conte – riguarderà non solo gli interventi per il completamento dell’idrovia Padova–Venezia come canale navigabile per il trasporto delle merci, ma anche l’utilizzo per la diversione delle piene del sistema Brenta–Bacchiglione”. La gara avrà carattere nazionale. “Lo studio sull’idrovia – conclude Conte - sarà assolutamente importante, in particolare per la sue finalità idrauliche. Il completamento di questa via d’acqua, realizzata solo parzialmente, potrebbe veramente costituire un essenziale elemento di garanzia contro i rischi da sempre presenti nell’area padovana. Gli aspetti di criticità e di fragilità di alcune aree sono stati evidenziati dall’alluvione che ha colpito il Veneto tra ottobre e novembre dell’anno scorso. Con l’avvio della procedura di gara viene quindi confermata la concreta volontà di arrivare in tempi brevi ad un documento che dia una valutazione certa e condivisa circa l’utilizzo dell’idrovia, per passare successivamente alla redazione della progettazione preliminare”.

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Il piano delle azioni e degli interventi di mitigazione del rischio idraulico e geologico, predisposto a seguito dell’alluvione di ottobre-novembre 2010, è pronto e strutturato e la giunta regionale, su relazione dell’assessore alla difesa del suolo Maurizio Conte, nel corso dell’ultima seduta ha preso formalmente atto dei suoi contenuti disponendone la pubblicazione sul BUR. Il lavoro è stato realizzato grazie all’apporto di un comitato tecnico-scientifico, composto da docenti universitari esperti del settore, tenendo conto di tutti i documenti programmatici e finanziari disponibili, aggiornati e integrati con le segnalazioni e le indicazioni degli enti territoriali interessati (Geni Civili, Servizi forestali, Consorzi di bonifica, Province, Comuni) e con le verifiche e la valutazioni finali degli uffici della Regione, delle Autorità di bacino competenti e dell’ARPAV. “Il piano – sottolinea Conte – rappresenta la risposta da un lato alla necessità di intervenire nei territori colpiti dall’alluvione dell’anno scorso, dall’altro all’esigenza di dotare la Regione del Veneto di uno strumento che, a fronte delle criticità idrogeologiche del territorio, delinei programmi, azioni e interventi di prevenzione e controllo, rimuovendo o mitigando gli effetti di eventi atmosferici di straordinaria entità”. Saranno attivate tutte le procedure per il reperimento di fondi nazionali per la copertura delle risorse attualmente non disponibili. Sono previste infatti azioni strutturali per mitigare la condizione di rischio idraulico e geologico nei diversi bacini (manutenzione straordinaria degli argini, adeguamento degli alvei, moderazione dei colmi di piena), individuando le priorità. L’importo complessivo previsto è di 2 miliardi e 732 milioni di euro. Ad oggi risultano finanziati interventi per circa 200 milioni di euro con i fondi assegnati dalla Stato al Commissario delegato. Il piano indica anche azioni non strutturali, per un ulteriore importo di quasi 5 milioni e mezzo di euro, come l’aggiornamento del rilievo della geometria degli alvei (con particolare riferimento al tratto fluviale del Bacchiglione tra Vicenza e Padova), il sistema di previsione delle piene e la rete di monitoraggio idrometrico e pluviometrico, la manutenzione sistematica degli alvei e delle opere di difesa, indagini geotecniche sui corpi arginali, ecc.).

