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Comunicati Stampa 2011

Comunicati Stampa 2011 (167)

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“I cittadini o le aziende che hanno subito danni a causa dell’innalzamento della falda acquifera a seguito delle alluvioni che hanno colpito la Regione del Veneto devono presentare ai comuni la rendicontazione per ottenere l’erogazione del contributo per il il ristoro dei danni e delle spese sostenute”. E’ la raccomandazione dell’assessore veneto all’ambiente Maurizio Conte, con riferimento all’ordinanza del 5 luglio scorso del commissario delegato all’emergenza, vistata in agosto dalla Corte dei Conti, che consente tra l’altro ai comuni la liquidazione di ulteriori acconti per un importo complessivo superiore ai 4 milioni 700 mila euro. Tra i comuni interessati al provvedimento ci sono in provincia di Padova San Martino di Lupari (acconto da erogare in base all’ordinanza 567 mila euro), Tombolo (236 mila euro), Cittadella (224 mila euro), Fontaniva (25 mila euro) e in provincia di Treviso Castelfranco Veneto (714 mila euro), insieme ad altri comuni veneti che, pur non essendo stati colpiti direttamente dai danni dell’alluvione, hanno lamentato forti disagi a causa dell’innalzamento della falda acquifera, che ha provocato affioramenti e allagamenti di grave entità. Abitazioni e aziende si sono ritrovate con i piani interrati allagati oppure asciutti solo grazie all’utilizzo di pompe idrauliche tenere accese giorno e notte, con un notevole dispendio di energia elettrica. Conseguentemente, è stato allargato il bacino di chi ha potuto presentare domanda per i risarcimenti anche a coloro che hanno subito danni collegati agli eventi del primo novembre 2010, anche quando si sono manifestati nei giorni successivi. I comuni possono procedere all’erogazione di questi ulteriori acconti assegnati con l’ordinanza, dietro presentazione della relativa documentazione.

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Il decisionismo è una pratica lontana per l’Amministrazione comunale di Padova, e in relazione alla realizzazione delle opere pubbliche impazza il “totoarea”. Le aree dove realizzare l’Auditorium, la Questura, il Centro Congressi e il Nuovo Ospedale, si muovono spinte, o tirate, dai politici locali, e non solo, saltando come un cavaliere impazzito sulla scacchiera del territorio comunale. Sono tutte opere di rilievo e non ci si può permettere di sbagliare per cercare la compiacenza di qualcuno. La scelta delle aree deve essere basata su criteri oggettivi, supportati da motivazioni tecniche coerenti. Prendiamo a titolo esemplificativo il nuovo Ospedale, un’opera che costerà 650 milioni di Euro, c’è bisogno di un’attenta analisi sulla viabilità, non solo attuale, ma anche futura, tenendo conto dello sviluppo urbanistico. Inoltre, l’ampiezza dell’area dovrà essere sufficiente anche per eventuali ampliamenti. E come non tener conto della natura del suolo per le opere di fondazione, dei costi di bonifica se necessari, delle problematiche idrauliche ed ambientali? Come non considerarne i costi e la disponibilità? Se la proprietà è di privati, ci sono molte probabilità che eventuali ricorsi spostino i tempi anche di 10 anni! Mi pare quindi evidente che debba essere nominata una commissione tecnica, e sottolineo tecnica, costituita dalle migliori intelligenze e competenze specifiche, che dovrà redigere un quadro comparativo .I membri potrebbero essere nominati dalla Regione, Provincia, Comune ed Università, per rappresentare al meglio tutte le esigenze. Se pensiamo che Zanonato ha individuato, da parecchi anni, l’area per il nuovo Auditorium in piazzale Boschetti, bandendo anche un concorso progettuale, che ha avuto varie vicissitudini, facendo ripetute previsioni sui tempi di realizzazione, puntualmente smentite, e sta verificandone solo adesso l’idoneità, sorgono dubbi di diversa e preoccupante. Zanonato e compagni sventolano da tempo la disponibilità dell’Amministrazione Comunale a “regalare” l’area per la nuova Questura, individuata da tempo nei pressi della stazione ferroviaria, mentre non più tardi della settimana scorsa hanno deciso di spostarla qualche centinaio di metri più avanti, non ultima la proposta di realizzare la nuova sede operativa della Polizia presso l’ex caserma Prandina in Corso Milano. E tutto ciò senza nemmeno chiedere il parere degli interessati: le forze dell’ordine. E quale credibilità può avere la scelta per l’area del nuovo Ospedale, confermata nel PATI, dilaniata da un cuneo di zona PEEP e da lame con diversa destinazione che ne compromettono l’integrità? A meno di non realizzare queste opere, così importanti per il futuro di Padova, su rotelle, credo proprio che occorre nominare una commissione competente, che possa fare le necessarie valutazioni, oggettive e in serenità. Quello che non possiamo certamente fare è affidarci a Zanonato, e credo di aver spiegato sufficientemente bene il perché!

