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Tutelare una risorsa preziosa come il suolo diventa prioritario anche per la produzione agricola e in particolare per un prodotto di eccellenza per il Veneto come il vino. Lo ha detto l’assessore regionale alle politiche ambientali Maurizio Conte che ha aperto ufficialmente gli eventi della Settiamana dell’Ambiente Veneto 2015 oggi nello stand della Regione al Vinitaly, Salone internazionale del vino e dei distillati, a Verona. L’assessore ha sottolineato che proprio il suolo, insieme ad acque, terme, scuole, foreste,cibo, è uno degli elementi centrali attorno a cui si articolerà la Settimana 2015 che, a differenza delle passate edizioni, non è concentrata in un’unica sede ma diffusa per sottolineare meglio le peculiarità del territorio veneto. Al tema del “suolo”è dedicato l’anno internazionale proclamato dall’ONU, strettamente correlato alle tematiche del “cibo” intorno a cui ruoterà l’Expo a cui – ha detto Conte –il Veneto punta, con l’obiettivo di far conoscere la grande qualità dei suoi prodotti. Nell’evento di apertura al Vinitaly si è parlato in particolare di “ambiente, geografia,gusto del suolo veneto”, partendo dal dato di fatto che la produzione di vino è il risultato di un mix che comprende suolo, acqua, clima, cultura e scienza e sviluppando la riflessione sulle azioni a tutela del suolo e dell’acqua. Sono intervenuti, insieme a Conte, il dirigente della sezione tutela delle acque della Regione Corrado Soccorso e Paolo Rocca dell’Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto. La Settimana dell’Ambiente Veneto è realizzata dalla Regione in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale Veneto, l’Università degli Studi di Padova, l’ARPAV, l’Unione Veneta Bonifiche,il Consorzio Terme Euganee, il Bacino Idrominerario Omogeneo dei Colli Euganei(BIOCE) e l’Argav (Associazione Regionale Giornalisti Agricoli del Veneto e Trentino Alto Adige). La manifestazione – ha ricordato l’assessore – vuole coinvolgere soprattutto i giovani delle scuole, per la loro capacità di comunicazione, e prevede anche l’iniziativa“Porte aperte” grazie alla quale sarà possibile visitare diversi luoghi significativi dell’ambiente Veneto.

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Suolo, acque, terme, scuole, foreste, cibo: saranno gli elementi centrali attorno a cui si articolerà l’edizione 2015 della Settimana dell’Ambiente Veneto. Il programma degli eventi si aprirà lunedì 23 marzo, alle ore 16.30, nello stand della Regione (Pad. 4 - D4/E4) al Vinitaly, Salone internazionale del vino e dei distillati, a Verona. A differenza delle passate edizioni, la Settimana dell’Ambiente Veneto non sarà concentrata in un’unica sede ma diffusa per sottolineare meglio le peculiarità del territorio veneto. Attenzione particolare avrà il tema del “suolo”, a cui è dedicato l’anno internazionale proclamato dall’ONU, strettamente correlato alle tematiche del “cibo” intorno a cui ruoterà l’Expo. L’evento che aprirà la manifestazione al Vinitaly avrà come tema “L’ambiente, la geografia, il gusto del suolo veneto”, partendo dal dato di fatto che la produzione di vino è il risultato di un mix che comprende suolo, acqua, clima, cultura e scienza e sviluppando la riflessione sulle azioni a tutela del suolo e dell’acqua. Interverranno l’assessore regionale alle politiche ambientali Maurizio Conte,il dirigente della sezione geologia e georisorse della Regione Marco Puiatti e Paolo Rocca dell’Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto. "La Settimana dell’Ambiente Veneto è realizzata dalla Regione in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale Veneto, l’Università degli Studi di Padova, l’ARPAV, l’Unione Veneta Bonifiche, il Consorzio Terme Euganee, il Bacino Idrominerario Omogeneo dei Colli Euganei(BIOCE) e l’Argav (Associazione Regionale Giornalisti Agricoli del Veneto e Trentino Alto Adige). La manifestazione prevede anche l’iniziativa “Porte aperte” grazie alla quale sarà possibile visitare anche una quindicina di luoghi significativi dell’ambiente veneto. Già a partire da lunedì 23 marzo saranno visitabili il Giardino vegetazionale di Astego aCrespano del Grappa (Treviso), le Sorgenti dell’Acquedotto Schievenin a Quero (Belluno), l’Oasi Ca’ di Mezzo a Codevigo (Padova) e il Bacino di fitodepurazione di Monselice (Padova).

