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Comunicati Stampa 2011

Comunicati Stampa 2011 (167)

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Per quanto riguarda la Regione del Veneto la raccolta e l’elaborazione dei dati sulla gestione dei rifiuti urbani e speciali, compresi quelli sulle raccolte differenziate (RD), spetta per legge (art. 5 della legge regionale 21 gennaio 2000, n. 3) all’ARPAV presso cui è stato istituito l’Osservatorio regionale sui rifiuti. Pertanto le valutazioni in ordine alle percentuali di RD raggiunte nei singoli Comuni del Veneto devono essere fatte in relazione a quanto ufficialmente certificato da ARPAV. Confrontando le percentuali riportate qualche giorno fa dal Corriere del Veneto con i dati forniti da ARPAV, si nota come esistano delle differenze (qualche punto percentuale) dovute, probabilmente, ad un diverso approccio di calcolo. Nonostante ciò, anche dai dati ARPAV risulta che Casalserugo sia il comune del Bacino Padova 2 più virtuoso con il 73,7% e Padova quello con la percentuale più bassa, pari al 41% di raccolta differenziata Se si considera però la percentuale di raccolta differenziata registrata nei Comuni veneti con più di 50.000 abitanti, distinta per fasce demografiche, si vede come la media sia del 43%, non discostandosi granché da quella della città di Padova. Prendendo in considerazione i valori registrati nei capoluoghi di provincia, il comune di Padova ha una percentuale di raccolta differenziata comunque superiore a quella di Venezia. Anche la produzione procapite di rifiuti urbani dei cittadini di Padova è in linea con quella delle altre province venete. La raccolta differenziata dei rifiuti, promossa a tutti i livelli normativi e pianificatori, serve a garantire l’avvio a recupero di frazioni omogenee di rifiuti che altrimenti finirebbero in discarica. L’obiettivo è quello di collocare nei circuiti del recupero (prioritariamente come tipologie di materiali e subordinatamente come materiale per produrre energia) ciò che altrimenti sarebbe destinato, come rifiuto, allo smaltimento. Ne consegue che il successo di tale operazione, che prende il nome di gestione integrata dei rifiuti, poggia, oltre che sul raggiungimento di determinate percentuali di differenziata, anche sull’effettiva offerta di trattamento presente sul territorio in termini di impianti autorizzati ed, ovviamente, anche in funzione del tipo di trattamento effettuato negli impianti stessi. A Padova è stata di recente avviata la nuova linea dell’inceneritore per rifiuti urbani di S. Lazzaro, che ha implementato sensibilmente la potenzialità dell’impianto in precedenza rappresentato da sole due linee. L’impianto per poter funzionare correttamente ha bisogno di un quantitativo di rifiuti adeguato alla potenzialità autorizzata. L’Ente a cui spetta istituzionalmente e territorialmente la definizione delle scelte strategiche in materia di gestione dei rifiuti si trova a dover contemperare l’esigenza di raggiungere elevati livelli di differenziata ma di garantire, nel contempo, il corretto funzionamento dell’impianto di incenerimento di rifiuti di S. Lazzaro. Percentuali non elevatissime di raccolta differenziata possono essere tollerate in alcune parti del territorio per ottimizzare il funzionamento degli impianti in esercizio. Pertanto, l’efficacia della gestione integrata dei rifiuti, effettuata nel comune di Padova dall’Ente di Bacino che definisce attualmente le scelte strategiche e i flussi dei rifiuti da avviare ai diversi impianti, va letta non solo ed esclusivamente alla luce delle percentuali di raccolta differenziata, ma anche della corretta gestione integrata operata sui rifiuti prodotti nel proprio territorio mediante un appropriato ricorso agli impianti esistenti.

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“Prima i Veneti”, una questione è che la minoranza di Governo regionale che politicamente è ascrivibile alla sinistra se ne esca con interventi, anche sui media, contraddistinti per esterofilia, è comprensibile (ma ovviamente non condivisibile) , ma sentire un Ministro del PdL (peraltro alla Cultura) che trova razzista un provvedimento che finalmente riconosce un diritto a chi da tempo contribuisce al benessere e allo sviluppo del proprio territorio, è una situazione che ha dell’inverosimile. Le provocazioni di Galan fanno ormai sorridere, lo spazio che da tempo cerca di ricavarsi all’interno del proprio partito, ledono la politica Veneta, in fatto di credibilità e coerenza. Questo modo di fare da prima repubblica conferma che una certa maniera di confrontarsi ha trovato la propria fine. Consiglio all’ex Governatore, almeno per una volta, di pensare al welfare di tutti i Veneti, non di una piccola parte. La Lega Nord dall’inizio del proprio mandato si è spesa in questo senso.

