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Comunicati Stampa 2014

Comunicati Stampa 2014 (168)

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“Nonostante negli ultimi 20 anni si sia registrato un calo nelle emissioni di buona parte degli inquinanti atmosferici, la qualità dell’aria nel nostro territorio risulta ancora critica, specialmente per alcuni inquinanti, rendendo necessari ulteriori sforzi nella riduzione delle emissioni al fine di raggiungere livelli di qualità dell'aria che non presentino impatti o rischi significativi per la salute umana e l'ambiente”.Lo ha sottolineato l'assessore all'ambiente della Regione del Veneto, Maurizio Conte intervenendo oggi alla conferenza “Abreath of fresh air” presso il Parlamento UE a Bruxelles sul tema dellaQualità dell'Aria in Europa. La conferenza ha preso in esame il nuovo pacchetto legislativo sulla qualità dell'aria e l'impatto su città e regioni, con una particolare attenzione sui limiti per le emissioni di agenti atmosferici inquinanti contenuti nella Direttiva NEC e sulla Direttiva "Media Combustion Plant". All’evento hanno partecipato i rappresentanti della Commissione Ambiente del Parlamento Europeo, della Commissione Europea e delle Regioni del Gruppo AIR (Baden-Wurttenberg, Steiermark, Piemonte, Hessen, Randstadt, Greater London, Catalunya, Nord Rhein Westfalen). Conte ha fatto rilevare le criticità del bacino della Pianura Padana a causa di condizioni meteorologiche e orografiche particolarmente sfavorevoli alla dispersione degli inquinanti atmosferici, che rendono ancor più problematico il raggiungimento degli obiettivi imposti dalla legislazione. A ciò si deve poi aggiungere il fatto che rappresentiamo una delle aree più densamente popolate ed industrializzate d’Europa. Per quanto riguarda la direttiva europea Conte ha detto che bisognerebbe modificarla per avere un progresso significativo nel miglioramento della qualità dell’aria urbana, rendendo vincolanti anche i limiti posti come obiettivo per il 2025 e, in linea generale, adottando un approccio più ambizioso nella definizione degli obiettivi di riduzione. “Il recepimento e la completa e corretta attuazione della Direttiva – ha aggiunto - sono elementi assolutamente necessari affinché siano raggiunti gli obiettivi previsti dalla Direttiva NEC e saranno proprio le Regioni ad essere responsabili della sua applicazione”. Conte ha infine parlato delle politiche del Veneto per la gestione della qualità dell'aria e delle più recenti iniziative per ridurre le emissioni inquinanti nei settori della mobilità, del riscaldamento, della produzione di energia e delle attività agricole.

(AVN)– Venezia, 19 novembre 2014

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Sono state avviate le procedure per definire le attività da intraprendere sui fenomeni franosi che gravitano nell’area d’interesse del fiume Piave in Comune di Santo Stefano di Cadore (Belluno), al fine di individuare gli scenari evolutivi e le possibili azioni di mitigazione. Lo ha disposto la giunta regionale, su relazione dell’assessore alla difesa del suolo Maurizio Conte, affidando l’incarico alla Sezione Bacino Idrografico Piave Livenza di Belluno, in collaborazione con gli uffici regionali della Sezione Difesa del Suolo.

“Il 9 agosto scorso – fa presente Conte - il territorio del Comelico e del Cadore è stato interessato da eccezionali eventi atmosferici che hanno creato numerosi disagi alla popolazione e che hanno portato alla dichiarazione dello stato di crisi. La Regione ha immediatamente adottato le misure urgenti necessarie a fronteggiare l’emergenza e utili ad individuare i primi interventi da realizzare in somma urgenza. Ma la fragilità del territorio è stata evidenziata anche dagli eventi meteorici successivi, come quelli di queste settimane, mettendo in particolare risalto la pericolosità di alcuni fenomeni franosi di grandi dimensioni ed evidenziando lo stato di preoccupazione della comunità locale in merito alla loro evoluzione”.