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Nel fine settimana a causa della stabilità atmosferica e delle alte temperature, in alcune zone del Veneto le concentrazioni di ozono hanno superato la soglia di informazione di 180 µg/m3, definita dalla normativa nazionale come il “livello oltre il quale sussiste un rischio per la salute umana in caso di esposizione di breve durata per alcuni gruppi particolarmente sensibili della popolazione”, vale a dire anziani, bambini, donne in gravidanza, persone affette da disturbi respiratori. L’assessore all’ambiente Maurizio Conte conferma che “la situazione è tenuta sotto controllo dalla Regione del Veneto. E’ stato istituito il NUMERO VERDE 800 462 340, attivo nelle 24 ore, attraverso il quale è possibile ottenere informazioni e consigli utili per sopperire al clima torrido di questo periodo. In caso di urgenze/emergenze è sempre attivo il numero di riferimento 118”. I valori di ozono delle ultime ore in Veneto. La soglia di informazione è stata superata durante le scorse 48 ore nelle stazioni di qualità dell’aria dei Comuni di: Padova (201 µg/m3), Treviso (226 µg/m3), Legnago -VR (181 µg/m3), S.Bonifacio - VR (185 µg/m3), Boscochiesanuova – VR (191 µg/m3) e Valdagno - VI (190 µg/m3). In generale, anche per le centraline che non hanno superato la soglia di informazione, i livelli di ozono si sono mantenuti prossimi ai 180 µg/m3 nelle ore più calde della giornata, in tutta la pianura veneta. Consigli per la salute. Ai fini della tutela della salute umana per l’ozono si consiglia di non rimanere all’aperto nelle ore più calde e non intraprendere attività sportive o faticose per il fisico; i soggetti più sensibili dovrebbero evitare di uscire all’aperto almeno nella fascia oraria dalle 12 alle 18. Occorre comunque ricordare che gli effetti dell'ozono sono variabili da persona a persona e gli eventuali disturbi sanitari non hanno carattere cumulabile, ma tendono a cessare con l'esaurirsi del fenomeno di concentrazione acuta di ozono. Previsioni per i prossimi giorni. Il persistere delle alte temperature e del soleggiamento nei prossimi giorni faranno sì che le concentrazioni di ozono rimangano sui livelli registrati nel finesettimana, comunque prossimi o anche superiori alla soglia di informazione di 180µg/m3. “Ogni località del Veneto è costantemente monitorata dalle centraline della qualità dell’aria e meteorologiche di ARPAV – afferma Carlo Emanuele Pepe, direttore generale dell’ARPAV - a tutela della salute dei cittadini e in collaborazione con le istituzioni locali e con le aziende sociosanitarie, tantissime informazioni si possono trovare nel sito Internet www.arpa.veneto.it”. Per saperne di più e vedere i dati in diretta di qualità dell’aria delle città del Veneto, ci si può collegare all’indirizzo http://www.arpa.veneto.it/bollettini/htm/rete_ozono.asp.

