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Tempestivo avvio dell’attività lavorativa per il 2015 da parte dei settori forestali regionali nell’ambito degli interventi di difesa idrogeologica e sistemazione idraulico-forestale. Lo ha assicurato l’assessore veneto all’ambiente e alla difesa del suolo Maurizio Conte, incontrando oggi a Palazzo Balbi, a Venezia, i segretari regionali delle organizzazioni sindacali dei lavoratori impiegati dagli uffici forestali regionali sul territorio. Nel corso dell’incontro, a cui ha partecipato anche l’assessore al Bilancio Roberto Ciambetti, sono state fugate le perplessità dei lavoratori forestali preoccupati di possibili ritardi nell’avvio dell’attività lavorativa alla luce delle intervenute nuove disposizioni di legge in ordine a procedure di spesa e gestione dei bilanci pubblici, entrate in vigore nel corrente anno. I rappresentanti sindacali hanno ricevuto rassicurazioni in ordine alla sensibilità dell’amministrazione regionale nei confronti della loro attività di presidio e conservazione del territorio. Ai partecipanti all’incontro è stato illustrato l’insieme delle fasi amministrative e gestionali che assicureranno per la stagione corrente la continuazione degli interventi di difesa del suolo posti in capo agli uffici forestali regionali. L’impianto complessivo delle nuove disposizioni attuative sarà oggetto di un’apposita deliberazione della giunta regionale di imminente adozione.

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“Dopo tanti anni, finalmente una proposta unica, su cui c’è l’accordo di tutti i soggetti interessati, per procedere nella realizzazione di un pacchetto di interventi per la sicurezza del bacino del fiume Tagliamento. L’avallo della struttura tecnica del governo ci fa ben sperare che si darà corso al progetto nel suo complesso, garantendone il finanziamento. Gli interventi individuati andranno così a far parte integrante del vasto quadro programmatorio che la Regione del Veneto ha avviato sul fronte della messa in sicurezza del proprio territorio, con la realizzazione, fra l’altro, di una serie di casse di espansione per la riduzione degli effetti di possibili eventi alluvionali”. E’ l’assessore regionale alla difesa del suolo del Veneto, Maurizio Conte, a commentate positivamente gli esiti della riunione convocata nei giorni scorsi a Palazzo Chigi a Roma dalla Struttura di missione del Governo #italiasicura con le Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia e l’Autorità di Bacino, che ha consentito di raggiungere un punto di condivisione relativamente all’analisi idrologica del Tagliamento, ai progetti per opere nella sezione di valle del fiume e agli interventi nella parte alta del corso d’acqua. Il tavolo tecnico, coordinato dal Direttore di #italiasicura, Mauro Grassi, ha verificato la qualità del lavoro svolto finora e ha così fissato le prossime azioni necessarie alla riduzione del rischio di alluvioni rappresentato dal passaggio di piene “storiche” del il fiume Tagliamento. Dall’analisi idrologica complessiva del sistema Tagliamento, ora completa e strumento indispensabile per la pianificazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico, sono stati individuati gli interventi necessari nella sezione di valle fiume, cantieri per 123 milioni di euro, 40 dei quali già disponibili, per la realizzazione opere di presa idraulica per la gestione dei flussi e la risistemazione degli argini del Cavrato, così da poter gestire piene fino a 4000 m3/s. Gli interventi progettati a valle garantiscono anche il miglioramento della sicurezza nella parte alta del corso d’acqua grazie ad una maggiore capacità di deflusso verso mare delle acque di piena. Fra tre mesi il tavolo tecnico tornerà a riunirsi per completare il lavoro fin qui svolto e valutare il complesso delle opere, a monte e a valle, per la messa in sicurezza delle popolazioni lungo tutta l’asta del fiume. “Quello del Tagliamento è un caso da manuale - ha commentato il coordinatore della Struttura di missione di Palazzo Chigi #italiasicura contro il dissesto idrogeologico Erasmo D’Angelis – e dimostra che quando tutte le Istituzioni lavorano ad un obiettivo comune si riesce a definire un percorso chiaro e condiviso, capace di ridurre il rischio che aree importanti del Nord-Est finiscano alluvionate. E’ sicuramente un lavoro complesso e articolato e noi, come #italiasicura, non faremo mai mancare il nostro pieno sostegno”.

