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Comunicati Stampa 2013

Comunicati Stampa 2013 (229)

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L’assessore regionale alla difesa del suolo Maurizio Conte chiederà che, in occasione dell’assestamento di bilancio, sia rifinanziato almeno con un milione di euro il capitolo di spesa relativo alle opere per contrastare il fenomeno della subsidenza nel territorio della provincia di Rovigo. L’impegno è stato preso nei confronti dei Consorzi di bonifica che in più occasioni, tramite il presidente dell’Unione delle Bonifiche del Veneto Giuseppe Romano, hanno manifestato l’esigenza che questo specifico capitolo, azzerato quest’anno a causa dei tagli imposti a livello nazionale, sia rimpinguato. Sono infatti i Consorzi di bonifica che si occupano della manutenzione, della gestione e della vigilanza delle opere di bonifica, delle opere idrauliche e di quelle relative ai corsi d'acqua naturali che fanno parte del sistema di bonifica e di irrigazione. Tra questi interventi sono compresi anche quelli per la subsidenza del territorio polesano, conseguenza delle attività di estrazione dal sottosuolo. "Mi sono già attivato nei confronti del collega al bilancio per verificare come venire incontro a questa specifica esigenza – sottolinea Conte - che è rivolta alla salvaguardia del territorio e alla tutela della sicurezza dei cittadini. Dal punto di vista idrogeologico il territorio polesano presenta infatti elementi di sensibilità e di rischio proprio per la sua specificità e dobbiamo cercare di trovare le risorse per continuare a tutelare la sua integrità".

Maurizio Conte
Assessore Regionale del Veneto Tutela del suolo e dell'aria

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I corpi idrici superficiali del Veneto (corsi d’acqua e laghi) sono stati riclassificati da ARPAV in attuazione della Direttiva europea 2000/60/CE Water Framework Directive (WFD). La Regione ha preso atto di questa classificazione e ha contestualmente avviato una fase di consultazione con i soggetti interessati che vorranno sottoporre eventuali osservazioni o portare loro contributi. Lo comunica l’assessore regionale alle politiche ambientali Maurizio Conte, sottolineando che le rilevazioni confermano il buono stato complessivo dei corpi idrici, che è il risultato della sintesi tra lo stato ecologico e lo stato chimico. La direttiva europea prevede entro il 2015 il raggiungimento dello stato di qualità “buono”. Durante il triennio 2010-2012 – spiega Conte - è stato eseguito da ARPAV il monitoraggio che ha permesso la determinazione dello stato chimico su 265 corpi idrici, mentre lo stato ecologico è stato determinato su 219 corpi idrici. Anche se non rappresentativi di tutti i corpi idrici, i numeri hanno consentito di formulare una “prima” proposta di classificazione regionale dei corpi idrici fluviali e lacustriche va a supportare l’identificazione della classe di qualità già contenuta nei Piani di Gestione di ciascun bacino idrografico. Per quanto riguarda la determinazione dello stato, in particolare di quello ecologico, il monitoraggio ha evidenziato comunque che allo stato attuale permangono alcune criticità. “Questa classificazione – aggiunge Conte -per sopperire alle criticità riscontrate, è stata integrata dall’analisi delle pressioni effettivamente agenti sul corpo idrico e quindi del rischio effettivo di non conseguire l’obiettivo di qualità alla scadenza del 2015, oltre che dal cosiddetto “giudizio esperto”, il che significa che l’elenco è stato rivisitato da esperti con conoscenze del territorio, per ridurre al minimo errori nella designazione derivanti da possibili carenze delle informazioni di base a disposizione”. In sintesi, lo stato ecologico dei corpi idrici fluviali è il seguente: per quelli “naturali” (549 corpi idrici in totale) è risultato “elevato” nel 16% dei casi, “buono” nel 6%, “sufficiente”nel 10%, “scarso” in poco meno del 2% e “cattivo” nello 0,2% (i non classificabili sono il 66% del totale); per i“fortemente modificati” (180 corpi idrici in totale) i risultati mostrano“buono” in poco più del 9% dei casi, “sufficiente” nel 14%, “scarso” nel 16% e“cattivo” in poco più del 4% (i non classificabili sono il 56% del totale); per i corpi idrici “artificiali” (126 corpi idrici in totale) il 75% attualmente non viene classificato, “buono” in quasi il 6%e “sufficiente” quasi nel 20%. Lo stato chimico non è stato determinato nel 60% dei corpi idrici; per quelli monitorati è risultato “buono” nel 38% dei casi, mentre il 2% evidenzia il mancato raggiungimento dello stato “buono”. I corpi idrici lacustri individuati come significativi in base alla direttiva europea nel Veneto, sono 12: Lo stato ecologico “buono” è stato rilevato nel 46% dei siti monitorati, mente il restante 54% evidenzia lo stato sufficiente. Il 92% dei siti monitorati è risultato in stato chimico “buono”. Il mancato raggiungimento dello stato“buono” risulta solamente nell’8%dei casi, corrispondenti al solo lago di Fimon. Il“giudizio esperto” comporta sempre una certa discrezionalità – conclude Conte –e abbiamo quindi ritenuto utile avviare una fase di consultazione pubblica aperta a enti e ad altri soggetti sia pubblici che privati, con la finalità di promuovere la partecipazione attiva di tutte le parti interessate e raccogliere eventuali suggerimenti, osservazioni e informazioni, anche e soprattutto sugli aspetti ambientali, morfologici e idraulici e sui contesti territoriali che caratterizzano alcuni corpi idrici. A conclusione della fase di consultazione e della relativa istruttoria da parte degli uffici tecnici regionali, che sarà svolta in collaborazione con ARPAV, la proposta di classificazione sarà trasmessa al Consiglio regionale e una volta approvata in via definitiva costituirà la base per eventuali aggiornamenti del Piano di Tutela delle Acque in vigore.