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I vertici dell’Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto (ARPAV) hanno illustrato al Comitato Regionale di Indirizzo, composto da Regione, Province ed enti locali, la situazione economico-finanziaria dell’ente e il Piano Strategico 2012-2014. Le proposte sono state accolte all’unanimità dall’assemblea. “Do atto alla nuova dirigenza – afferma Maurizio Conte, assessore regionale alle politiche ambientali - di aver presentato un piano che garantisce un risparmio alla Regione e costi gestionali più contenuti, preservando l’efficienza dei servizi resi alla comunità veneta da un ente che tutela un bene prezioso per tutti”. Il nuovo piano si articola in una serie di obiettivi e azioni finalizzate a rendere più snella, più efficiente e più moderna l’Agenzia. Le azioni principali riguardano l’ottimizzazione delle sedi: in tre anni ARPAV passerà dalle attuali 47 a 12-14 con evidenti risparmi sui costi. Altra azione è quella relativa alla riorganizzazione dei laboratori con un nuovo modello che concentra le analisi in due poli principali e attiverà risparmi sulle attrezzature scientifiche. Un’altra importante azione si concentra nella riorganizzazione dell’agenzia, che agirà sia con la riduzione della dotazione organica (il numero massimo dei posti occupabili), sia sull’organigramma delle posizioni dirigenziali, che passeranno da 127 a 115. Completano il piano azioni di razionalizzazione delle attività sul mare, con sinergie con la Direzione Marittima di Venezia, e altri interventi sulla gestione delle reti di monitoraggio. Anche per il parco auto sono previste dismissioni e utilizzi coordinati, ulteriori verifiche gestionali ci saranno poi sui progetti commissionati ad ARPAV e sulla reingegnerizzazione dei processi amministrativi (fatturazione, recupero crediti, pagamenti anticipati). Ci saranno inoltre azioni di specifica pianificazione per rendere ARPAV più moderna attraverso nuove tecnologie e innovazione, nonché attività su comunicazione, diffusione dei dati ambientali. Il piano prevede infine che ARPAV proponga nel prossimo anno un Accordo di programma a tutti gli enti di riferimento per disciplinare le attività tecniche sul territorio. “Si tratta di un piano pieno di sfide e obiettivi forti – afferma Carlo Emanuele Pepe, Direttore Generale dell’Agenzia – che fa leva solo sull’ottimizzazione della spesa e su riorganizzazioni gestionali, non prevedendo alcun taglio di posti di lavori effettivi”. Le azioni di razionalizzazione del piano ARPAV 2012-2014 consentiranno alla Regione di finanziare l’ente, per il raggiungimento del pareggio di bilancio, con erogazioni progressivamente decrescenti.

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La Commissione Ambiente, presieduta da Nicola Finco (LN), presente l’assessore Maurizio Conte (LN), ha approvato all’unanimità il Progetto di Legge di iniziativa della Giunta regionale per la definizione della nuova disciplina relativa all’ organizzazione del servizio idrico integrato. Il disegno di legge, che fa seguito a quanto previsto dalla normativa nazionale del 2010, prevede la soppressione delle attuali Autorità d’ambito e la ricostituzione degli organi di governo degli Ambiti Territoriali Ottimali (ATO). Nello specifico si istituiranno nuove autorità denominate Consigli di bacino, che saranno regolate da un coordinamento regionale con compiti di supervisione e monitoraggio, cui faranno capo gli organi di governo di ciascun ambito mediante l’assemblea dei sindaci dei comuni partecipanti. A quest’ultima spetterà, tra l’altro, l’approvazione della programmazione del servizio idrico integrato, delle modalità organizzative, del piano tariffario e dei relativi aggiornamenti. Nel periodo transitorio, fino alla costituzione dei nuovi Consigli di bacino, il Presidente della Giunta regionale potrà nominare dei Commissari, che dovranno garantire la continuità del servizio ai cittadini. “Ringrazio tutti i consiglieri della Commissione, - ha sottolineato il Presidente Finco al termine della votazione - perché il provvedimento, grazie al buon lavoro di tutti, alla fine è stato licenziato all’unanimità. Questo è un esempio di come il contributo di ogni consigliere, sia di maggioranza che di opposizione, abbia consentito di giungere ad un risultato importantissimo per il territorio veneto”. “ Il nostro obiettivo - precisa l’assessore Conte – era ed è quello di garantire la massima partecipazione del territorio, obiettivo che è stato raggiunto. Inoltre, le condizioni richieste erano la tutela dei bacini idrografici e la tutela del ruolo delle amministrazioni locali per non disperdere il patrimonio tecnico/infrastrutturale, ma anche culturale raggiunto in questi anni. Nel testo elaborato questi due pilastri sono garantiti. Spero, – ha concluso conte – vista la scadenza del 31 dicembre, che il Consiglio regionale si renda conto che non è possibile lasciare una tematica così importante all’improvvisazione del legislatore nazionale e approvi in tempi rapidi il disegno di legge”.

