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Il“Piano delle azioni e degli interventi di mitigazione del rischio idraulico e geologico” redatto dalla Regione del Veneto dopo l’alluvione del 2010 prevede interventi strutturali per l’importo complessivo di oltre 2,7 miliardi di euro. Finora la Regione ha investito circa 500 milioni. E’ un importo ancora limitato rispetto all’obiettivo complessivo, ma sicuramente rilevante per il bilancio regionale. Il problema di fondo è avere una disponibilità di risorse vere da parte dello Stato oppure liberare le risorse bloccate dai vicoli del Patto di stabilità da utilizzare per il dissesto idrogeologico. Lo ha detto l’assessore regionale all’ambiente e alla difesa del suolo Maurizio Conte, facendo oggi a Palazzo Balbi il punto su quanto fin qui realizzato e le novità per i prossimi mesi.

BACINI DI LAMINAZIONE. I bacini di laminazione rappresentano le azioni strutturali prioritarie per l’attuazione di una politica di difesa idraulica del territorio. Sono stati avviati i lavori sul Timonchio per la cassa di espansione di Caldogno e a breve iniziano quelli per il bacino di Trissino, entrambi nel vicentino. Essendo ora state individuate le risorse finanziarie necessarie, è stato annunciato chela giunta regionale procederà a giorni ad autorizzare l’avvio delle procedure di appalto e realizzazione del bacino di laminazione sul fiume Bacchiglione a monte di Viale Diaz nei Comuni di Vicenza e Caldogno (VI) che avrà un costo complessivo € 18.750.000; del bacino di laminazione“Anconetta” sul fiume Agno-Guà-S. Caterina nei Comuni di S. Urbano e Vighizzolo d’Este (PD) per un costo complessivo € 15.700.000; del bacino di laminazione di “Prà dei Gai” sul fiume Livenza nei Comuni di Portobuffolè e Mansuè e sul fiume Monticano in Comune di Fontanelle(TV) per un costo complessivo € 39.000.000. Ad oggi si sono invece già conclude le procedure di gara dei bacini sul torrente Alpone in località Colombaretta, nel comune di Montecchia di Crosara (VR), esul torrente Muson, nei comuni di Fonte e Riese Pio X (TV), mentre è in corso quella per il bacino S. Lorenzo sul torrente Tramigna nei comuni di Soave e S. Bonifacio (VR). Nel 2015 sarà quindi possibile dare inizio ai lavori su tutti questi tre bacini di laminazione. L’assessore Conte ha inoltre fatto presente che con la rimodulazione delle risorse del Fondo per lo sviluppo e coesione 2007-2013 (ex FAS) sono state incrementate le risorse da destinare alla linea di intervento per la riduzione del rischio idrogeologico a 61.750.000 euro, consentendo la realizzazione di ulteriori interventi a regia regionale. Tra questi ci sono anche interventi di contrasto dell’erosione costiera e di ripristino ambientale dei litorali per quasi 11 milioni: 1,1 milioni a Bibione, 3,5 milioni a Caorle,3 milioni più altri 1,4 milioni a Jesolo e Cavallino-Treporti, 1,8 milioni a Chioggia. In materia di sicurezza idraulica, la Regione finanzierà inoltre interventi di manutenzione di carattere straordinario sui fossi di privati e enti pubblici nei comuni con popolazione inferiore ai 20 mila abitanti: è disponibile un importo complessivo di circa 4 milioni 400 mila euro, a fronte di richieste per circa 11 milioni di euro.

IDROVIA PADOVA-VENEZIA.Oggi è stata data notizia che si è appena conclusa la gara per l’affidamento dell’incarico per la redazione del progetto preliminare per il completamento dell’Idrovia Padova-Venezia come canale navigabile con funzione anche di scolmatore del fiume Brenta. In via provvisoria, fino all’espletamento di tutti i controlli previsti dalla normativa, si è aggiudicata l’incarico l’associazione temporanea di studi professionali composta da Technital di Verona e Beta Studio di Ponte S. Nicolò(PD). Il progetto sarà redatto – ha detto l’assessore- sentendo anche le amministrazioni locali, l’Interporto di Padova e il Porto di Venezia sia per quanto riguarda il dimensionamento dei natanti per il trasporto merci fino alla Laguna di Venezia, sia come soluzione anche per i problemi idraulici dell’area.