Maurizio Conte
Assessore Regionale del Veneto Ciclo integrato dell'acqua

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La Commissione regionale VIA ha appena espresso giudizio favorevole di compatibilità ambientale e approvato il progetto di invaso sul torrente Alpone, in località Colombaretta nel comune di Montecchia di Crosara (Verona). Lo rende noto l’assessore veneto alla difesa del suolo Maurizio Conte, precisando che dovrà seguire ora il provvedimento di approvazione da parte della giunta regionale per consentire l’avvio delle procedure per la gara d’appalto, presumibilmente entro l’anno. L’intervento rientra tra le opere di difesa idraulica attivate dalla Regione dopo l’alluvione del 2010. Finora sono stati realizzati o sono in corso di realizzazione 925 interventi tra grandi e piccoli in 233 comuni, per un importo di oltre 392 milioni di euro.“La sicurezza idraulica – aggiunge Conte - è per noi una priorità, ma lo deve essere anche per lo Stato perché servono ingenti risorse. Dopo l’aggiudicazione dell’appalto, sono stati consegnati i lavori per la cassa di espansione di Caldogno, che aprirà la serie dei bacini di laminazione, capaci di contenere 33 milioni di metri cubi d’acqua su 810 ettari, tra cui quello in località Colombaretta”. Per quanto riguarda gli altri bacini, in questi giorni sono stati presentati alla stessa Commissione VIA, per il parere di compatibilità ambientale, i progetti per l’invaso sul fiume Bacchiglione a monte di Viale Diaz del Comune di Vicenza,per il bacino sul torrente Tesina in località Marola nel comune di Torri di Quartesolo (Vicenza), per l’estensione del bacino esistente nei Comuni di Montorso Vicentino, Zermeghedo e Montebello Vicentino (Vicenza) a servizio del torrente Chiampo e anche quello per la realizzazione di un'opera d'invaso(cosiddetta "Anconetta") sul fiume Agno-Guà-Santa Caterina nei Comuni di Sant'Urbano e Vighizzolo d'Este (Padova).