Proprio con riferimento alle attività da porre in essere sulla tematica della franosità, i tecnici della Regione hanno fatto rilevare l’opportunità di avviare uno specifico studio dei dissesti rilevati, finalizzato alla definizione degli scenari di possibile evoluzione e alla determinazione degli interventi con cui mitigare tali fenomeni. La giunta regionale ha quindi adottato il provvedimento che, assegnando un finanziamento di 50.700 euro, autorizza l’avvio delle procedure necessarie a realizzare le attività di studio.

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Il Bacino Idrografico Adige Po di Verona si è assunto l’onere della realizzazione di una briglia filtrante sul torrente Squaranto a monte di Pigozzo, che avrà la funzione di trattenere le ramaglie e alberature che tanti problemi hanno creato a valle accatastandosi a ridosso dei ponti cittadini. L’opera, dell’importo di 250.000 euro, è stata già progettata e le procedure di gara per l’affidamento dei lavori si concluderanno domani. Ne dà notizia l’assessore alla difesa del suolo Maurizio Conte facendo il punto sulla situazione del territorio veronese e nello specifico di quello interessato dal corso del torrente Squaranto che l’anno scorso, a causa delle piogge, era esondato in vari punti provocando danni negli abitati di Pigozzo, Mizzole, Montorio e, sfociando nel Fibbio, ne ha causato di ingenti soprattutto a Ferrazze.

“Per affrontare la sicurezza di questo territorio – fa presente Conte - si sono svolti più incontri aperti nel corso dell’anno, che hanno coinvolto il comune di Verona e i livelli circoscrizionali, il Servizio Forestale/Genio Civile della Regione (che hanno assunto ora la denominazione di Bacino Idrografico Adige Po) di Verona, il consorzio di bonifica Alta Pianura Veneta, la Polizia Municipale e rappresentanze dei comitati cittadini”.

L’attività di coordinamento ha preso le mosse dal fatto che la competenza sul Progno-Squaranto, e quindi la sua manutenzione, è affidata al Bacino Adige Po a monte della località Pigozzo, mentre a valle spetta al consorzio di bonifica. Sul piano operativo il Bacino Adige Po ha dato la disponibilità ad elaborare e condividere con l’ARPAV (che già gestisce l’intera rete regionale di misura delle piogge e dei livelli idrometrici) il piano per collocare all’interno del bacino dello Squaranto un sistema di pluviometri ed idrometri che saranno in grado di segnalare eventuali piene critiche non solo in relazione alla misura del livello raggiunto dalla piena, ma anche (ed anticipatamente) sulla base dell’evoluzione delle precipitazioni all’interno dello stesso bacino. L’ARPAV a breve individuerà tipologia e caratteristiche della strumentazione da acquisire per la sua ottimale collocazione nella rete regionale.

In via provvisoria, il comune di Verona in collaborazione con il consorzio di bonifica e la Polizia Municipale, provvederà in tempi brevi alla installazione di un idrometro ad asta graduata in località Confin che, corredata di web cam collegata alla stazione della Polizia, consentirà l’eventuale allertamento della popolazione in caso di pericolo.

E’ stata affrontata nel corso degli incontri anche l’ipotesi della la realizzazione di un bacino di laminazione delle piene dello Squaranto a monte di Montorio. Sono però emerse forti criticità operative, a causa della particolare morfologia della vallata che si presenta estremamente ridotta in larghezza e pertanto con ridotti spazi di espansione. In ogni caso è stato fatto presente che, al momento, non è previsto alcun finanziamento per la realizzazione di quest’opera.

Non è venuta meno neppure l’attività di manutenzione sull’intero sviluppo del torrente Progno. Il Servizio Forestale di Verona ha provveduto, fra l’altro, alla pulizia dalla vegetazione arborea, alla ricostruzione delle difese arginali, alla realizzazione di nuove soglie per stabilizzare i muri esistenti, a risezionare l’alveo del Progno nell’attraversamento dell’abitato di Pigozzo, alla riparazione e sovralzo delle arginature nella medesima località per circa 250 m.

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“Se il buongiorno si vede dal mattino, già si può intuire che qualcuno intende portare il prossimo confronto elettorale per le regionali sul terreno dello scontro più becero,fatto di falsità e insolenze, quel modo cioè di fare politica che i cittadini giustamente detestano e chiedono di relegare definitivamente al passato. Ma se qualcuno intende impostare la propria corsa elettorale sulla calunnia contro gli avversari, si accomodi pure, è una provocazione nella quale non vogliamo cadere”. Lo afferma l’assessore all’ambiente e alla difesa del suolo della Regione del Veneto, Maurizio Conte, in riferimento alle dichiarazioni rilasciate dalla parlamentare europea Alessandra Moretti sui problemi di dissesto idrogeologico nel territorio regionale.