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Se mai avessi avuto dei dubbi sulla opportunità di realizzare il nuovo Auditorium a Piazzale Boschetti, devo proprio dire che l’intervento di Mario Carraro, Presidente dell’Orchestra di Padova e del Veneto, li ha fugati tutti ed in modo esaustivo. Questo Auditorium non si deve proprio fare, ed il perché lo ha spiegato perfettamente Carraro in quanto le motivazioni addotte sono ben più convincenti nel loro opposto. Sia chiaro, anche a me piacerebbe che Padova avesse una nuova struttura per la musica, ma, parafrasando uno slogan tanto caro alla sinistra “se non ora, quando?” mi pare di dover rispondere “non ora, e quando ci saranno le condizioni!”. Dice Carraro “ se fossimo in qualsiasi altro paese dell’occidente……” ma siamo invece in Italia, nel bene e nel male, alle prese con una crisi disastrosa, di origine internazionale, sull’orlo del baratro, e, senza disconoscere l’importanza della cultura, oggi le priorità sono altre. Non ci sono infatti altri paesi occidentali che abbiano, per esempio, quasi 2000 miliardi di debito pubblico. Perché questa crisi o c’è o non c’è, e non si può evocarla, come un fiume carsico, a seconda di quel che conviene al proprio ragionamento! Gli industriali indicano, fra le cure da seguire, la vendita del patrimonio pubblico, mentre Lui suggerisce di implementarlo con un “giocattolo” che costerà più di 50 milioni, con spese di gestione pesanti quanto incerte, col rischio di doverlo svendere, fra qualche anno, per poco o niente! Inoltre, non è assolutamente vero che non esistano in città strutture per la musica classica, ce ne sono a volontà: pensiamo ad esempio al Verdi, al Pollini, al S. Gaetano, o altre facilmente adattabili, come suggerito da Silvia Clai, quali il cinema Altino e Mignon. E, se vogliamo aggiungerne un’altra, c’è il palazzo della Cassa di Risparmio, in piazza Eremitani, che contiene anche un auditorium bello e pronto, e ha ampi spazi per il conservatorio e le attività connesse. La Banca sarebbe ben lieta di prendere 2 piccioni con una fava: risparmierebbe il contributo di 35 milioni e riuscirebbe a liberarsi di un immobile inutilizzato che, stante la difficile situazione di mercato, gli sta probabilmente nel gozzo. Se ci aggiungiamo la Chiesa, anch’essa già utilizzata per concerti, i giardini e la Cappella di Giotto, avremo anche uno scenario fantastico, senza bisogno di modernismi debordanti e decontestualizzati. Infine, se non bastasse ancora, mi pare sia ai nastri di partenza anche il nuovo Centro Congressi, che risolverebbe anche l’eventuale problema del numero dei posti. Il palacongressi potrà accogliere sicuramente molto meglio, per conformazione, accessibilità, disponibilità di parcheggio ecc..., tutte le iniziative ricordate da Carraro, assemblee di Confindustria, sfilate, lancio di prodotti, convegni internazionali, concerti di musica popolare o Jazz e altro ancora; in questo modo si potrebbero ridurre drasticamente le spese per investimento e gestione, altrimenti insopportabili, sennò si corre anche il rischio di farci la concorrenza in casa, a poche centinaia di metri. Non sono dunque le strutture che mancano a questa città, ma forse, con tutto il rispetto, le teste o le idee per farle funzionare. La vicenda è stata condotta finora con sommo dilettantismo, si stanno eseguendo ora le indagini per verificare l’idoneità dell’area, e pare che ci sarà qualche sorpresa: le analisi sui costi di costruzione e gestione sono ancora approssimative, non si sa ancora chi metterà i soldini necessari, e abbiamo fatto bandi di progettazione, progetti che dovranno essere buttati, e vent’anni di chiacchiere. Forse è meglio che la questione venga affrontata più avanti quando saranno verificate le condizioni finanziarie ed ambientali e ci sarà condivisione politica e un po’ di buon senso. Se mi è facile comprendere perché l’entourage del Sindaco non trovi il coraggio di opporsi a questa idea, mi è molto più difficile capire perché la Fondazione e i padovani non si ribellino all’idea di diventare spalleggiatori delle innaturali ambizioni di Zanonato. Se l’idea del Sindaco è quella di lasciare un monumento a ricordo del suo ventennio di governo della città, può stare tranquillo, lo ricorderemo, ahimè, lo stesso. Forse la musica classica va apprezzata meglio a digiuno, ma in questo momento i soldi pubblici vanno utilizzati per riempire il piatto di chi ce l’ha vuoto, per garantire lavoro, sviluppo e un futuro di speranza per i nostri giovani.