Maurizio Conte
Assessore Regionale del Veneto Tutela del suolo e dell'aria

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“Dopo la consegna dei lavori,avvenuta il 21 ottobre scorso, sono già state avviate dall’impresa che ha vinto l’appalto le attività per la redazione della progettazione esecutiva del bacino di laminazione di Caldogno, in provincia di Vicenza. Queste comprendono anche le operazioni preliminari per l’insediamento del cantiere, rilievi topografici di dettaglio,ulteriori sondaggi e prospezioni per la caratterizzazione dei terreni. Si sta procedendo quindi verso la fase realizzativa di quest’opera fondamentale perla tutela del territorio in caso di piene”. E’ l’assessore regionale alla difesa del suolo Maurizio Conte a fare il punto sullo stato di attuazione del primo bacino di laminazione in programma nel Veneto dopo la grande alluvione di Ognissanti del 2010. “E’ del tutto legittima la preoccupazione espressa dal presidente Zaia –aggiunge Conte – sui rischi che possa ripetersi una situazione meteorologica potenzialmente pericolosa, soprattutto in questo periodo. Abbiamo un piano di lavoro ben preciso, ma ci vorrà comunque tempo per poter contare su un sistema di difesa idraulica del territorio regionale che ci metta al riparo dalle conseguenze di eventi climatici particolarmente intensi. In ogni caso stiamo andando avanti il più speditamente possibile, secondo le procedure previste che, sotto questo profilo, non agevolano di certo”.

Maurizio Conte
Assessore Regionale del Veneto Tutela del suolo e dell'aria

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“Beviamoci pure questa!” – Acqua, un bene comune: formazione, informazione, promozione: è un progetto, finanziato dalla Regione e realizzato in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale(USR), che ha interessato trenta scuole del Veneto nell’attuazione di laboratori didattici durante l’anno scolastico 2012-2013. Scopo dell’iniziativa era quello di coinvolgere studenti e insegnanti in un’attività di promozione di pratiche ecosostenibili attraverso la creazione di materiali pubblicitari sotto forma di manifesti, fotoromanzi,spot, servizi telegiornalistici. Le linee guida e gli strumenti operativi di quei laboratori sono ora illustrati in una pubblicazione, dal titolo “Beviamoci pure questa!Comunicazione multimediale ed ecosostenibilità” (Ed. Cleup), scritta dagli stessi formatori che li hanno condotti a beneficio di quanti fra insegnanti e operatori vogliano arricchire la loro proposta didattica utilizzando e producendo con gli allievi audiovisivi informativi e promozionali. La guida è corredata da un DVD contenente tutti i prodotti dei laboratori svolti. La pubblicazione sarà al centro dell’incontro, promosso dalla Regione e dall’Ufficio Scolastico Regionale, che si svolgerà domani alle ore 15.00 nella Sala Palladio della Fiera di Padova, nell’ambito della manifestazione Exposcuola”. Sono previsti gli interventi di Maurizio Conte assessore regionale alle politiche ambientali, Gianna Marisa Miola Vice Direttore Generale dell’USR per il Veneto,Manlio Piva dell’Università di Padova responsabile scientifico dei laboratori e curatore del libro. Inoltre docenti,allievi, formatori coinvolti nei laboratori ripercorreranno gli aspetti salienti della loro esperienza. Sarà l’occasione per presentare anche i nuovi laboratori che inizieranno in questi giorni con il contributo della Regione.