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La Sanità Regionale Veneta, parla a carte scoperte, e nel padovano il Presidente Zaia ha espresso la concreta volontà ed intenzione di dar vita ad una struttura che il territorio da molto tempo richiedeva. Galan, elefante nella cristalleria, promise elettoralmente un ospedale d’oro che con molta probabilità avrebbe impegnato i bilanci regionali fino all’annegamento. Con buon senso e conti alla mano però, Padova avrà un adeguato nosocomio di standard europeo, luogo d’eccellenza per la medicina padovana e veneta più in generale, ad un costo 450 milioni, giusto prezzo da pagare per 1000 posti letto. L’aspetto che ora dovrà essere analizzato è quello dell’ubicazione. Il Governatore ha correttamente indicato la strada della concertazione con gli Enti locali per venire a capo di questa decisione. Giusto, senza l’oste i conti non si fanno. Il Sindaco di Padova però affila le armi ed approfittando delle dichiarazioni del Presidente affida la sua filosofia ad un comunicato stampa nel quale da per scontato che l’area di Padova Ovest sia quella dove sorgerà la nuova struttura. Caro Sindaco, è vero che nel PATI l’indicazione fornita da Provincia e Comuni dell’area metropolitana era quella adiacente allo stadio Euganeo ma comunque la convenienza e l’opportunità di studiare una nuova soluzione si può trovare. Mi riferisco alle indicazioni che sono state da sempre fornite dalla Lega Nord e cioè che il sito più adeguato per il nuovo ospedale sia l’area più a sud, quella nelle vicinanze della Curva Boston, dove comunque, con pochi chilometri di distanza dal centro, si potrebbero fornire buone opportunità per un rilancio delle terme euganee legando la struttura all’aspetto sanitario della realizzazione, e dove la viabilità esistenti ed in progetto garantirebbero maggior respiro. A tal fine, con lo strumento della Conferenza dei Servizi si potrebbe ovviare a quanto previsto già nel PATI facendo dialogare e decidere di comune accordo tutte le Istituzioni coinvolte. La Sanità Veneta è quindi attenta ai cittadini, oltre al nuovo ospedale vedasi anche la questione dell’esenzione dei ticket, a Zanonato voglio far notare che la realizzazione di una struttura così importante arriva a fronte di un reale e vantaggioso dialogo con tutti i soggetti. Quello politici compresi.

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“Nessuna dimenticanza, ma solo tempi burocratici e di lavoro: ancora nella seduta di Giunta del 12 aprile scorso ho presentato la delibera di avvio delle procedure di gara per l’affidamento della ‘predisposizione dello studio di fattibilità degli interventi per il completamento dell’idrovia Padova –Venezia finalizzati all’utilizzo della stessa per la diversione delle piene del sistema Brenta – Bacchiglione nonché come linea navigabile per il trasporto delle merci, con adeguamento alla classe V’”. Lo ha sottolineato l’assessore alle politiche per l’ambiente del Veneto Maurizio Conte, che smentisce le voci “assolutamente non vere” e le preoccupazioni, manifestate anche tramite la stampa locale, circa un eventuale oblio nel quale la questione sarebbe finita. “Di più: lo studio di fattibilità inizierà in tempi relativamente brevi. Tutta la documentazione per l’appalto – ha spiegato Conte – è in fase di ultima revisione da parte degli uffici e la pubblicazione dell’avviso è prevista per settembre, dopo la pausa estiva, al fine di garantire, da parte degli operatori, la massima partecipazione. La gara avrà carattere nazionale. Non ce l’abbiamo fatta prima dell’estate – ha aggiunto l’assessore regionale – per un motivo semplice che chiunque può comprendere: gli uffici sono stati impegnati con assoluta priorità a seguire i lavori di ripristino dei danni provocati dall’alluvione dello scorso autunno, tutti avviati e per la grandissima parte già conclusi”. “E’ anche in funzione della sicurezza idraulica, peraltro, che ritengo lo studio sull’Idrovia assolutamente importante. La realizzazione di questa via d’acqua potrebbe veramente costituire un essenziale elemento di garanzia contro i rischi da alluvione da sempre presenti nell’area padovana. Sulla questione – ha concluso Conte – confermo dunque la mia posizione di sempre, espressa a suo tempo anche in Consiglio regionale: nessun affossamento ma anzi la concreta volontà di arrivare in tempi brevi ad un documento che dia una valutazione certa e condivisa circa l’utilizzo dell’Idrovia, per poi passare alle decisioni conseguenti”.