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Suolo,acque, terme, scuole, foreste, cibo saranno al centro dell’edizione 2015 della Settimana dell’Ambiente Veneto che si svolgerà dal 23 al 29 marzo. Con l’iniziativa “Porte aperte” sarà possibile visitare anche alcuni luoghi significativi dell’ambiente veneto. Il programma e gli obiettivi della manifestazione sono stati illustrati oggi a Palazzo Balbi a Venezia, dall’assessore regionale alle politiche ambientali Maurizio Conte. La Settimana dell’Ambiente Veneto –ha ricordato l’assessore - è realizzata dalla Regione in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale Veneto, l’Università degli Studi di Padova, l’ARPAV, l’Unione Veneta Bonifiche,il Consorzio Terme Euganee, il Bacino Idrominerario Omogeneo dei Colli Euganei(BIOCE) e l’Argav (Associazione Regionale Giornalisti Agricoli del Veneto e Trentino Alto Adige). Tra le novità di questa edizione l’assessore Conte ha messo in evidenza che, a differenza dell’anno scorso, gli eventi non si concentreranno in un’unica sede ma saranno diffusi per sottolineare meglio le peculiarità del territorio veneto.Attenzione particolare avrà il tema del “suolo”, a cui è dedicato l’anno internazionale proclamato dall’ONU, strettamente correlato alle tematiche del “cibo” intorno a cui ruoterà l’Expo. Il programma degli eventi si aprirà lunedì 23 marzo con un approfondimento sull’ambiente, la geografia e il gusto del suolo veneto, che si terrà nello stand della Regione al Vinitaly a Verona. Mercoledì 25 marzo a Villa Contarini si parlerà, insieme ai Consorzi di bonifica, di acqua e di sicurezza del territorio come impegno di tutti. Il 26 marzo ad Abano Terme sarà presentato il monitoraggio del bacino euganeo finalizzato alla salvaguardia e tutela del giacimento idrotermale, mentre a Portogruaro sarà approfondita la protezione del territorio con riferimento alle metodologie e alle tecniche di prevenzione del dissesto idrogeologico. Venerdì 27 marzo si terrà a Padova l’evento conclusivo dei laboratori didattici di educazione ambientale dell’Università di Padova rivolto a 25 classi elementari e medie del Veneto, dal titolo“Come ti riciclo la terra”. In appendice, il 30 marzo a Belluno focus su foreste ed eventi atmosferici e il 31 marzo sui ghiacciai. L’8 aprile è in programma invece un’altra iniziativa dell’Università di Padova, collegata ai temi dell’Expo, dedicata alle zone agricole e alle biodiversità del territorio veneto. Il presidente dell’Unione Veneta Bonifiche Giuseppe Romano ha posto l’accento sulla necessità di fare sistema per dare risposte al territorio sui temi ambientali e della sicurezza, a partire dalle scuole. Anche il direttore generale di ARPAV Carlo Emanuele Pepe ha definito fondamentale l’attività di informazione e di sensibilizzazione delle giovani generazioni, accanto a quelle di prevenzione e di controllo dell’ambiente. Michela Possamai dell’Ufficio Scolastico Regionale ha sottolineato la continuità pluriennale delle azioni realizzate in collaborazione con la Regione e l’impegno delle scuola per rendere consapevoli i giovani che sono responsabili dell’ambiente. Manlio Piva presentando le iniziative dell’Università di Padova per le scuole ha detto che obiettivo dell’ateneo è di essere al centro di un circuito virtuoso per la disseminazione di buone pratiche operative. Angela Stoppato, presidente del Consorzio Terme Euganee,ha detto che la Settimana dell’Ambiente sarà occasione per mettere in rilievo l’importanza del bacino termale più grande d’Europa, mentre il presidente del BIOCE Aldo Buja ha anticipato che l’attività di rilevazione consentirà di realizzare una mappa tridimensionale del sottosuolo termale.