Maurizio Conte
Assessore Regionale del Veneto alla Programmazione per la salvaguardia Ambientale

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A inizio novembre riaffiora la memoria dell’alluvione del 1966, una ferita riaperta sul territorio veneto dalla più recente alluvione che tra la fine di ottobre e i primi di novembre del 2010 ha provocato una quindicina di grandi rotte arginali e allagato 150 km quadrati in circa 130 Comuni. “Il lavoro di ripristino delle difese idrauliche è stato impegnativo – fa rilevare il presidente della Regione Luca Zaia – e ha visto la realizzazione di 925 interventi tra grandi e piccoli in 233 Comuni, per un importo di oltre 392 milioni di euro. Possiamo dire che il Veneto è oggi più sicuro ma non è al riparo da altri eventi che possono essere causati da piogge di forte intensità. La partita del dissesto idrogeologico in Veneto è la vera sfida a cui dare risposta”. Lo scorso maggio, ad esempio, si sono registrate ancora una volta imponenti quantità di pioggia nei diversi bacini in cui è suddiviso il Veneto, con punte di oltre 200 millimetri. “Come Regione – evidenzia l’assessore alla difesa del suolo Maurizio Conte – stiamo investendo ogni anno circa 100 milioni per la difesa del suolo e gli interventi dei Geni civili, della bonifica, dei Servizi forestali. Lo sforzo che facciamo è fondamentale ma è insufficiente”. A questo proposito, l’assessore Conte ricorda che al ministro all’ambiente Andrea Orlando è già stata fatta presente l’esigenza di reperire tutte le risorse necessarie a completare il quadro degli interventi urgenti e prioritari per la mitigazione del rischio idrogeologico del Veneto, che nel piano adottato dalla Regione dopo l’alluvione del 2010 comportano una spesa stimata sull’ordine di 2,7 miliardi di euro. Dei 392 milioni finora impegnati, oltre 32 milioni riguardano interventi conclusi o in corso di realizzazione in provincia di Belluno, 52,8 milioni in provincia di Padova, 15,1 milioni in provincia di Rovigo, 73,6 milioni in provincia di Treviso, 18,5 milioni in provincia di Venezia, 64,3 milioni in provincia di Verona e 135,4 milioni in provincia di Vicenza “Siamo ora pronti a realizzare i primi bacini di laminazione – aggiunge Conte – capaci di contenere 33 milioni di metri cubi d’acqua su 810 ettari. Per quello di Caldogno i lavori sono stati consegnati il 21 ottobre scorso, dopo l’aggiudicazione”. A questo si affiancherà l’adeguamento dei bacini demaniali di Trissino e Tezze di Arzignano relativi al corso dell’Agno-Guà, intervento per il quale è in corso la procedura d’appalto. Già finanziati sono anche gli interventi per il bacino di Fonte di Riese (Treviso) sul Muson dei Sassii, per i bacini di San Lorenzo a Soave (Verona) e della Colombaretta fra Montecchia di Crosara e Monteforte d'Alpone (Verona). I relativi bandi di gara sono previsti entro l’anno. Questi sono gli interventi attualmente coperti da finanziamento, ma ne sono in programma altri quattro ancora da finanziare, come quello sulla cassa di espansione già esistente a Montebello (Vicenza) sul Guà-Chiampo-Alpone, il bacino di laminazione di Viale Diaz a Vicenza sul Bacchiglione, quello dell’Anconetta sul Gorzone a SanUrbano (Padova) e il bacino di Marola sull’Astico Tesina. “Tutti gli interventi realizzati, insieme a quelli pianificati – conclude Conte - fanno parte di un ampio disegno programmatorio per rendere finalmente sicuro il territorio ed evitare per quanto possibile il ripetersi di esondazioni. Rappresentano un importante elemento di garanzia contro i rischi e le criticità da sempre presenti sul territorio veneto, per i quali però non era stato fatto più nulla da 80 anni a questa parte. La sicurezza idraulica è oggi per noi una priorità, ma lo deve essere anche per lo Stato”.