“Non oggi, ma da tempo come Regione del Veneto denunciamo una situazione di grave rischio e pericolo che deriva da decenni di incuria e grave sottovalutazione dei crescenti problemi di difesa del suolo – prosegue Conte –. Ma non ci siamo limitati alla denuncia, ci siamo subito rimboccati lemaniche e lo stesso hanno fatto gli uffici e gli enti regionali competenti,dando avvio a un piano capillare di lavori di messa in sicurezza idraulica e idrogeologica come non si vedeva da tantissimo tempo. I dati inconfutabili sono questi: abbiamo realizzato e stiamo completando opere per oltre 400 milioni di euro e interventi per altri 600 milioni sono già cantierabili e attendono di essere finanziati. Pazienza se per la Moretti questo significa essere immobili…”.

“La verità, al di là delle polemiche che poco servono, è che le risorse oggi disponibili non bastano –sottolinea l’assessore –. Il Veneto necessita di oltre 3 mila e 200 milioni di euro complessivi per mettere in sicurezza il proprio territorio e abbiamo attinto il più possibile al nostro bilancio, nonostante sia stato taglieggiato,attraverso norme finanziarie sempre più punitive per le Regioni, in modo inverecondo dallo Stato”.

“Ecco cosa può fare di veramente utile la Moretti – prosegue Conte –: convincere il Governo del suo compagno Renzi a sbloccare davvero risorse a favore delle comunità minacciate dal dissesto idrogeologico; escludere dai vincoli del Patto di stabilità le spese per l’attuazione di interventi necessari alla prevenzione dei rischi e per la manutenzione delle opere di messa in sicurezza del territorio; porre fine all’assurda logica dei tagli orizzontali che penalizzano le realtà amministrative più virtuose come il Veneto, a vantaggio di chi non ha mai avuto e continua a non avere alcuna remore di sprecare denaro pubblico”.

“Il fango mediatico che qualcuno si diletta a gettare su chiunque rappresenti un ostacolo alle proprie ambizioni politiche personali – conclude Conte – fa comunque meno male del fango vero e proprio, quello che invade le case, le strade, le piazze dei veneti: è contro quest’ultimo che noi intendiamo combattere. L’altro, se proprio ci tiene, lo lasciamo tutto al divertimento della Moretti”.

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Sono stati aggiudicati, in via provvisoria, all’associazione temporanea di imprese (ATI)costituita da Italbeton S.r.l. di Trento, L.F. Costruzioni di Ponzano Veneto(Treviso), Beozzo Costruzioni di Villa Bartolomea (Verona), Andreola Costruzioni Generali di Loria (Treviso) i lavori per la realizzazione del bacino di laminazione sul torrente Muson dei Sassi nei comuni di Fonte e Riese Pio X , nel trevigiano.

Lo ha reso noto l’assessore regionale alla difesa del suolo Maurizio Conte, al termine delle operazioni della commissione per la valutazione delle offerte pervenute alla Regione nell’ambito della gara d’appalto per la progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori di realizzazione del bacino. Una volta completate tutte le verifiche di legge, il responsabile unico del procedimento procederà alla aggiudicazione definitiva dei lavori, il cui inizio è previsto per maggio del 2015,per una durata di circa 3 anni.

“Il bacino sul Muson – fa presente Conte - è previsto dal piano complessivo delle azioni e degli interventi di mitigazione del rischio idraulico e geologico,redatto dal Comitato tecnico scientifico istituito in sede regionale. Questo intervento andrà quindi ad aggiungersi a tutti quelli che in questi ultimi due anni siamo riusciti a realizzare, nonostante tutti gli adempimenti richiesti a livello amministrativo e i condizionamenti sul piano economico. La difesa idraulica resta infatti una delle nostre priorità”.