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Il terzo stralcio del progetto che prevede ricalibratura e sostegni su corsi d’acqua nell’area della Riviera del Brenta ha ottenuto il giudizio favorevole di compatibilità ambientale della giunta regionale. Ne dà notizia l’assessore all’ambiente Maurizio Conte, ricordando che l’intervento era stato proposto nel marzo dello scorso anno dal Consorzio di Bonifica Bacchiglione con il contestuale avvio della procedura per la valutazione di impatto ambientale. I comuni di localizzazione sono Dolo, Camponogara e Campagna Lupia nel bacino consortile che interessa anche Strà, Fossò, Vigonovo e Campolongo Maggiore, in provincia di Venezia. Il progetto nel suo complesso ha come scopo il miglioramento della gestione delle acque del bacino Sesta Presa in sinistra Brenta ai fini dell’incremento delle capacità auto depurative prima dell’immissione in Laguna, con l’abbattimento dei nutrienti (azoto e fosforo totale). Per raggiungere questi obiettivo è stata prevista per stralci progettuali la ricalibratura e rinaturalizzazione di alcuni tratti di canali esistenti; la realizzazione di aree umide di fitodepurazione; l’aumento dei tempi di ritenzione (con conseguente interessamento delle parti vegetate delle sponde) mediante la gestione delle opere di sostegno. Questo terzo stralcio si riferisce alla realizzazione di un’area umida lungo lo Scolo Brentoncino; la rinaturalizzazione di un tratto del canale II Diramazione Brentoncino; l’adeguamento del sistema di sostegno attualmente presente nel bacino Sesta Presa e l’automazione di alcuni manufatti esistenti. Gli interventi previsti insistono nei comuni di Dolo, Camponogara e Campagnalupia. Il parere favorevole della giunta veneta segue quello, a conclusione dell’istruttoria tecnica, della Commissione Regionale V.I.A. che ha espresso all’unanimità parere favorevole al rilascio del giudizio di compatibilità ambientale sul progetto, subordinatamente al rispetto di prescrizioni.

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Sono state avviate le procedure di appalto e realizzazione del bacino di laminazione di realizzazione del Bacino di laminazione sul fiume Bacchiglione a monte di Viale Diaz nei Comuni di Vicenza e Caldogno per un costo complessivo di 18.750.000 euro. La relativa autorizzazione è stata data dalla giunta regionale, su relazione dell’assessore alla difesa del suolo Maurizio Conte. I bacini di laminazione – sottolinea Conte - rappresentano le azioni strutturali prioritarie per l’attuazione di una politica di difesa idraulica del territorio. Nel vicentino sono già in corso i lavori sul Timonchio per la cassa di espansione di Caldogno e si sono concluse le procedure per il bacino di Trissino. “Con la rimodulazione delle risorse del Fondo per lo sviluppo e coesione 2007-2013 (ex FAS) – aggiunge l’assessore veneto - sono state incrementate le risorse da destinare alla linea di intervento per la riduzione del rischio idrogeologico, consentendo la realizzazione di ulteriori interventi a regia regionale. La giunta regionale ha proceduto quindi ad autorizzare l’avvio delle procedure di appalto e realizzazione del bacino di laminazione sul fiume Bacchiglione a monte di Viale Diaz, i cui lavori potranno essere avviati nel corso dell’anno.. “A salvaguardia del territorio vicentino – conclude Conte – il bacino a monte di Viale Diaz, alle porte della città di Vicenza, si configura come un’opera per la difesa idraulica del centro cittadino al fine di abbattere il rischio residuo derivante dalla realizzazione dei bacini di laminazione di monte sul Timonchio”. Nel corso del 2014 si erano concluse favorevolmente anche le procedure di Valutazione di Impatto Ambientale su questo progetto che prevede un volume massimo invasabile di 1.200.000 mc, su una superficie di 80 ettari.