Luca Zaia
Presidente della Regione del Veneto

Maurizio Conte
Assessore della Regione del Veneto Tutela del suolo e dell'aria

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“Ha finalmente visto la luce anche il nuovo Piano Regionale delle Attività di Cava del Veneto (PRAC), atteso ormai da trent’anni”. L’annuncio che il piano è stato adottato oggi dalla giunta regionale è dell’assessore alle politiche ambientali Maurizio Conte. “Nell’attuale situazione economica – fa rilevare Conte - uno dei settori più colpiti è forse quello estrattivo. Pur dovendo operare in questo quadro, la giunta regionale ha deciso di avviare un significativo rinnovamento nel settore sia attraverso una revisione complessiva della legge di riferimento (n. 44/82), con un disegno di legge già all’esame del Consiglio, sia predisponendo il Piano di settore”. Il nuovo Piano Cave è costituito da tre fasi, strettamente correlate tra loro: la fase conoscitiva, la fase di analisi e la fase propositiva. Gli obiettivi strategici da perseguire sono: l’utilizzazione ottimale delle risorsa in quanto non riproducibile; la tutela dell’ambiente nelle sue componenti paesaggistiche, territoriali e naturalistiche; la tutela del settore economico. A questi si affiancano una serie di obiettivi economici specifici (1. valorizzare la risorsa disponibile in rapporto ai prevedibili fabbisogni; 2. conseguire il progressivo riequilibrio, almeno a livello territoriale, tra la domanda dei materiali inerti e la disponibilità di risorse; 3. ridurre le tensioni sui costi dei materiali inerti derivanti da trasporti a lungo raggio; 4. mantenere l’economia ancorata al settore e proteggere/sviluppare i livelli occupazionali) e quelli ambientali (5. ridurre l’impatto dei mezzi di trasporto dei materiali di cava; 6. favorire la ricomposizione ambientale dei poli estrattivi; 7. definire norme finalizzate alla ricomposizione o riuso del sito estrattivo; 8. favorire l’utilizzo di materiali alternativi e di terre e rocce da scavo; 9. favorire l’utilizzo di tecnologie di coltivazione innovative ed ecocompatibili). “In estrema sintesi- sottolinea Conte - si può dire che il PRAC risponde a tre domande: quanto materiale serve; dove è possibile reperirlo e come lo si estrae”. Il piano avrà un periodo di validità di dieci anni per i quali stima un fabbisogno complessivo per gli inerti da costruzione pari a circa 120 milioni di metri cubi. Tenuto conto però delle cosiddette riserve, ovvero le quantità di materiale già autorizzato ed ancora disponibile in cava, il fabbisogno da soddisfare con il PRAC nei 10 anni di sua validità ammonta a 41 milioni di metri cubi, di cui 36 milioni di sabbia e ghiaia, 3 milioni di detrito e 2 milioni di calcari per costruzioni. La copertura della parte restante del fabbisogno è affidata all’apporto di materiale da recupero rifiuti inerti (18 milioni) e dall’incremento del recupero dei materiali da opere pubbliche e private (27 milioni di mc). L’assessore Conte mette in rilievo che in una precedente proposta di PRAC presentata nel 2008 si prevedeva che nei 10 anni fossero rilasciate autorizzazioni di cave di ghiaia per circa 115 milioni di mc.. Con questo piano invece solo 36 milioni: meno di un terzo. L’attuale produzione delle cave di ghiaia è di circa 6 milioni di mc annui, che rappresenta il 65% in più delle autorizzazioni annue previste da questo piano. Inoltre, il PRAC presentato nel 2008 non considerava gli inerti provenienti dal recupero da demolizioni e dagli scavi di opere pubbliche e private, questo piano invece sì e questo contribuisce sensibilmente a ridurre l’attività estrattiva. Per la sabbia e ghiaia, si può procedere all’escavazione soltanto mediante progetti di ampliamento di cava esistente, senza possibilità di aprire nuove cave. Per il calcare da costruzione e il detrito, invece, sono possibili attività estrattive tramite l’apertura di nuove cave e l’ampliamento di cave esistenti. Così facendo si è inteso ridurre il consumo di territorio, inoltre si è voluto favorire la ricomposizione dei siti in quanto sarà possibile, in sede di autorizzazione, intervenire sulle attuali previsioni ricompositive, ottenendo soluzioni progettuali più moderne ed adeguate. Particolare attenzione è stata poi prestata alla tutela delle falde. “Tutto questo lavoro di pianificazione e di rinnovamento normativo – conclude Conte - punta quindi a trovare il giusto equilibrio per compendiare le contrapposte esigenze di incentivazione dell’attività economica e di salvaguardia dell’ambiente”. Il PRAC entrerà in vigore e avrà piena efficacia alla data di pubblicazione del provvedimento con cui il Consiglio Regionale lo approverà. Nel frattempo il piano sarà pubblicato e potranno essere presentate le osservazioni.