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Mettere in rete un sistema che permetta di alleggerire il traffico e contrastare l’inquinamento atmosferico attraverso lo sviluppo del “car-pooling”, che consiste nella condivisione dei viaggi in auto. E’ l’obiettivo di un provvedimento che la giunta regionale, su proposta dell’assessore all’ambiente Maurizio Conte, ha approvato oggi. “Con questo intervento – sottolinea Conte - andiamo incontro alle iniziative che stanno partendo dal territorio, soprattutto da parte dei comuni, per quando riguarda l’incentivazione dell’attuazione del “car-pooling”, cioè dell’utilizzo dell’auto da parte di almeno tre persone. Si tratta di sensibilizzare maggiormente i cittadini ad usare questa modalità condivisa di trasporto finalizzata alla mitigazione delle mobilità privata e per perseguire il miglioramento della qualità dell’aria”. La delibera prevede una gara per affidare ad un operatore economico la realizzazione a livello informatico di un sito che permetta di mettere in rete tutti comuni e i privati che vogliono utilizzare questo tipo di incentivazione. “Lo stanziamento è di 50 mila euro – conclude Conte – ma il senso di questa operazione è soprattutto di stimolare una nuova azione di formazione dell’utente. La diffusione del “car-pooling” potrà infatti avere ricadute positive sul trasporto privato e contribuire a dare una risposta, seppure parziale, al problema delle polvere sottili, soprattutto nelle grandi città, iniziando a stimolare i comuni ad attivarsi”.

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“Gayobsession” definirei così il pensiero dell’Amministrazione padovana. Con la certificazione di “Città amica degli omosessuali” Zanonato ha siglato definitivamente il sodalizio con una corrente filosofica che distingue il proprio operato in fatto di sensibilità alla questione del terzo sesso. E’ quantomeno ossessiva questa insistenza nel voler porre Padova al primo posto nella classifica nazionale (e non) quale città più vicina all’ambiente omosex. Sia chiaro che la libertà di scelta, anche sessuale, è un diritto inalienabile ed intoccabile del singolo individuo ma non può di certo divenire una bandiera di rappresentanza per Padova, in questo modo si crea una barriera ideologica e sociale, perché questo marchio definisce una minoranza come tale e questa stessa corre il rischio di non essere riconosciuta dalla Città. Ma a Padova così non è perché le iniziative e gli impegni assunti in questo senso dall’Amministrazione sono stati moltissimi e la condizione migliore per non creare attriti e disparità è proprio quella “no logo”: fatti, non propaganda commerciale che magari ridicolizza persone e sensibilità diverse. Se la Città del Santo (ed è così che è conosciuta nel mondo) vuole aprire le porte a questo tipo di turismo voglio dire che lo ha già fatto, molte guide turistiche già evidenziano questa affinità; il pluralismo ed il valore educativo delle attività del consorzio di promozione turistica deve, a mio modo di vedere, orientarsi anche verso il valore storico, artistico e di tradizione della nostra Città eludendo magari le moralità costruite e culturalità artificiose, Padova ha già dato prova di sensibilità in questo senso.