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L’amianto è stato utilizzato in diversi campi (dall’edilizia all’industria ai trasporti) e in oltre 3000 prodotti diversi fino agli anni ’90. Accertata la pericolosità ne è stata decisa la completa dismissione (legge 257/1992) e dal 1994 non sono più prodotti e commercializzati materiali con amianto. Per mettere in sicurezza gli ambienti in primo luogo è necessario sapere con precisione dove si trova e poi intervenire in maniera adeguata. Grazie ad uno stanziamento regionale di 500 mila euro sarà ora possibile un intervento di bonifica in 33 comuni veneti, a partire dalle scuole ed altri edifici pubblici. L’azione ambientale a sostegno degli interventi di bonifica dall’amianto in Veneto è stata illustrata oggi a Palazzo Balbi a Venezia dall’assessore regionale alle politiche ambientali Maurizio Conte, insieme alla presidente di ANCI Veneto Maria Rosa Pavanello e il direttore Dario Menara, il direttore generale dell’Agenzia regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto Carlo Emanuele Pepe, il responsabile del Centro regionale sull’amianto (CRA) istituito presso la sezione ARPAV di Verona, Claudio Martinelli, e il dirigente regionale della sezione coordinamento delle attività operative per l’ambiente Luigi Masia. Con un provvedimento del 2012 la Regione ha avviato il progetto di realizzazione di una banca dati informatizzata degli edifici adibiti a scuole pubbliche e private e degli edifici pubblici aperti al pubblico di Comuni e Province interessati dalla presenza di amianto. La mappatura è stata affidata all’ARPAV. L’assessore Conte ha sottolineato che nel nuovo piano per i rifiuti, in discussione in consiglio regionale, viene affrontata anche la questione dello smaltimento dell’amianto che attualmente come tipologia di rifiuto trova collocazione solo fuori regione e questo rappresenta un ulteriore costo. L’assessore ha spiegato che i 500 mila euro sono una parte dei fondi disponibili nei capitoli del bilancio regionale per l’ambiente che si è voluto destinare a interventi di bonifica delle scuole ed edifici pubblici, auspicando che nell’ambito del prossimo bilancio regionale siano rese disponibili altre risorse o sia creato un apposito fondo di rotazione in grado di sostenere interventi sul territorio. Il contribuito per lo smaltimento andrà a 33 comuni che ne hanno fatto richiesta, tramite l’ANCI Veneto. Si tratta di piccole ma significative iniziative. .Anche la presidente dell’ANCI Veneto Pavanello ha sottolineato che i comuni a cui sarà assegnato il finanziamento non sono di grandi dimensioni e quindi si tratta di un sostegno economico importante. Ha inoltre ribadito che la verifica della presenza di amianto è comunque un obbligo di legge e ha assicurato l’impegno e la collaborazione dell’ANCI nei confronti dei comuni che non hanno ancora risposto al lavoro di censimento realizzato dall’ARPAV. Il direttore dell’ARPAV Pepe ha brevemente delineato i risultati della mappatura degli gli edifici che contengono materiali con amianto, attraverso una scheda di raccolta dati inviata a tutti i soggetti interessati (Province, Comuni, Scuole private di ogni ordine e grado). Questa attività, iniziata nel 2013, è stata completata ai primi di ottobre 2014 e ha ottenuto risposta da parte del 62% degli enti interpellati. Il responsabile del CRA Martinelli ha fatto presente che l’operazione di censimento proseguirà, ampliando la tipologia delle strutture oggetto di indagine. Sono in fase di acquisizione circa 600 schede elaborate da Spisal ed Asl sugli ambienti di lavoro. E’ importante soprattutto che ci sia in tutti, pubblico e privato, la necessaria consapevolezza del problema. E’ meglio sapere che c’è presenza di amianto e intervenire piuttosto che non sapere o non attivarsi per capire se il rischio c’è.