Maurizio Conte
Assessore Regionale del Veneto con delega alle Cave

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Con i 21 miliardi di euro che il Veneto dà a Roma quanti ospedali da 650 milioni si potrebbero costruire?Il Veneto, a cui lo Stato impone il più restrittivo dei patti di stabilità, non potrà contare sull'aiuto della Nazione come è stato già ai tempi della recente alluvione. Se al Governo ci fosse il centodestra chi lo sentirebbe Zanonato e l'intero PD veneto? Zanonato e la sua Giunta c’avevano abituati alle tiritere sulle presunte inadempienze della giunta Zaia, tanto che avremmo dovuto ricorrere alle cure di un bravo otorino visto che alte si sono levate le voci dei sinistri amministratori. Ora che però Zanonato è al Governo nessuna reazione alla notizia che Roma non darà un euro a Padova. Continua la filosofia del “Paga Veneto polenton, paga e Tasi”, tanto il fondo nazionale per l'edilizia ospedaliera è vuoto. Forse quelli per il nuovo nosocomio non ci sono più perché in questi anni sono stati finanziate cattedrali sanitarie fantasma al sud come ormai programmi come Report e Striscia ci hanno abituati a scoprire. Oppure per mantenere i divari sui costi sanitari al rialzo nelle regioni con bilanci cronicamente in rosso. E così mentre la Cassa Depositi e prestiti è impegnata a salvare l'Alitalia per costruire il nuovo ospedale di Padova il Veneto dovrà arrangiarsi e ricorrere alla finanza di progetto. Come ormai tutti sanno questo tipo di intervento misto pubblico privato può essere certamente virtuoso ma scarica sui cittadini usufruitori parte della spesa e degli interessi sul capitale. Ci chiediamo allora perché Zanonato si sia caparbiamente impuntato sull'area fronte stadio, scelta che farà lievitare i costi e sopratutto i costi per i cittadini padovani e ciò per una serie di ragioni. La prima è che l'area andrà acquistata mentre la Provincia offriva la sua gratis…...la seconda è che il terreno dovrà essere bonificato ed il costo è stato calcolato in 65 milioni di euro e sarà a carico del Comune di Padova cioè a carico nostro. Lo sapeva Zanonato? Se si perché l'ha scelta? se no che cambi mestiere. Non parliamo poi del rischio idraulico che insiste sull'area e che per metà è ad alto rischio e per metà a medio. Dulcis in fundo la viabilità…...già adesso sia in occasione dei concerti al Geox, come per le partite allo stadio e più semplicemente come nelle ore di maggior traffico in Corso Australia non si circola E se il Padova un giorno approderà in A sarà costretto a giocare davanti ad un ospedale dove la gente soffre e muore e in cui le ambulanze dovranno dribblare le auto dei tifosi?