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Per adesso la richiesta pervenuta da parte di ditte estere è relativa solo all’ottenimento di permessi d’indagine di carattere geologico, ma se la ricerca di idrocarburi fosse positiva chi può pensare che non arriverà poi anche la richiesta di sfruttamento? A porre la questione è l’assessore regionale all’ambiente Maurizio Conte che torna sull’argomento delle trivellazioni in Veneto in un intervento per un settimanale diocesano. “Mi pare abbastanza evidente – sottolinea Conte - che queste società estere non sono disposte a mettere capitali non indifferenti al solo scopo di favorire un’ulteriore conoscenza geologica del sottosuolo. Dietro a tutto questo c’è l’intento di scoprire giacimenti di idrocarburi che possano garantire una soddisfacente produzione, particolarmente di gas metano. Se le Commissioni tecniche di valutazione dell’impatto ambientale dovessero dare un eventuale nulla osta all’indagine e se tutto si fermasse al solo miglioramento delle conoscenze del nostro territorio, si potrebbe supporre un indubbio risvolto positivo. Tuttavia, è da ritenere molto probabile che le stesse ditte procedano poi con la richiesta di sfruttamento”. “E’ questa – aggiunge - la problematica più delicata e sensibile dal punto di vista dell’impatto sul territorio. Specialmente per quanto riguarda il rischio concreto di subsidenza che si potrebbe venire a creare a seguito delle estrazioni. Allora mi domando se un territorio così fragile come quello delle aree interessate da questo progetto possa permettersi di affrontare un simile rischio”. Visti anche i danni dell’alluvione del 2010, Conte sostiene che “sarebbe un controsenso che la Regione da una parte spendesse consistenti risorse economiche per mettere in sicurezza gli argini e creare casse di espansione per i fiumi e poi, dall’altra, favorisse l’abbassamento del suolo”. Conte, infine, esprime la convinzione che “le risorse della nostra terra dovrebbero andare in primo luogo ai cittadini del Veneto, più che a società o a capitali stranieri. La politica degli amministratori veneti ha il dovere di tutelare l’interesse dei propri cittadini che, in questo caso, significa non sfruttare, sfregiare o deturpare la nostra superficie e sottrarre le ricchezze del sottosuolo”.

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Le aziende venete hanno già versato 10/12 milioni di euro per aderire al SISTRI (Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti ) e hanno diritto ad avere un’indicazione precisa in merito. E’ quanto chiede l’assessore all’ambiente della Regione del Veneto Maurizio Conte al ministro Stefania Prestigiacomo in una lettera in cui fa presente che dalle ultime decisioni emerse in fase di discussione della nuova legge Finanziaria pare che il SISTRI sia stato abrogato a far data dal 13 agosto 2011. “In effetti – fa rilevare Conte - con l'articolo 6 del D.L. 138 del 13 agosto 2011 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 188), fra le altre cose, viene stabilita l'immediata abrogazione del D.M. MATTM 17 dicembre 2009 (Istituzione del sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti) e successive modificazioni. Ma si tratta di un decreto legge; quindi ci troviamo di fronte ad un’abrogazione attuata tramite un provvedimento di natura provvisoria adottato dal Governo che, nell'immediato, ha forza di legge, ma produce solo effetti momentanei, essendo destinato a perdere efficacia "retroattivamente" se il Parlamento non lo dovesse convertire in legge entro 60 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale”. “Le notizie di questi giorni ed il dibattito che si è sviluppato sulla manovra economica – aggiunge Conte - non consentono allo stato attuale di capire se verrà prospettata, in sede di conversione del D.L., una qualche forma di ripristino del nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti, fortemente voluto dal Ministero dell’Ambiente. Quel che è certo è che se dovesse essere confermata la disposizione abrogativa contenuta nel D.L. 138/2011 sarebbe auspicabile, se non anche doverosa, una sollecita indicazione di fonte ministeriale da rendersi a tutte le realtà produttive che hanno aderito al SISTRI nel rispetto della normativa, in modo da fornire adeguate indicazioni a tutte quelle realtà economiche, circa 320.000, che già hanno versato il contributo d’avvio per questo progetto”. Conte evidenzia che le somme finora pagate dalle aziende venete sono di natura e di importo diverso; si va da poche centinaia di euro fino ad un massimo di 3 mila. Si tratta di 10/12 milioni di versamenti nel solo Veneto. “Le associazioni di categoria degli imprenditori – precisa l’assessore - hanno già avanzato molteplici proposte per la restituzione di tali importi. Credo sia nell’interesse del Ministero e delle Regioni fornire fin d’ora risposte tempestive e puntuali in merito”. Conte chiede quindi al ministro “di assumere senza indugio una forte posizione nell’ambito della compagine governativa affinché si dia immediata risposta alle legittime aspettative di centinaia di imprenditori coinvolti anche in Veneto”.