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La giunta regione su relazione dell’assessore alle politiche ambientali Maurizio Conte ha approvato un provvedimento con cui accoglie le richieste avanzate da una serie di amministrazioni comunali e disegna la nuova configurazione territoriale dei bacini della provincia di Verona per l’esercizio in forma associata delle funzioni di organizzazione e controllo del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani, modificando quelli individuati con una precedente delibera regionale (n. 1117) del luglio 2014. Il provvedimento diventerà esecutivo una volta acquisito il parere della competente Commissione consiliare. “Alcune amministrazioni comunali – fa presente Conte - preso atto dell’organizzazione territoriale del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani hanno chiesto di poter transitare in bacini diversi da quelli nei quali la Regione le aveva collocate con il provvedimento di luglio. In particolare, le diverse istanze pervenute riguardano una ventina di comuni della zona orientale della provincia di Verona, i quali hanno proposto un nuovo e diverso assetto territoriale dei bacini”. La nuova configurazione prevede sempre tre bacini in ambito provinciale ma diversamente distribuiti. Non più quindi i bacini “Verona est”, “Verona ovest” e “Verona sud” ma tre nuovi bacini: “Verona nord” comprendente 58 comuni, “Verona sud” con 39 comuni e il bacino “Verona città”. ”La richiesta viene accolta – spiega Conte – perché consente di ottimizzare ulteriormente il servizio di gestione improntandolo su criteri di proporzionalità, adeguatezza, efficienza ed efficacia, garantendo, altresì, il raggiungimento di tutte quelle economie di scala che consentono di rispettare i principi di economicità. Abbiamo ritenuto inoltre di non far rientrare, per ragioni di opportunità, nel prospettato nuovo accorpamento il comune di Verona che presenta una popolazione residente superiore a 250.000 abitanti, in termini percentuali al di sopra del 25% dei residenti nella provincia di Verona. Pertanto, si tratta di un bacino d’utenza le cui proporzioni appaiono ampiamente giustificare una autonoma gestione integrata dei rifiuti urbani prodotti

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Sono state avviate le procedure di appalto e realizzazione del bacino di laminazione di “Prà dei Gai” sul fiume Livenza nei Comuni di Portobuffolè e Mansuè e sul fiume Monticano in Comune di Fontanelle (Treviso) per un costo complessivo di 39 milioni euro. La relativa autorizzazione è stata data dalla giunta regionale, su relazione dell’assessore alla difesa del suolo Maurizio Conte. I bacini di laminazione – sottolinea Conte - rappresentano le azioni strutturali prioritarie per l’attuazione di una politica di difesa idraulica del territorio. Con la rimodulazione delle risorse del Fondo per lo sviluppo e coesione 2007-2013 (ex FAS) sono state incrementate le risorse da destinare alla linea di intervento per la riduzione del rischio idrogeologico, consentendo la realizzazione di ulteriori interventi a regia regionale. La giunta regionale ha proceduto quindi ad autorizzare l’avvio delle procedure di appalto e realizzazione del bacino di laminazione in località di “Prà dei Gai”, i cui lavori potranno essere avviati nel corso dell’anno.. Nel corso del 2014 si erano concluse favorevolmente anche le procedure di Valutazione di Impatto Ambientale su questo progetto, che prevede un volume massimo invasabile di 24.000.000 mc, su una superficie di 550 ettari. “Peraltro – conclude Conte – va evidenziato che tre lotti funzionali di diaframmatura delle arginature del fiume Livenza sono già stati avviati, stante l’urgenza di messa in sicurezza del territorio e della popolazione ivi resi-dente”.

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Sono state avviate le procedure di appalto e realizzazione del bacino di laminazione di “Anconetta” sul fiume Agno-Guà-S. Caterina nei Comuni di S. Urbano e Vighizzolo d’Este (Padova) per un costo complessivo di 15.700.000 euro. La relativa autorizzazione è stata data dalla giunta regionale, su relazione dell’assessore alla difesa del suolo Maurizio Conte. . I bacini di laminazione – sottolinea Conte - rappresentano le azioni strutturali prioritarie per l’attuazione di una politica di difesa idraulica del territorio. Per il bacino “Anconetta” le risorse finanziarie sono state reperite nell’ambito dei fondi assegnati all’azione 5.1.1 Interventi di messa in sicurezza e per l’aumento della resilienza dei territori più esposti a rischio idrogeologico e di erosione costiera, prevista con la programmazione POR FESR 2014–2020. Nel corso del 2014 si erano conclusa favorevolmente anche l’istruttoria di Valutazione di Impatto Ambientale sul progetto, conseguentemente la giunta regionale ha ora potuto autorizzare l’avvio delle procedure di appalto e i lavori potranno essere avviati nel corso dell’anno”. Il progetto per la cassa di espansione “Anconetta” ricade all’interno del bacino Brenta-Bacchiglione-Gorzone e prevede la possibilità di invasare circa 4,5 milioni di metri cubi su una superficie di 135 ettari. ubicata tra i due comuni padovani. La durata dei lavori, una volta appaltati, è stimata in 18 mesi.