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Il tantrismo pervicace del duo Zanonato – Carrai nel quale il primo continua a ripetere “è colpa del Governo” ed il secondo “Padova è una città sicura” ha aggiunto il limite dell’insopportabile ironia. Si tratta di uno sfottò che gli amministratori padovani rivolgono ai cittadini ormai tutti i giorni. Una volta per tutte vorrei una risposta chiara ed onesta almeno dal primo cittadino: perché questa Scampia patavina che ormai si è estesa ad un po’ tutta Padova non la troviamo anche a Verona o Treviso? Le leggi nazionali sull’immigrazione mi pare valgano anche per altri capoluoghi di rilievo ma gli effetti sono, in maniera evidente, sotto gli occhi di tutti a sfavore di Padova. Se Zanonato non intende porre rimedio a questa condizione del tutto fuori controllo deve pensarci qualcun altro, la sera anche le piazze più centrali stanno divenendo il più grande droga store d’Italia e nessuna Istituzione , aldilà delle forze dell’ordine coordinate da Questore e Prefetto sta muovendo un dito. Limitarsi a ridicoli proclami accusatori come fa il Sindaco rosso è la strada giusta per lasciare in mano alla criminalità (di tutte le provenienze ed estrazioni) il nostro territorio. Questa amministrazione deve alzare bandiera bianca e prima che diventi troppo tardi chiedere una aiuto concreto a professionisti del settore , magari commissariando l’ambito della sicurezza ad una figura qualificata indicata dal Ministero dell’Interno. Sono passati ormai troppi anni di blandi e sconquassati tentavi da parte del Sindaco e della sua squadra che goffamente hanno cercato di tamponare una condizione sfuggita con evidenza da ogni controllo. Risse, violenze e criminalità sono una quotidianità che ci rifiutiamo di accettare. Zanonato ammetti questo tuo fallimento e rendici indietro la nostra Città del Santo, non quella della droga o dell’esasperata multi etnicità che hai voluto creare.

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La città del Santo si appresta ad associare alla sua logorata immagine un nuovo e poco entusiasmante primato. Secondo i dati riportati dal Colonnello Maccani della Guardia di Finanza, Padova risulta essere tra le prime città in Europa per quanto riguarda il mercato dei falsi d’autore. Anche in questo caso l’eccellenza verso il basso, trova la piena raffigurazione nell’amministrazione Zanonato. Padova, riconosciuta ormai capitale economica del Veneto, si trova sempre più spesso agli onori della cronaca per sequestri giudiziari o forti sanziona menti di attività economiche illecite che si occupano dello stoccaggio della merce priva dei contrassegni della Comunità Europea e della contraffazione dei marchi “made in italy” a scapito di chi ogni giorno, con il sacrificio del proprio lavoro riesce a sostenere questo paese. La Scuola Regionale Veneta per la sicurezza e la Polizia locale presentata dall’Assessore Manzato la scorsa settimana è uno degli strumenti voluti fortemente da questo Ente Regionale per contrastare con fermezza questo fenomeno con consapevolezza, preparazione e capacità di intervento. Ma tutto ciò non basta perché anche la politica deve fare la propria parte, le amministrazioni delle città coinvolte da questo fenomeno hanno il dovere di incrociare gli strumenti ed i controlli , di fare pianificazione ed intrecciare rapporti sempre più stretti con i protagonisti della lotta al commercio e alla produzione dei prodotti contraffatti. Ma Zanonato mi pare non sentirci ed anche per ciò che riguarda il commercio di questi prodotti le vie della città, in fatto di offerta, parlano chiaramente, tutto ciò a continuo discapito del commercio regolare, quello dei padovani che in fatto di pagamento delle tasse non ne saltano nemmeno una.

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Aps, nella persona del Presidente Amedeo Levorato ha ragione da vendere nel dichiarare che la sicurezza è una questione di cui si deve occupare l’amministrazione comunale, ma altresì, con onestà intellettuale, deve ammettere che l’azienda di trasporto, ha il dovere di fornire offrire un servizio qualitativamente adeguato ad una città come Padova. Le valutazioni espresse sulla stampa dal presidente accusano in maniera inconfutabile Zanonato e la sua squadra di non considerare lo stato di malessere e disagio in cui stanno vivendo i padovani che usufruiscono dei servizi in gestione. Aggiungo però che Aps, come accade per i bus, deve garantire il controllo anche nei parcheggi a loro affidati. Se l’aumento delle tariffe è divenuto realtà, il servizio deve migliorare, la giustificazione dei tagli regionali a fronte del mantenimento di quote societarie esterne non tiene il passo, se i sacrifici devono esserci, questo principio deve valere per tutti. La convenzione per il parcheggio, con tariffe non di certo a buon mercato, deve garantire anche un servizio di sorveglianza. Le forze dell’ordine potranno così essere impegnate per reati ben più gravi.