Maurizio Conte
Assessore Regionale Lega Nord

Luca Littamè
Consigliere Comunale Lega Nord

Mario Venuleo
Consigliere Comunale Lega Nord

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Era iniziata il 31 ottobre del 2010, la devastante alluvione di Ognissanti, che l’1 novembre e nei giorni successivi si trasformò in un incubo: una quindicina di grandi rotte arginali, 150 km quadrati di Veneto allagati, 3 vittime, centinaia di migliaia di animali annegati, con migliaia di case, aziende agricole, imprese commerciali,artigiane e industriali danneggiate o semidistrutte in circa 130 Comuni,all’interno di un’area dove vive mezzo milione di abitanti. Vicenza, città simbolo di quell’evento, finì in buona parte sott’acqua, travolta dal Bacchiglione che sormontò gli argini praticamente nel cuore del centro abitato. Il lavoro di ripristino è stato colossale e le difese idrauliche esistenti sono state riparate e migliorate,realizzando 925 interventi tra grandi e piccoli in 233 Comuni, con un impegno finanziario di oltre 392 milioni di euro. Nei lavori sono state impegnate 365 imprese del territorio, che hanno operato al meglio e anche creato lavoro. “Il Veneto è più sicuro di allora – ribadisce il presidente della Regione Luca Zaia – ma non è ancora al sicuro da altri eventi catastrofici causati da piogge di analoghe o maggiori intensità”. Permetterlo in sicurezza e dare tranquillità e certezze alla comunità veneta servono ulteriori interventi e tanti investimenti: 2 miliardi 731 milioni di euro, secondo il programma messo a punto dal prof Luigi D’Alpaos. Di ogni bacino idraulico del Veneto si conoscono le potenzialità in termini di acqua che ci può arrivare e di acqua che le arginature esistenti possono contenere: due dati che allo stato attuale raramente coincidono e rispetto ai quali occorre soprattutto creare delle vasche di contenimento, dei bacini di laminazione dove fermare l’acqua in eccesso fino a che non è passato il momento critico. E’ un genere di lavori che in Veneto non si fa da oltre 80 anni, da quando venne realizzato il bacino di Montebello, sempre rivelatosi utilissimo. Non si può più confidare nella buona sorte, specie con un clima che sta cambiando, tempo impazzito e tempi di ritorno delle catastrofi che vengono azzerati troppo spesso dall’evoluzione dei fenomeni meteorologici, sempre più concentrati e intensi. “Le risorse che servono – evidenzia Zaia - sono ampiamente compatibili con i 18 miliardi di euro che i veneti lasciano in tasse ogni anno nelle casse dello Stato, che li spende altrove. Per contro le risorse regionali, con trasferimenti continuamente ridotti, non bastano da sole anche se noi abbiamo deciso di mettere un centinaio di milioni l’anno per interventi di difesa del suolo. Per questo lo Stato deve intervenire, la sicurezza idraulica e idrogeologica deve essere una priorità nazionale; è una precondizione per crescere ancora, noi e l’intero Paese”. E in ogni caso la Regione non sta a guardare: “siamo in procinto di realizzare i primi bacini di laminazione – dice dal canto suo l’assessore alla difesa del suolo Maurizio Conte – capaci di contenere 33 milioni di metri cubi d’acqua su 810 ettari con una spesa di 131 milioni di euro. Quello di Caldogno, a monte delle due rotte degli argini del Timonchio del 2010, che allagarono Cresole nella mattina dell’1 novembre, è pronto a partire, con lavori già consegnati il 21 ottobre scorso”. Sarà il primo, ma c’è ancora qualche resistenza, che si spera venga presto risolta.Perché i bacini di laminazione si devono fare non dove il territorio si allaga,ma a monte. “E’ uno di quei casi dove l’interesse collettivo deve prevalere –sottolineano Zaia e Conte - e dove, ben consci che i proprietari dei terreni sono chiamati in qualche modo a fare sacrifici, abbiamo cercato assieme agli interessati e alle categorie le soluzioni per alleviare il disagio e consentire la continuità dell’attività agricola”. Il nuovo invaso permetterà di laminare le portate di picco del Timonchio tagliando l’onda di piena raccogliendo 3,8 milioni di metri cubi d’acqua, da rilasciare a valle, e dunque a Caldogno e a Vicenza, con una portata compatibile con il corso d’acqua. Il bacino sarà realizzato costruendo argini di conterminazione della cassa, la sistemazione della stessa, i necessari manufatti idraulici di derivazione, restituzione e interconnessione, la sistemazioni dell’alveo con opere di sostegno del livello idrico e rinforzi e rialzi arginali, interventi ambientali. Il costo complessivo dell’opera è stimato in 46 milioni dei quali 25 milioni per i soli lavori, la cui esecuzione richiederà 2 anni.