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Fornire alle amministrazioni comunali principi omogenei per disciplinare l’insediamento di attrezzature destinate a servizi religiosi. E’ quanto prevede la proposta di legge di iniziativa del consigliere regionale Maurizio Conte con il dichiarato intento di regolamentare le richieste di nuovi insediamenti o realizzazioni di edifici destinati a servizi religiosi e in particolare di nuove moschee nel Veneto. Con questa nostra proposta viene introdotto l’obbligo per i Comuni di concedere nuove autorizzazioni solo a fronte del parere dei cittadini che verrà raccolto tramite referendum. “Questo nuovo strumento – assicura Conte – andrà a supplire la completa assenza legislativa statale in materia, compito a cui il Governo nazionale si è sempre sottratto, e ad evitare i balletti demagogici della sinistra che, sotto l’egida del buonismo, non ascolta la volontà dei cittadini”. Per l’insediamento sarà dunque obbligatoria una preliminare approvazione da parte della popolazione del comune interessato, espressa mediante referendum consultivo indetto secondo le disposizioni del relativo statuto comunale e la stipulazione di convenzione tra il comune e le confessioni interessate. Per garantire l’organicità dell’intervento sul piano normativo, è stato previsto l’inserimento di un articolo all’interno della legge per il governo del territorio e in materia di paesaggio del Veneto (L.R. 23 aprile 2004, n. 11 e successive modificazioni). La norma individua quali possano essere, in generale, le attrezzature di interesse comune da destinare alla realizzazione di edifici di culto e a servizi religiosi, prescrivendo che siano gli strumenti urbanistici comunali ad accertare se ci siano le condizioni (strade di collegamento adeguatamente dimensionate, opere di urbanizzazione primaria; spazi da destinare a parcheggio pubblico, ecc,) per il loro insediamento. Sul fronte della sicurezza è previsto l'utilizzo delle telecamere. “Simili accorgimenti, dopo gli ultimi tragici fatti di Parigi, non devono essere visti come una restrizione delle libertà personale – commenta Conte - ma come un fattore di sicurezza per tutti i cittadini". “Disposizioni sugli edifici pubblici – aggiunge - potevano già essere prese dai sindaci autonomamente, ma ora vengono 'rafforzate' da questa norma regionale, che potrà assicurare un'impronta uniforme su tutto il territorio regionale". Conte infatti tiene a precisare che, sul fronte della sicurezza, "alcuni siti non adeguati potrebbero creare problemi. Per questo servono norme che garantiscano il controllo della situazione ".

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La giunta regionale ha adottato oggi il provvedimento con gli indirizzi amministrativi e procedurali per dare tempestivo avvio all’attività lavorativa per il 2015 da parte dei settori forestali regionali impegnati negli interventi di difesa idrogeologica e sistemazione idraulico-forestale. Lo ha comunicato l’assessore veneto all’ambiente e alla difesa del suolo Maurizio Conte, che il 24 febbraio scorso si era incontrato a Palazzo Balbi, a Venezia, con i segretari regionali delle organizzazioni sindacali dei lavoratori impiegati dagli uffici forestali regionali sul territorio, preoccupati di possibili ritardi nell’avvio dell’attività lavorativa alla luce delle intervenute nuove disposizioni di legge in ordine a procedure di spesa e gestione dei bilanci pubblici, entrate in vigore quest’anno. In quell’occasione i rappresentanti sindacali avevano avuto dall’assessore rassicurazioni in ordine alla sensibilità dell’amministrazione regionale nei confronti della loro attività di presidio e conservazione del territorio e che la giunta regionale avrebbe adottato un’apposita deliberazione con l’impianto complessivo per l’applicazione delle nuove disposizioni attuative. “Con il provvedimento adottato oggi – spiega l’assessore Conte – abbiamo in sostanza fatto fronte alla necessità di contemperare l’applicazione del Decreto Legislativo 118/2011 con l’operatività delle strutture forestali regionali al fine di non causare interruzioni nei processi sia amministrativi che operativi, che avrebbero avuto negative ripercussioni sulla continuità dell’azione di presidio e tutela del territorio nonché sul mantenimento della forza lavoro ordinariamente impiegata da anni. Abbiamo quindi individuato un percorso amministrativo-procedurale volto ad assicurare la continuità dell’azione istituzionale per il 2015 e in prospettiva anche per gli esercizi successivi, consentendo nel frattempo di avere tutti gli strumenti per affrontare adeguatamente un’eventuale rivisitazione organizzativa e funzionale delle strutture impiegate nella realizzazione degli interventi di sistemazione idraulico-forestale in economia con la forma della amministrazione diretta”.