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L’appello lanciato dal Presidente provinciale dell’Unione Artigiani di Padova Roberto Boschetto riscontra tutta la mia stima specialmente quando lancia un messaggio inverso alla decisione di FIAT di levare le tende da Confidustria. Quanto serve ora all’economia Veneta è la ricerca di nuove solide dinamiche, di responsabilità come risposta evolutiva delle imprese e di comportamenti socialmente responsabili da parte delle imprese stesse. Un percorso dunque di assunzione di responsabilità: nel rispetto del principio di sussidiarietà di ognuno. Le economie hanno ormai raggiunto una matura consapevolezza e tutti i principali protagonisti del rendimento finanziario hanno il dovere di fare squadra, di trovare soluzione unitarie e condivise. La piccola impresa è il simbolo della nostra Regione, la realtà diffusa, che c’ha portati in vetta alla classifiche di redditività e produttività, ma di fronte a questo momento di forte crisi economica tutto ciò non basta. La soluzione per il balzo in avanti nella competitività sta proprio nella formula espressa da Boschetto, in sostanza il Veneto che produce ha bisogno di un macrocoordinamento composto da tutti i principali protagonisti, imprenditori, associazioni di categoria, banche ed Enti locali. Solo così, a partire dalle piccole imprese e commercianti, si potrà usufruire di una nuova propulsione economica, di opportunità. In questo modo, con un quadro complessivo da consultare, l’economia può offrire le migliori e più ragionate convenienze. Un paragone lontano può essere asserito al distretto industriale, dove l’ottimizzazione, anche logistica, porta a buoni risultati, specialmente per il territorio. Un’organizzazione di questo genere può inoltre favorire un continuo confronto tra parti che fino ad ora poco hanno dialogato nonché ad un facile accesso al credito. La Regione Veneto per un progetto simile si sente pronta a divenire partner attento ed interprete diligente presso altre istituzioni e realtà finanziarie.

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Da sola la Regione Lazio,5,7 milioni di abitanti, ha un debito pari alla somma dei debiti di Lombardia, Veneto, Emilia, Liguria e Piemonte, che rappresentano circa 24 milioni di abitanti. Per capire, il debito in Veneto è pari al 13 per cento rispetto alle entrate correnti; in Lazio, invece, il debito è circa l’80 per cento delle entrate correnti, in Campania il 69 per cento. Se vogliamo affrontare nodi strutturali nella spesa pubblica dobbiamo aggredire queste centrali dove chiaramente emergono squilibri inaccettabili; il peso del costo del lavoro pubblico è, da questo punto di vista, emblematico: la regione Sicilia per amministrare 5 milioni di abitanti spende per il Personale dipendente 1.748 milioni di €; in Veneto, con una popolazione pressoché analoga, il costo del Personale scende a 149.6 milioni, cioè 11,6 volte di meno, praticamente 30 € per ogni cittadino. La Pubblica amministrazione preleva dal territorio veneto oltre 67 miliardi di euro, pari a 13.984 euro procapite; spende in servizi per il cittadino residente in Veneto circa 47 miliardi, pari a 9.699 euro procapite: complessivamente, le entrate prelevate in Veneto superano le spese effettuate per 20,9 miliardi di euro, pari a 4.315 euro procapite. Una cifra esorbitante: la Baviera, ha un residuo fiscale di soli 3,5 miliardi annui e il Baden Wuttemberg di 4,4 miliardi, noi più di 10,3 miliardi annui. Lo stesso peso del Debito Pubblico regionalizzato dovrebbe mettere sull’avviso: se il debito sovrano italiano è pari al 120,7 per cento del Pil, in Germania scende all’82,4 per cento ma, regionalizzando il dato, scopriremo che il veneto avrebbe una incidenza del debito sul Pil del 74.8 per cento, un punto percentuale in più rispetto all’Austria. Le regioni più virtuose Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, seguite a una certa distanza da Piemonte, Toscana, Marche, Friuli-Venezia Giulia sostengono il peso dell’inefficienza pubblica altrui . Per capire di cosa stiamo parlando diciamo che la Lombardia stacca già, ogni anno, un assegno di oltre 32 miliardi di euro a beneficio dei territori più deboli, contro un assegno, come dicevo, di 10,3 miliardi del Veneto e uno di 8 miliardi dell’Emilia Romagna. La via d’uscita da questo vortice di spesa iniquo e penalizzante per il nostro Veneto? coraggio e federalismo.

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