Questo invaso riveste particolare importanza per la messa in sicurezza di Castelfranco Veneto e della bassa Padovana. E’ collocato alla confluenza fra il torrente Lastego ed il Torrente Muson dei Sassi. L’opera, interamente finanziata, avrà la capacità di derivare le acque sia dall’uno che dall’altro, su una superficie complessiva di circa 27 ettari suddivisa in quattro casse a quote degradanti per massimizzare la capacità di invaso, pari a circa 1 milione di mc. Tale volume è in grado di decapitare le piene del Muson e del Lastego di circa 30 mc/s, incrementando la sicurezza idraulica dell’area. Il progetto prevede la realizzazione di sfioratori fissi ed i manufatti di regolazione per ottimizzare il funzionamento della cassa in funzione dei livelli idrometrici misurati a valle e in funzione del grado di riempimento delle altre casse. Il costo complessivo dell’opera è pari a 18.655.000 euro

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“In merito agli eventi alluvionali che hanno interessato l’est veronese nell’ultimo quinquennio, le situazioni più critiche si sono manifestate nel sistema idraulico composto dai torrenti Alpone, Chiampo, Tramigna e Aldegà. Nella fase emergenziale la Regione ha sviluppato un piano organico di interventi, a contributo statale ed in parte regionale, che ha consentito il rapido ripristino di tutti i danni verificatesi con le diverse alluvioni, conseguendo altresì un netto miglioramento del grado di rischio idraulico. Nel triennio compreso tra la fine del 2010 ed il 2013 la Regione ha realizzato nell’est veronese opere per circa 28.000.000 di euro”.

E’ l’assessore regionale alla difesa del suolo Maurizio Conte a fare il punto sullo stato delle azioni finalizzate a mitigare il rischio idraulico nel territorio orientale della provincia di Verona. “La situazione dei torrenti della Lessinia, caratterizzati da elevata pensilità e notevolissimo trasporto solido, con piene improvvise e violente su alvei regimati prevalentemente nell’800 – fa presente Conte - hanno comunque indotto la Regione ad investire nuove ed importanti risorse per la salvaguardia idraulica del territorio: risorse che sono state reperite all’interno del bilancio regionale, ma anche da quello statale accompagnato da un sostanziale contributo comunitario”.

In via assolutamente schematica, lo stato dell’arte per l’anno 2014 può essere riassunto come segue:

a) ASTA PRINCIPALE DELL’ALPONE Gli interventi più significativi sono stati concentrati nella tratta compresa tra il ponte della S.R. 11 a San Bonifacio e la confluenza dell’Alpone in Adige: è stato qui dato corso ad una radicale pulizia dell’alveo con asportazione di vegetazione invasiva e di detriti terrosi, oltre al completamento ed al ripristino dell’intero sistema di difese spondali a monte del ponte della Motta. Complessivamente sono stati attivati 5 cantieri del valore globale di 4.100.000 euro.

b) AFFLUENTI DELL’ALPONE Nelle tratte di competenza della sezione di Verona, le nuove opere di prossima realizzazione, per le quali sono in fase di avvio le procedure di gara, sono state concentrate sul torrente Tramignola a Cazzano di Tramigna e sul torrente Alpone a Montecchia di Crosara e San Giovanni Ilarione, mediante la pulizia dell’alveo ed il rifacimento-ripristino di muri spondali in fase di incipiente crollo nel primo caso; con il completamento delle opere di regimazione dell’alveo (briglie, soglie ed interventi sulle murature esistenti) nel secondo. Complessivamente verranno attivate entro l’anno tre procedure di gara per un totale di 2.100.000 euro.

c) OPERE PUNTUALI SULL’ALPONE Due interventi decisamente significativi attivati nel corso dell’anno sono quelli relativi al rifacimento del ponte napoleonico ad Arcole ed il consistente ampliamento dell’alveo del torrente nella tratta compresa tra il ponte di ferro della Porcillana bis ed il ponte della Motta (con il recupero strutturale del ponte medesimo) a San Bonifacio. I relativi finanziamenti sono pari a 2.570.000 euro ed a 5.400.000 euro. L’intervento a San Bonifacio, attraverso l’incremento della sezione di deflusso del torrente, darà luogo ad una sensibile riduzione dei livelli di piena nel centro cittadino, la cui sicurezza idraulica verrà ulteriormente migliorata anche mediante il deciso rinforzo dell’argine sinistro dell’Alpone.