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La Prefettura di Venezia ha predisposto l'aggiornamento del Piano di Emergenza Esterno per gli stabilimenti industriali a rischio d'incidente rilevante che si trovano nell'area di Porto Marghera, nel quale vengono previste le misure di sicurezza e definite le procedure di intervento per fronteggiare e limitare gli effetti dannosi alla popolazione e all'ambiente nel caso di una emergenza industriale. Il Piano prevede in particolare i sistemi di allarme indispensabili per avvertire la popolazione del pericolo (sirene, Sistema Rialto, SIMAGE con SMS, pannelli a messaggio variabile e internet). Il lavoro di aggiornamento è stato realizzato da un gruppo tecnico composto dai rappresentanti della Regione del Veneto, della Provincia di Venezia, del Comune di Venezia, del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco, dell'ARPAV, delle Forze di Polizia, del SUEM, della Autorità Portuale, della Capitaneria di Porto di Venezia e dell'Ente Zona Industriale. Nello specifico, ARPAV, oltre ad assicurare i consueti controlli preventivi in collaborazione con i VVF del Comando Provinciale di Venezia, partecipa attivamente al Piano di Emergenza con la sala operativa h24 SIMAGE, che consente di monitorare costantemente, tramite una sofisticata strumentazione, l’area del Petrolchimico, informando gli altri Enti sull’evolversi degli incidenti. L’assessore regionale alle politiche ambientali Maurizio Conte sottolinea “come il Piano sia frutto di una reale e proficua sinergia di tutti gli Enti e le industrie del Petrolchimico e costituisca una base fondamentale per la salvaguardia della salute dei cittadini e dell’ambiente”; aggiunge, infine, che “nel caso vengano programmate prove del piano, la Regione Veneto ed ARPAV daranno il massimo del contributo richiesto”. Il Piano sarà consultabile sui siti internet istituzionali della Prefettura, del Comune, della Provincia di Venezia e dell’ARPAV. Fino al 16 settembre, inoltre, presso la Prefettura di Venezia ed il Comune di Venezia la popolazione potrà prenderne visione e presentare osservazioni, proposte o richieste, delle quali si terrà conto, ai fini della revisione e dell'aggiornamento del testo definitivo del Piano di Emergenza Esterno.

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Nel 2010 il Veneto ha raggiunto il 58,3% di raccolta differenziata dei rifiuti urbani, per un totale di 1.404.000 tonnellate. La raccolta separata della frazione organica – composta da scarti di cucina, sfalci e ramaglie – rappresenta il 45%, pari a 631.011 tonnellate. Il pro-capite di organico raccolto si attesta attorno ai 128 kg annui per abitante, un valore di gran lunga superiore alla media nazionale (55,6 kg) e colloca il Veneto al primo posto in Italia. Sono dati contenuti nella relazione che l’Osservatorio Regionale per il Compostaggio istituito presso l’ARPAV ha trasmesso all’assessore veneto alle politiche ambientali Maurizio Conte. “E’ uno strumento importante – evidenzia lo stesso Conte – perché costituisce l’aggiornamento annuale sulla situazione del recupero della frazione organica e fornisce un quadro del contesto impiantistico regionale, della quantità di materiali ritirati e prodotti dagli impianti, della qualità e della destinazione del compost prodotto. La frazione organica risulta interamente trattata presso gli impianti presenti nel Veneto, alcuni dei quali integrano già il compostaggio con la digestione anaerobica. Il biogas prodotto trova impiego nella produzione di energia elettrica e termica”. Nella relazione viene precisato che il sistema impiantistico veneto è attualmente costituito da 21 impianti di medie e grandi dimensioni: 1 in provincia di Belluno, 4 Padova, 2 Rovigo, 2 Treviso, 3 Vicenza e 9 Verona. Sono presenti anche una cinquantina di piccoli impianti per il trattamento del verde. La potenzialità complessiva è superiore a un milione di tonnellate/anno e risponde pienamente al fabbisogno regionale di trattamento. Nel 2010 gli impianti veneti hanno ricevuto anche 250.158 tonnellate di rifiuti di provenienza extraregionale per un totale trattato di 885.454 tonnellate. Il 74% del totale è stato avviato a compostaggio e il 26% a digestione anaerobica. Le analisi eseguite hanno inoltre confermato l’elevata qualità del compost veneto prodotto nei tre impianti che hanno aderito alla certificazione regionale. “Per consolidare e migliorare questi risultati – conclude Conte – occorre continuare a investire sulla sensibilizzazione dei cittadini, valorizzare il compost e incentivare la diffusione degli impianti integrati di compostaggio e digestione anaerobica”.

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