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Considerando i punti di monitoraggio delle acque sotterranee con serie di dati completa a partire dal 2009, il trend del numero di stazioni con superi annuali è stazionario. Lo sottolinea l’assessore regionale alle politiche ambientali Maurizio Conte in risposta ad affermazioni apparse sulla stampa in merito a presunte presenze record di pesticidi nella pianura padano-veneta. L’assessore fa presente inoltre che la Regione del Veneto, con il supporto operativo di ARPAV, ha da anni in corso indagini e monitoraggi per definire il quadro qualitativo delle acque superficiali e sotterranee, evidenziare le criticità e adottare le necessarie misure di miglioramento. Per quanto riguarda i pesticidi, la ricerca ha riguardato 235 punti di campionamento e 451 campioni, per un totale di 22.298 determinazioni analitiche. Complessivamente sono state ricercate 113 sostanze attive diverse. Quelle rilevate in concentrazione maggiore al limite di quantificazione sono: atrazina, atrazina-desetil, bentazone, iprodione, malathion, metolachlor, metribuzina, nicosulfuron, simazina, terbutilazina, terbutilazina-desetil. Si tratta prevalentemente di erbicidi, e come negli anni precedenti, quelli rilevati con maggior frequenza, sono gli erbicidi triazinici e alcuni loro metaboliti. Va evidenziato che, anche quando da tempo è vietato l’uso di una particolare sostanza, spesso si registrano comunque ancora gli effetti di vecchie situazioni. Tutti i dati e i risultati del monitoraggio sono resi pubblici e divulgati sui siti istituzionali. Il progetto specifico relativo all’analisi delle acque sotterranee finalizzato all’individuazione dei prodotti fitosanitari, con particolare riferimento alle aree designate vulnerabili ai prodotti fitosanitari nel Piano di Tutela delle Acque, ha visto invece il monitoraggio di 25 punti nel territorio di pianura, scelti tra quelli della rete regionale. E anche da questo monitoraggio – evidenzia Conte – si ricava che l’andamento delle stazioni con superi annuali è rimasto stazionario, senza picchi “record”. Rispetto alle sollecitazioni alla Regione “a fare la sua parte”, l’assessore risponde che tutta l’attività di costante monitoraggio, in base anche alle direttive europee sulla classificazione dei corpi idrici, conferma il buono stato complessivo delle acque pur con qualche criticità, come risultato di tutte le azioni di tutela ambientale messe in atto, comprese le attività di formazione rivolte agli agricoltori. Dal 2010 è stato costituito anche un gruppo di lavoro di tecnici esperti per seguire la complessa attività che ha l’obiettivo di individuare ulteriori misure per la riduzione dei rischi e degli impatti nell’utilizzo dei fitofarmaci.

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“Le foreste e le infrastrutture verdi” è il titolo dell’incontro che si terrà venerdì 6 febbraio a Verona, nella sala comunale Erminio Lucchi, promosso dalla Regione del Veneto in collaborazione con il Friuli Venezia Giulia, la Lombardia, le Provincie Autonome di Trento e Bolzano e il sostegno dell’Ente Parco Naturale della Lessinia. “Le foreste dell’area alpina – sostiene l’assessore veneto alle foreste e all’ambiente, Maurizio Conte – sono una risorsa preziosissima: forniscono legname da opera e legna da ardere, difendono il territorio dai pericoli di smottamenti, valanghe e altri fenomeni naturali sempre più frequenti in questi ultimi anni, migliorano la qualità dell’aria e dell’acqua, ospitano un numero elevato di specie animali e vegetali, preservando la biodiversità, sono un elemento essenziale del paesaggio alpino e un importante riferimento turistico e ricreativo. Difendere questo patrimonio è, quindi, indispensabile”.

La Strategia Europea 2020 per una crescita intelligente, la Strategia Forestale europea, la Strategia per la Biodiversità e il Regolamento per lo Sviluppo Rurale non a caso attribuiscono un ruolo strategico alle foreste alpine, prevedendo investimenti per la loro valorizzazione. Se è fondamentale riconoscere e proteggere i “servizi ambientali” che le foreste forniscono, è opportuno subito dopo valutare anche il valore economico che, se correttamente gestite, queste aree assicurano, al punto da poter essere autonome finanziariamente.

“In Veneto – spiega ancora Conte – un significativo esempio di mercato legato ai servizi ecosistemici è dato dalla creazione del mercato locale dei crediti di carbonio, progetto CarboMark, che gestisce e regola la vendita di crediti di CO2 da parte di proprietari boschivi a piccole e medie industrie interessate a migliorare le proprie performance ambientali”. All’incontro a Verona parteciperà anche l’on. Herbert Dorfmann, membro della Commissione Europea Agricoltura e Sviluppo Rurale.

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