“L’importo complessivo delle risorse messe in gioco dalla Regione nel solo territorio est veronese nel corso del 2014, attraverso opere già avviate o opere in fase di gara – conclude Conte – è pertanto pari a ben 14.700.000 euro”.

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La Sezione Bacino Idrografico Piave Livenza - Sezione di Belluno avrà tempo fino al 31 dicembre 2015 per realizzare l’intervento di riqualificazione ambientale e di sistemazione della viabilità silvo-pastorale denominato “Traversata del Centro Cadore”, che gli è stato affidato in esecuzione dal Comune di Lozzo di Cadore (Belluno). La proroga di un anno del budget operativo, che sarebbe venuto a scadenza il 31 dicembre prossimo, è stata fissata dalla giunta regionale su relazione dell’assessore all’ambiente Maurizio Conte. Il Comune di Lozzo nel 2012 aveva stabilito di procedere alla realizzazione di questo intervento, impegnandosi a versare la spesa necessaria, attraverso il Servizio Forestale Regionale di Belluno che, in base alla successiva riorganizzazione dei servizi regionali, ha cambiato denominazione diventando Sezione Bacino Idrografico Piave Livenza (Belluno) . “Da parte sua, la giunta regionale – ricorda Conte - per questi lavori aveva proceduto anche all'assegnazione di un budget operativo per un importo di 633.384 euro a favore del dirigente del Servizio Forestale Regionale bellunese, assumendo il relativo impegno di spesa per l’esercizio finanziario 2012. Il provvedimento però aveva fissato al 31 dicembre 2014 come termine per l’esaurimento della disponibilità finanziaria. La Sezione Bacino Idrografico Piave Livenza ha chiesto di poter beneficiare della proroga di un anno, in quanto non ha potuto ultimare i lavori previsti per motivi tecnico-organizzativi interni all’amministrazione comunale. La proroga è stata concessa e consentirà quindi il completamento dell’intervento”.

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La Regione ha disposto il finanziamento di un intervento di rinaturalizzazione del territorio del comune di Sant’Urbano, in provincia di Padova, mediante la piantumazione di nuove specie arboree ed arbustive autoctone. Lo ha fatto con un provvedimento della giunta veneta, adottato su proposta dell’assessore all’ambiente Maurizio Conte, che assegna un importo di 500 mila euro per il recupero di una delle aree maggiormente interessate, sotto l’aspetto ambientale, dalla presenza di impianti di gestione dei rifiuti. Nel territorio del comune di Sant’Urbano sorge infatti la discarica per rifiuti urbani, assimilati e speciali non pericolosi che, dal 1990 ha consentito lo smaltimento dei rifiuti provenienti dal territorio di Padova e, laddove situazioni emergenziali occasionali lo abbiano richiesto, anche di rifiuti provenienti da altre realtà provinciali venete. La discarica di Sant’Urbano è dotata fin dal 2000 di certificazioni ambientali; inoltre, ha avuto il riconoscimento di impianto “tattico regionale. La superficie occupata è di circa 55 ettari e la volumetria di abbancamento dei rifiuti, aumentata nel tempo a seguito di successive autorizzazioni , è passata dagli iniziali 2.900.000 mc. agli attuali 3.878.000 mc. L’intervento di rinaturalizzazione verrà progettato, gestito e realizzato dalla Struttura forestale della Regione ed interesserà un’area demaniale situata a valle della botte a sifone Tre Canne, compresa tra il Fratta-Gorzone a nord, il Frassine-S. Caterina ad ovest e sud e la S.P. 41 ad est, per un’estensione di circa 30 ettari nel contesto del “bacino Anconetta”, già individuato come opera di mitigazione per il rischio idraulico nella zona denominata Bassa Padovana. Oltre alle strutture regionali, saranno coinvolte anche l’amministrazione comunale di Sant’Urbano e la Provincia di Padova, sia nella fase di avvio delle opere che in quella di gestione e mantenimento delle piante del nuovo parco. “Con questo progetto - fa presente Conte – verrà in pratica ricreato un “bosco di pianura”, dando così riscontro alle giuste esigenze della popolazione di Sant’Urbano, rappresentate dall’amministrazione comunale. Saranno creati nuovi spazi naturalistici che contribuiscano a creare una migliore qualità della vita in questo comune dell’area padovana”.