MIGLIORAMENTO DELL’ARIA. Nuove tecnologie e crisi economica hanno favorito una costante diminuzione delle emissioni inquinanti in atmosfera. Va però in controtendenza la crescita del benzo(a)pirene dovuto all’uso di biomasse per il riscaldamento domestico. Tra le azioni messe in campo in sinergia con altre realtà, il Veneto ha aperto anche una serie di bandi che hanno come finalità ultima il miglioramento della qualità dell’aria. Sono quattro e riguardano la rottamazione di stufe e caldaie obsolete, la sostituzione di automobili inquinanti, l’applicazione di sistemi di bike sharing e l’adeguamento degli impianti di illuminazione pubblica. I dati non sono ancora definitivi, in quanto sono non sono ancora chiuse del tutto le operazioni di protocollo a causa delle istanze pervenute negli ultimi giorni (i bandi scadevano il 10 dicembre). I dati finora disponibili dicono che per il bando stufe e caldaie (2 milioni di euro) sono state presentate circa 500 richieste; per il bando auto (2 milioni di euro) circa 450 richieste; per il bando illuminazione (4 milioni di euro) circa 100 richieste; per il bando bike sharing (1,1 milioni di euro) 81 richieste con obiettivo di trasferire il trasporto delle persone dalle auto private alle biciclette.

SETTORE FORESTALE. L’annata è stata caratterizzata dal pesante condizionamento meteo-climatico che ha influito su tutta l’attività delle strutture forestali regionali. L’inverno 2013-2014 è stato mite (il terreno non ha mai gelato), piovoso, con copiose precipitazioni nevose nel periodo gennaio – febbraio di neve pesante e sciroccosa che, in particolare nell’alta provincia di Belluno (Comelico,Centro Cadore e Agordino), hanno provocato gravi ed estesi danni al patrimonio boschivo d’alto fusto. La massa legnosa schiantata in provincia di Belluno ammonta a 235.000 mc. E’ andato perso circa il 77% dell’incremento legnoso annuo dei boschi della provincia di Belluno per un danno stimato pari a 7,5 milioni di euro in termini di redditività potenziale compromessa. Sul territorio montano e collinare si è verificato un diffuso stillicidio di fenomeni franosi; spesso non gravi se singolarmente considerati, ma non per questo meno insidiosi e dannosi soprattutto se valutati nell’impatto sulla realtà territoriale locale. In questo quadro d’insieme va inserito anche il tragico evento del 2 agosto a Refrontolo, a seguito della esondazione del Torrente Lierza, costato la vita a quattro persone. I Settori Forestali Regionali hanno attuato un programma annuale di 96 interventi di sistemazione idrogeologica ed idraulico-forestale, per 15 milioni di euro;26 interventi (per circa 3 milioni di euro) a specifico ristoro degli eventi meteo-alluvionali di gennaio-febbraio 2014 mentre 3 milioni sono stati previsti come dotazione straordinaria per Refrontolo, in aggiunta alle iniziative di pronto intervento. Tutti i lavori sono realizzati direttamente dalle strutture forestali in economia con l’impiego, a livello regionale, di 624 operatori forestali specializzati.

Conte ha infine ricordato che sono già stati presentati in consiglio regionale il nuovo piano rifiuti, il piano cave e il piano aria che hanno concretizzato un processo di programmazione importante, in cui sono state raccolte le esigenze provenienti da vari settori e la più recente evoluzione normativa, avendo come obiettivo primario la messa in sicurezza dei siti a rischio.