Luca Zaia
Presidente Regione del Veneto

Maurizio Conte
Assessore Regionale del Veneto Tutela del suolo e dell'aria

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In Veneto è stato raggiunto il 75% di abbattimento di azoto totale e fosforo totale in ingresso a tutti gli impianti di trattamento delle acque reflue urbane che riguardano una delle aree sensibili individuate dal Piano di Tutela delle Acque (PTA): quella designata come “acque costiere del mare Adriatico e i corsi d’acqua ad esse afferenti per un tratto di 10 km dalla linea di costa”, anche mediante i relativi bacini scolanti. Pertanto,possono non essere applicati i limiti di emissione per i singoli impianti. Lo ha deciso la giunta regionale, su proposta dell’assessore alle politiche ambientali Maurizio Conte. Dando seguito a specifiche direttive comunitarie, le Norme Tecniche di Attuazione del PTA stabiliscono infatti che gli scarichi provenienti da impianti di trattamento di acque reflue urbane che servono agglomerati con più di 10.000 abitanti equivalenti (AE), indipendentemente dalla potenzialità del singolo impianto, che recapitano sia direttamente che attraverso bacini scolanti nelle aree sensibili designate, devono rispettare i limiti di emissione per i parametri fosforo totale e azoto totale che variano da 1 a 2 mg/L per il fosforo e da 10 a 15 mg/L per l’azoto, in funzione della dimensione dell’agglomerato servito. In base ai dati 2011 comunicati dai Consigli di Bacino degli ATO (Ambiti Territorali Ottimali), gli esiti delle valutazioni dei rendimenti di abbattimento dei nutrienti in ingresso agli impianti di trattamento delle acque reflue urbane del Veneto hanno evidenziato per l’area delle acque costiere una riduzione di azoto totale pari al 74% e di fosforo totale pari al 75%. Sulla base di elaborazioni di ARPAV, l’incertezza legata al calcolo della percentuale di abbattimento dell’azoto totale è pari all’1% in più o in meno mentre quella per il fosforo totale si attesta al 2%. A fronte di questi dati la Regione ha perciò stabilito che, sia per l’azoto che per il fosforo, tenuto conto dell’incertezza associata alla percentuale di abbattimento calcolata, non sia necessario applicare i limiti di emissione per singolo impianto, essendo dimostrato che la percentuale di riduzione del carico complessivo in ingresso a tutti gli impianti di trattamento è pari almeno al settantacinque per cento a livello regionale, fermo restando che le concentrazioni attuali allo scarico non devono essere peggiorate. La riduzione del 75% dei carichi inquinanti di fosforo e azoto è un obiettivo chela Regione ha perseguito al fine di ridurre i così detti “nutrienti” veicolati nelle acque a rischio eutrofizzazione, soprattutto dell’alto Adriatico.“Ridurre l’apporto di nutrienti e dei carichi inquinanti in generale – conclude Conte - significa restituire qualità alle acque e conservare gli habitat naturali, consentendo lo sviluppo degli ecosistemi associati all’ambiente acquatico. Ciò ha ricadute positive non solo sotto il profilo ambientale, ma anche paesaggistico, turistico e più in generale per la fruibilità della risorsa,si pensi per esempio alla balneazione”.

Maurizio Conte
Assessore Regionale del Veneto Ciclo integrato dell'acqua

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