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“La sentenza del TAR crea una situazione di ambiguità altrettanto grave che se avesse consentito direttamente le trivellazioni in Polesine”. A dirlo è l’assessore regionale all’ambiente Maurizio Conte commentando il pronunciamento del tribunale amministrativo del Veneto che ha dato ragione alla Northsun Italia, azienda multinazionale che ha presentato istanza di permesso di ricerca di idrocarburi nel sottosuolo. Conte infatti sottolinea che la sentenza accoglie il ricorso contro il parere negativo espresso dalla Regione, ma dando motivazioni che sembrano veri funambolismi semantici. Secondo il TAR, infatti, il metodo utilizzato per la ricerca non è la trivellazione ma consiste nel far vibrare una pesante massa appoggiata sul terreno che trasmette le vibrazioni al terreno sottostante e registra la risposta delle onde riflesse dai diversi strati del sottosuolo. “Sarà anche una metodologia di indagine indiretta e non distruttiva – fa rilevare Conte – ma la preoccupazione che determina è la stessa delle trivellazioni. Che senso ha fare queste ricerche se non per individuare giacimenti da sfruttare? Nessuno fa ricerche che siano fine a se stesse. Allora cosa vuol dire il TAR con questi sofismi, forse che poi si potranno fare anche le trivellazioni o addirittura le estrazioni di idrocarburi dal sottosuolo?”. "Per la Regione l'ambiente è una questione prioritaria – sottolinea Conte - per cui non è pensabile che possano essere avviate operazioni di ricerca per la coltivazione di idrocarburi sia in Polesine che nel mare Adriatico. Gas e petrolio saranno pure necessari alla nostra economia, ma è indispensabile che sia prima garantita la sicurezza del nostro territorio. Va evitato qualsiasi rischio per il Veneto che oltre tutto è la prima regione turistica italiana anche in forza dei suoi valori ambientali e paesaggistici”. “Ad aggravare ulteriormente la situazione – conclude l’assessore veneto – c’è ora il decreto Sblocca Italia che ha appena modificato le competenze in materia. L’istruttoria per la valutazione di impatto ambientale di progetti come questo non sarà più svolta a livello regionale ma nazionale e si è già visto con le trivellazioni in Adriatico quale sensibilità è stata mostrata. Oggi come oggi resta ancora prevista su questi temi l’intesa Stato-Regioni, ma con le modifiche alla Costituzione che sono in itinere le Regioni saranno espropriate anche di questo. Con che prospettive?”.

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La Commissione Regionale VIA (Valutazione Impatto Ambientale) ha espresso all’unanimità parere favorevole al rilascio del giudizio di compatibilità ambientale, subordinatamente al rispetto delle prescrizioni e raccomandazioni, sul progetto relativo al lotto funzionale Brescia-Verona della tratta Milano-Verona della linea ferroviaria AV/AC Torino-Venezia proposto dal Consorzio “Cepav Due” nell’ambito delle infrastrutture ferroviarie strategiche definite dalla Legge Obiettivo n. 443/01. Nel darne notizia, l’assessore regionale all’ambiente Maurizio Conte mette in evidenza che l’iter è stato condiviso con i sei comuni interessati dal tracciato ferroviario: Sona, Sommacampagna, Peschiera del Garda, Castelnuovo del Garda, Verona e Bussolengo. “Tutte le osservazioni ed i pareri pervenuti – aggiunge l’assessore - oltre ai contributi offerti dai vari uffici regionali competenti in materia ambientale durante gli incontri tecnici svolti, sono stati infatti considerati in sede di istruttoria ed hanno contribuito alla stesura del parere e delle relative prescrizioni e raccomandazioni. Il prossimo passaggio sarà in giunta regionale che dovrà dare il parere finale al progetto”. “Le osservazioni presentate dai comuni – ha dichiarato da parte sua il presidente della commissione infrastrutture del consiglio regionale, Andrea Bassi – sono apparse puntuali e di assoluto buon senso allo stesso consorzio di imprese incaricato di realizzare il tratto di Tav in territorio veronese. Per questo abbiamo chiesto alla giunta regionale di intervenire sui ministeri competenti per apportare le modifiche suggerite da chi ben conosce le problematiche del territorio”.