Maurizio Conte
Assessore Regionale Veneto all’Ambiente

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"Per la Regione l'ambiente è una questione prioritaria e non è pensabile che possano essere avviate operazioni di trivellazione per la ricerca di idrocarburi. E’ anche se le valutazioni riguardo all’impatto ambientale dovessero essere in qualche modo favorevoli, ragioni di opportunità oltre che di prudenza le sconsigliano comunque". A dirlo è l'assessore all'ambiente della Regione del Veneto, Maurizio Conte, in relazione alle ipotesi di indagine nella bassa padovana che hanno suscitato commenti sulla stampa locale. "Sappiamo tutti - sottolinea Conte - che gas e petrolio sono necessari alla nostra economia, ma è anche indispensabile che sia prima garantita la sicurezza del nostro territorio. Va evitato qualsiasi rischio per il Veneto che oltre tutto è la prima regione turistica italiana anche in forza dei suoi valori ambientali e paesaggistici”. La domanda di indagine presentata dalla società Aleanna Resources, ramo italiano di una multinazionale Usa attiva nel campo della ricerca e della produzione di idrocarburi, coinvolge un’area a cavallo del Polesine che interesserebbe anche comuni della Bassa Padovana. Conte condivide le forti preoccupazioni per l'equilibrio geostatico che operazioni di questo tipo potrebbero provocare nel Veneto e assicura che gli organi tecnici della Regione, chiamati a pronunciarsi sul progetto preliminare della società Aleanna Resources, non si limiteranno a considerare l'impatto delle attività di ricerca ma terranno conto soprattutto del problema ben più grave delle potenziali estrazioni e delle possibili conseguenze. Conte ricorda anche che non più tardi di un anno fa tutti avevano favorevolmente accolto l’iniziativa del Consiglio dei Ministri che introduceva condizioni più severe per le operazioni di trivellazioni petrolifere e in particolare il divieto di estrazioni di petrolio entro le fasce marine di 5 miglia lungo l’intero perimetro costiero nazionale. “Il mio atteggiamento resta lo stesso – conclude – a fronte di interventi così problematici che l’eccesso di cautela è quanto meno doveroso”.

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Migliorare le attività di riduzione e recupero dei rifiuti urbani, con particolare riferimento alla raccolta degli imballaggi: è questo il senso di un accordo tra Regione del Veneto, ARPAV e CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi) il cui testo è stato approvato nei giorni scorsi dalla giunta veneta su relazione dell’assessore all’ambiente Maurizio Conte. Il Veneto nel 2010 ha prodotto circa 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, raggiungendo il 58,3% di raccolta differenziata (+2% rispetto al 2009). “Le politiche attuate dall'amministrazione regionale nel campo della gestione dei rifiuti urbani ed in particolare quelle finalizzate ad incentivare la raccolta differenziata – fa rilevare Conte - hanno consentito al Veneto di conseguire, a livello nazionale, un ruolo di leader nell'ambito delle regioni con le più alte percentuali di raccolta differenziata dei rifiuti. In questo contesto risulta importante il ruolo dei Consorzi obbligatori, tra cui il CONAI, e delle aziende operanti nel settore del recupero/riciclo, che attraverso la loro attività hanno consentito l'effettivo e concreto avvio a recupero di tutti i rifiuti separati dai cittadini con la raccolta differenziata”. La Regione del Veneto già nel 2006 aveva sottoscritto un accordo di programma con il CONAI finalizzato ad ottimizzare il recupero del rifiuto secco recuperabile. Tenuto conto anche di quanto previsto nel Decreto Legislativo n. 152 dello stesso anno che, in attuazione di specifiche direttive comunitarie in materia, ha definito un organico sistema di gestione integrata dei rifiuti, è stato messo a punto questo nuovo accordo che sarà ora sottoscritto con il CONAI. “Coinvolgendo l'ARPAV, daremo continuità al percorso collaborativo finora compiuto – conclude Conte – e procederemo all'approfondimento delle tematiche ritenute indispensabili per affinare le modalità di raccolta e di recupero dei rifiuti di imballaggio, riducendo gli scarti derivanti dall'attività di recupero ed assicurando il costante approvvigionamento e sostenibilità dell'intero sistema”.

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“Solo un preciso accordo interregionale può derogare al principio di autosufficienza regionale nello smaltimento dei rifiuti urbani, come rigidamente previsto dall’art 182 del codice dell’ambiente. E per quanto ci riguarda il Veneto non intende accogliere rifiuti urbani dalla Campania”. Lo ha ribadito l’assessore regionale all’ambiente Maurizio Conte, facendo propria la posizione confermata dal presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome Vasco Errani, che ha inviato in proposito una nota inviata al ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo confermando la posizione delle Regioni sull’argomento, dopo l’ordinanza del Consiglio di Stato, che ha sospeso gli effetti della sentenza del TAR Lazio che sancisce il divieto di smaltimento al di fuori del territorio regionale dei rifiuti urbani sottoposti al procedimento di tritovagliatura. “La nota di Errani – ha sottolineato Conte – evidenzia come il considerare il rifiuto urbano trito vagliato alla stregua di un rifiuto speciale rischia di esporre altri territori ai medesimi abusi che hanno determinato la contaminazione di vaste aree della Campania con i rifiuti speciali. La posizione del presidente della conferenza delle Regioni coincide perfettamente con quella assunta da tempo dal Veneto. Spetta ad ogni singola Regione pianificare la gestione dei rifiuti urbani in modo da realizzare l’autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti urbani non pericolosi; da permettere lo smaltimento dei rifiuti ed il recupero dei rifiuti urbani indifferenziati in uno degli impianti idonei più vicini ai luoghi di produzione in ottemperanza al Principio di Prossimità; utilizzare i metodi e le tecnologie più idonei a garantire un alto grado di protezione dell’ambiente e della salute pubblica”. “E’ per questi motivi che solo ogni singola Regione – ha concluso Conte – è in grado di valutare la possibilità o meno di ingresso di rifiuti prodotti in altre Regioni, sulla base dello stato di attuazione della propria pianificazione”.