Pubblicato in Comunicati Stampa 2014

La giunta regionale ha riadottato il Piano di Tutela e Risanamento dell’Atmosfera, al termine della fase della consultazione pubblica e della procedura di Valutazione Ambientale Strategica, che sarà ora trasmesso al Consiglio regionale per l’approvazione definitiva. Nel darne notizia l’assessore veneto alle politiche ambientali fa rilevare che il nuovo Piano Aria rispecchia dieci anni di lavoro e di confronto con le amministrazioni provinciali e comunali (il piano ora in vigore risale al 2002). Nella proposta trasmessa al consiglio sono state accolte le osservazioni presentate e ritenute pertinenti. IlVeneto si trova in una posizione sfavorevole – anche dal punto di vista meteoclimatico – alla dispersione degli inquinamenti atmosferici. Ciò nonostante, per le polveri sottoili PM 10 negli ultimi dieci anni si è osservato un trend in diminuzione e nel 2013, per la prima volta da quando esistono i monitoraggi, il limite di legge (40 microgrammi per metro cubo d’aria) della media annuale è stato rispettato su tutto il territorio regionale, segno che le azioni intraprese hanno avuto effetto - sottolinea l’assessore. La situazione mostra comunque numerosi superamenti giornalieri del valore limite consentito dalla legge, equivalente a 35 giorni all’anno, in molte stazioni della rete di monitoraggio ARPAV. Oltre agli inquinanti ‘tradizionali’ (polveri sottili PM 10, polveri fini PM 2,5 e ozono), i monitoraggi dell’ultimo triennio hanno permesso di individuarne di ‘emergenti’, come il benzoapirene che fa registrare un aumento dovuto anche all’utilizzo di biomasse, vale a dire legname e pellet, per il riscaldamento. Per il corretto uso dei biocombustibili legnosi a scala domestica e contenere l’impatto ambientale delle biomasse la Regione ha appena approvato uno specifico Protocollo d’Intesa con l’Associazione Italiana Energie Agroforestali – AIEL. Il nuovo Piano per la Qualità dell’Aria prevede una nuova zonizzazione, in particolare per la Valbelluna che, al di sotto dei 600 metri di altitudine, ha caratteristiche simili alla pianura, ma ciò che è maggiormente rilevante è l’attenzione per i nuovi inquinanti e per le azioni più appropriate per il risanamento dell’atmosfera – conclude l’assessore – a partire dalla riduzione dei consumi, dall’utilizzo delle migliori tecnologie sul mercato e dalla differenziazione delle fonti energetiche, guardando anche agli aspetti economici. Il nuovo piano è inoltre in sintonia con l’Accordo di Programma per l’adozione coordinata e congiunta di misure di risanamento della qualità dell’aria nel bacino padano che prevede precisi impegni anche da parte dello Stato e il riconoscimento della specificità padana in sede europea, allo scopo di ottenere un contributo straordinario in termini di risorse per interventi infrastrutturali nei diversi settori emissivi.

Maurizio Conte Assessore
Regionale del Veneto alla Tutela del suolo e dell'aria

Pubblicato in Comunicati Stampa 2014

“Energia in Veneto vuol dire anche economia, sociale, ambiente”. A dirlo è l’assessore regionale alla politiche ambientali Maurizio Conte, parlando della Centrale ENEL di Porto Tolle che, dopo l’ultima sentenza del Consiglio di Stato, riprenderà l’iter autorizzativo per la sua riconversione a carbone. “Sarà necessario aprire un cantiere che prevedibilmente potrebbe durare 4 anni – spiega - coinvolgendo migliaia di maestranze, con una ricaduta economica rilevante sul territorio, soprattutto polesano”. Questa “nuova” centrale produrrà un impatto ridottissimo nell’atmosfera in quanto le riemessioni di CO2 andranno nel sottosuolo e si potrà disporre di una potenza installata di circa 1900 MW. “Il Veneto con quest’opera – aggiunge - potrebbe diventare autonomo dal punto di vista del rapporto tra produzione e consumo di energia elettrica. Sarà però la Commissione tecnica VIA a dare il giudizio sulla compatibilità ambientale dell’impianto, non la politica, ed ENEL dovrà mantenere gli impegni assunti. Anche se ridotti, gli impatti sull’ambiente ci sono ma bilanciati da vantaggi assolutamente indiscutibili”.

Sulla necessità di una pianificazione energetica nazionale e regionale, l’assessore auspica una programmazione adeguata per un bilancio di impatto ambientale, ma anche per stimare e conoscere le potenzialità energetiche del territorio. “C’è anche il metano – ricorda Conte - di cui un tempo era ricco il sottosuolo della pianura padana e che ha contribuito non poco al nostro sviluppo economico, anche se non in maniera indolore. Pensiamo al bradisismo di estesi territori come in Polesine. Quei tempi sono finiti. Ora si parla, o si dovrebbe, in maniera diversa di questo combustibile il cui utilizzo è tra i meno impattanti”.