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Tempestivo avvio dell’attività lavorativa per il 2015 da parte dei settori forestali regionali nell’ambito degli interventi di difesa idrogeologica e sistemazione idraulico-forestale. Lo ha assicurato l’assessore veneto all’ambiente e alla difesa del suolo Maurizio Conte, incontrando oggi a Palazzo Balbi, a Venezia, i segretari regionali delle organizzazioni sindacali dei lavoratori impiegati dagli uffici forestali regionali sul territorio. Nel corso dell’incontro, a cui ha partecipato anche l’assessore al Bilancio Roberto Ciambetti, sono state fugate le perplessità dei lavoratori forestali preoccupati di possibili ritardi nell’avvio dell’attività lavorativa alla luce delle intervenute nuove disposizioni di legge in ordine a procedure di spesa e gestione dei bilanci pubblici, entrate in vigore nel corrente anno. I rappresentanti sindacali hanno ricevuto rassicurazioni in ordine alla sensibilità dell’amministrazione regionale nei confronti della loro attività di presidio e conservazione del territorio. Ai partecipanti all’incontro è stato illustrato l’insieme delle fasi amministrative e gestionali che assicureranno per la stagione corrente la continuazione degli interventi di difesa del suolo posti in capo agli uffici forestali regionali. L’impianto complessivo delle nuove disposizioni attuative sarà oggetto di un’apposita deliberazione della giunta regionale di imminente adozione.

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“Dopo tanti anni, finalmente una proposta unica, su cui c’è l’accordo di tutti i soggetti interessati, per procedere nella realizzazione di un pacchetto di interventi per la sicurezza del bacino del fiume Tagliamento. L’avallo della struttura tecnica del governo ci fa ben sperare che si darà corso al progetto nel suo complesso, garantendone il finanziamento. Gli interventi individuati andranno così a far parte integrante del vasto quadro programmatorio che la Regione del Veneto ha avviato sul fronte della messa in sicurezza del proprio territorio, con la realizzazione, fra l’altro, di una serie di casse di espansione per la riduzione degli effetti di possibili eventi alluvionali”. E’ l’assessore regionale alla difesa del suolo del Veneto, Maurizio Conte, a commentate positivamente gli esiti della riunione convocata nei giorni scorsi a Palazzo Chigi a Roma dalla Struttura di missione del Governo #italiasicura con le Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia e l’Autorità di Bacino, che ha consentito di raggiungere un punto di condivisione relativamente all’analisi idrologica del Tagliamento, ai progetti per opere nella sezione di valle del fiume e agli interventi nella parte alta del corso d’acqua. Il tavolo tecnico, coordinato dal Direttore di #italiasicura, Mauro Grassi, ha verificato la qualità del lavoro svolto finora e ha così fissato le prossime azioni necessarie alla riduzione del rischio di alluvioni rappresentato dal passaggio di piene “storiche” del il fiume Tagliamento. Dall’analisi idrologica complessiva del sistema Tagliamento, ora completa e strumento indispensabile per la pianificazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico, sono stati individuati gli interventi necessari nella sezione di valle fiume, cantieri per 123 milioni di euro, 40 dei quali già disponibili, per la realizzazione opere di presa idraulica per la gestione dei flussi e la risistemazione degli argini del Cavrato, così da poter gestire piene fino a 4000 m3/s. Gli interventi progettati a valle garantiscono anche il miglioramento della sicurezza nella parte alta del corso d’acqua grazie ad una maggiore capacità di deflusso verso mare delle acque di piena. Fra tre mesi il tavolo tecnico tornerà a riunirsi per completare il lavoro fin qui svolto e valutare il complesso delle opere, a monte e a valle, per la messa in sicurezza delle popolazioni lungo tutta l’asta del fiume. “Quello del Tagliamento è un caso da manuale - ha commentato il coordinatore della Struttura di missione di Palazzo Chigi #italiasicura contro il dissesto idrogeologico Erasmo D’Angelis – e dimostra che quando tutte le Istituzioni lavorano ad un obiettivo comune si riesce a definire un percorso chiaro e condiviso, capace di ridurre il rischio che aree importanti del Nord-Est finiscano alluvionate. E’ sicuramente un lavoro complesso e articolato e noi, come #italiasicura, non faremo mai mancare il nostro pieno sostegno”.

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