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Nell’ambito del piano annuale delle attività di pianificazione e gestione forestale, che i competenti uffici della Regione stanno completando, la giunta veneta ha deciso di continuare sulla strada della certificazione forestale secondo lo standard del PEFC (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes). Su proposta dell’assessore all’ambiente e alle foreste Maurizio Conte è stato affidato all’Istituto CSQA di Thiene l’incarico di procedere al rinnovo della certificazione al Gruppo PEFC Veneto, costituito nel 2003 per perseguire l'obiettivo di diffondere la cultura della gestione forestale sostenibile, attraverso l'applicazione e la promozione degli standard individuati a livello nazionale. “La certificazione forestale secondo lo standard PEFC – sottolinea Conte - propone un elemento di miglioramento alla selvicoltura e alla filiera foresta-legno attraverso l'applicazione di uno strumento di mercato che consenta di commercializzare legno e prodotti del bosco derivanti da foreste gestite in modo sostenibile. Per questo motivo si può affermare che pianificazione forestale e certificazione siano due elementi strettamente correlati tra loro”. Al Gruppo PEFC Veneto aderiscono proprietà forestali pubbliche (Comuni) e private di tipo regoliero, tutte soggette a piano di riassetto forestale, che è garanzia per poter possedere i requisiti per una gestione sostenibile. Nel primo anno hanno aderito su base volontaria 28 proprietà forestali per un totale di 35.150 ettari. Ora si è arrivati a 59 aziende aderenti per un totale di superficie boscata gestita in modo sostenibile pari a 70.201,25 ettari, corrispondenti a quasi un quarto della superficie pianificata regionale.

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“Sembra che la questione del travaso dei 15 Presidi siciliani stia trovando soluzione grazie al tempestivo intervento dell’Ufficio Regionale Veneto che ha chiesto lumi al Ministero sulla vicenda. Voglio evidenziare – dichiara l’Onorevole Paola Goisis - che le proposte alla Camera della Lega Nord andavano proprio in questo senso, mi chiedo poi perché si stava prospettando una disparità di trattamento per i Presidi Siciliani e quelli Trentini, difatti quelli “approdati” nelle graduatorie della Sicilia sarebbero potuti entrare di ruolo qui in Veneto mentre i secondi no, come mai? Dove stanno interregionalità e reciprocità? Il vero problema qui non è il Ministro ma il Ministero, ancora sotto scacco di burocrati sopra le righe. Se la questione dovesse protrarsi inoltrerò un’interrogazione al Ministro Gelmini per sapere cosa sia accaduto per porre ancora una volta il nord in una condizione di sfavore e che cosa sia successo degli accordi presi in sede Camerale e di Commissione”. “La questione dei Presidi in trasferta è un cruccio per il Carroccio da sempre – esordisce l’Assessore Regionale Lega Nord Maurizio Conte -, la scuola non può e non deve rimanere in balia della romanità decisionista, i nostri esponenti che siedono nei banchi a Montecitorio si sono spesi in ogni occasione per portare meritocrazia e regionalità in questo ambito. La Regione Veneto come si è visto non ha accettato questa imposizione e si è immediatamente attivata per porre rimedio, questo però non basta. L’obiettivo della Lega è di arrivare al concorso pubblico per queste figure scolastiche, visto anche che in alcune regioni sono state previste graduatorie più ampie per permettere ai “fuori lista” di riversarsi nelle altre regioni. Questo non dovrà più succedere, la scuola, pilastro portante dell’educazione, della cultura e della tradizione dovrà, anche sotto l’aspetto delle assunzioni, seguire un principio regionalizzato”.

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