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La Regione ha disposto di finanziare la continuazione del "Progetto Tegnùe" del comune di Chioggia per la valorizzazione e gestione della zona SIC delle Tegnùe e il completamento della campagna di campionamento sui poriferi di questa stessa zona di tutela biologica. Ne ha dato comunicazione l’assessore regionale all’ambiente Maurizio Conte, precisando che l’impegno finanziario a carico della Regione sarà di 100 mila euro, in attuazione della specifica normativa (L.R. n. 17/2007) per la tutela, la promozione e lo sviluppo della zona costiera del Veneto e per la creazione di zone di tutela biologica marina (Z.T.B.) con l’obiettivo di salvaguardare l’ambiente marino costiero. “Questa legge – aggiunge Conte - per quanto riguarda gli interventi finanziabili prevede che la giunta regionale sia autorizzata, tra le varie azioni da svolgere per la tutela, la promozione e lo sviluppo della zona costiera del Veneto, ad acquisire studi scientifici, programmi di ricerca e monitoraggi volti a verificare la peculiarità delle caratteristiche biologiche e strutturali che rendono le aree individuate idonee per la riproduzione di varie specie marine di importanza economico-commerciale e per le attività di ricerca scientifica nonché gli esiti conseguiti sull’accrescimento delle specie ittiche. Le Tegnùe sono uno degli habitat marini di maggior pregio del litorale veneto”. Tra le proposte progettuali pervenute, la giunta veneta ha finanziato il “Progetto Tegnùe. Follow up” del comune di Chioggia, che prevede attività di coordinamento e comunicazione del SIC Tegnùe e attività per garantire la piena funzionalità e fruibilità delle attrezzature posizionate in quest’area marina. L’altro progetto finanziato è la campagna di campionamento sui poriferi presenti nelle Tegnùe, che prevede di completare il lavoro di classificazione dei dati già disponibili (oltre 4.000 foto), realizzare un database con tutte le specie catalogate e pubblicare i dati sul web. Sarà inoltre realizzato un manuale divulgativo e specifico.

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La Regione finanzierà interventi di manutenzione di carattere straordinario sui fossi di privati e enti pubblici. La giunta veneta ha infatti approvato il provvedimento, di cui è stato relatore l’assessore alla difesa del suolo Maurizio Conte, con lo schema di accordo di programma che dovrà essere sottoscritto con i Consorzi di bonifica e i comuni del Veneto, con popolazione inferiore ai 20 mila abitanti, per realizzare questa tipologia di interventi manutentivi per i quali è stato reso disponibile un importo complessivo di circa 4 milioni 400 mila euro. “I Consorzi di bonifica veneti – sottolinea Conte – operano sulla rete idraulica minore che è composta anche da una fitta maglia di fossi di privati e enti pubblici. Negli ultimi anni l’attività di pulizia è stata spesso ridotta e ciò ha provocato una minore funzionalità idraulica della rete di scolo delle acque meteoriche, aggravata dal ripetersi di precipitazioni intense. La Regione ha quindi deciso che, dove c’è necessità di manutenzioni di carattere straordinario, i Consorzi di bonifica su iniziativa dei Comuni interessati possano operare sulla rete idraulica non demaniale realizzando tutti i lavori e le opere che ne garantiranno la piena funzionalità”. Il testo degli accordi di programma tra i Consorzi di bonifica e gli enti locali interessati con popolazione inferiore ai 20.000 abitanti, stabilisce che i comuni debbano aver adottato un“Regolamento di Polizia Rurale” nel quale sia previsto che, qualora il proprietario, possessore o comunque detentore a qualsiasi titolo di terreni e immobili in generale non provveda al ripristino e alla manutenzione del proprio bene, possa essere adottata una Ordinanza del Sindaco per la pulizia e la manutenzione dei fossi di scolo e delle strutture idrauliche a cura del Consorzio di bonifica competente. La Regione cofinanzierà i diversi interventi per una quota non superiore all’80% della spesa ammissibile e, in ogni caso con il contributo massimo di 50.000 euro per comune.

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