Conte sottolinea che attorno alla gestione del metano ci sono forti interessi economici, non solo per la produzione, ma anche per il trasporto e lo stoccaggio. “Al largo di Porto Viro – dice – è stato realizzato il grande rigassificatore capace di trasformare e immettere in rete otto miliardi di mc di gas. Ma pensiamo anche ai giacimenti in Alto Adriatico e alle problematiche che ad ogni inverno si riscontrano nelle forniture di gas. Un’efficace politica di prospettiva dovrebbe risolvere la questione della disponibilità di metano. Un supporto potrebbe venire, ad esempio, dal metano liquido (GNL), che può essere veicolato e trasformato da navi rigassificatrici”. “In sostanza – conclude Conte - le questioni energetiche ci sono e non sono rinviabili. Spetta alla nostra capacità di amministratori trovare le soluzioni più adeguate, anche in termini ambientali”.

Maurizio Conte
Assessore Regionale Veneto all'Ambiente

Pubblicato in Comunicati Stampa 2012

La pesca sportiva? E’ una attività con fortissimi connotati ambientali. Lo hanno ribadito oggi in Regione i presidenti dei bacini di pesca del Veneto, i presidenti delle associazioni di pesca concessionarie di acque pubbliche e Unione veneta bonifiche, nel corso dell’incontro convocato dall’assessore regionale alla pesca, presente l’assessore all’ambiente, per approfondire le problematiche di settore. I pescasportivi e chi li rappresenta sono infatti dei volontari che si prendono cura dei corsi d'acqua in modo del tutto gratuito e che chiedono principalmente di tutelare l’ambiente, di evitare l’emissione di sostanze inquinanti, di impedire che i corsi d’acqua possano diventare discariche di rifiuti. “Abbiamo voluto riunire tutti gli attori che hanno un ruolo nella gestione dei bacini – ha affermato l’assessore alla pesca – per raccogliere tutte le segnalazioni e le esigenze del settore, consapevoli non solo delle problematiche di quanti si dedicano alla pescasportiva, ma anche del ruolo che essi svolgono come sentinelle ambientali. La questione – ha aggiunto l’assessore – non riguarda solamente la corretta gestione delle acque e della fauna ittica, ma anche la delicata coesistenza della pesca con i sistemi di produzione di energia elettrica e con altre fonti di prelievo, che non devono snaturare il naturale destino dei corsi d’acqua”. Rispetto alle questioni legate alla soluzione dei problemi specifici della pesca sportiva, è stata caldeggiata la possibilità di creare uno sportello unico con competenze trasversali, al quale le associazioni e i pescatori possano rivolgersi senza essere rimandati da un ufficio all’altro. Tra i problemi evidenziati, vi è anche quello della sempre più numerosa presenza di cormorani, specie protetta che però danneggia pesantemente la fauna ittica, con guasti ogni anno maggiori senza che vi siano concrete possibilità di contrastarne l’invasione.

Pubblicato in Comunicati Stampa 2012

La Regione si avvarrà della collaborazione del Centro Studi Qualità Ambiente (CESQA) del Dipartimento di processi Chimici dell’Ingegneria dell’Università di Padova per affrontare specifici approfondimenti scientifici nell’ambito delle materia che riguardano le politiche ambientali. Lo prevede il testo di un protocollo d’intesa approvato dalla giunta regionale su proposta dell’assessore Maurizio Conte che dovrà ora essere sottoscritto dalla Segreteria Regionale per l’Ambiente e il CESQA. “Il CESQA – sottolinea Conte – è una struttura caratterizzata da altissima professionalità e competenza nell’ambito delle molteplici discipline relative alla gestione ambientale. In virtù di questa intesa, potrà fornire un’efficace azione di supporto all’amministrazione regionale per quegli approfondimenti tecnico-scientifici che si rendessero necessari o nella predisposizione di strumenti e programmi operativi di settore”.

Maurizio Conte
Assessore Regionale Veneto all’Ambiente

Pubblicato in Comunicati Stampa 2011

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