Newsletter Assessore all'Ambiente Regione Veneto Maurizio Conte
 Seguimi su
facebooktwitter youtube
editoriale

 Leggi l'ultima copia de
"La Voce della Gente Veneta"

news

notizie


Moschee in Veneto

notizie


Flussi migratori  ed occupazione in Veneto.

notizie


Il referendum sull'acqua e' inutile

notizie


Le emittenti locali venete e il digitale terrestre

notizie


Il progetto di legge sull'abolizione delle province sarà affossato

notizie

Acque di balneazione: Veneto promosso a pieni voti. L’eccellenza è il risultato di politiche attente all’ambiente

notizie


Immigrazione occupazione e buon senso

notizie

No al sillogismo: se manca il 25 aprile nel calendario della befana, allora la provincia di Padova sovverte i principi della costituzione.

notizie


Un via burrascoso al federalismo sanitario

notizie


Chiusura servizio di messaggistica di solidarietà 45501

Incontri pubblici calendario
Opportunità finanziarie e concorsi regionali
Visita il mio sito web homepage
Scrivimi una mail mail
archiviofoto

 Raccolta fotografica
WEB

 
incontri nel territorio

 Raccolta fotografica
divisa per comune

Calendario incontri Web
Collegamenti
solealpi Lega Nord
solealpi Lega Nord Veneto
solealpi Lega Nord Padova
solealpi Movimento Giovani Padani
solealpi Radio Padania
solealpi Tele Padania

 

Moschee in Veneto
 

La questione islamica torna drasticamente d’attualità per merito dell’omelia pronunciata del Direttore dell’Ufficio Migranti della Diocesi Vicentina don Mauro Lazzarotto il quale propone come ricetta risolutiva per integrazione nuovi spazi da destinare ai luoghi di culto per i seguaci di Allah. La Lega Nord da sempre si è spesa contro questa formula di aiuto all’inserimento sociale proprio perché, alla base della costruzione della nuova società è necessaria la condivisione di valori, tradizioni e costumi del popolo ospitante e molto spesso gli immigranti che frequentano le moschee tendono a conservare le proprie usanze. La specificità del territorio passa anche attraverso alla graduale metabolizzazione dell’ anima storica di un popolo e quella Veneta ha una fortissima caratterizzazione cristiana. Sia ben chiaro, nessuno intende vietare la consuetudine religiosa ad alcun praticante ma le moschee in Veneto, secondo un recente censimento, sono già 37, numero più che sufficiente a garantire uno spazio di preghiera ai musulmani Veneti. La questione che più allarma è però, come spesso succede, che questi luoghi di culto vengano assegnati da un ente locale, preoccupante mix che mina la sancita laicità dello Stato. Ed è così che a Padova i balletti del Sindaco Zanonato mascherano rapporti idilliaci tra il Comune e la comunità islamica; basti ricordare che l’attuale Presidente del Consiglio Daniela Ruffini non ha mancato di presenziare circa due anni fa, a capo coperto, alle celebrazioni per la fine del Ramadan nella moschea di via Anelli. O i voli pindarici compiuti dalla Giunta rossa padovana per riuscire ad assegnare, anche a spese del contribuente padovano, un luogo di culto alternativo a quello dell’ex bronx di via Anelli. Questa è una parte della realtà regionale, ma quando la politica chiude gli occhi per fare spazio all’ideologia questi sono i risultati. Forse Zanonato, che ancora spinge per il voto a tutti i costi agli extracomunitari, e don mauro Lazzarotto intendono combattere l’integralismo con l’integrazione, ma viste le condizioni in cui i cristiani si trovano perseguitati in molte aree del mondo probabilmente non hanno la percezione di quanto rischioso possa divenire questo buonismo religioso. Io do ragione a Magdi Cristiano Allam il quale, citando Churchill, in maniera del tutto azzeccata, dipinge così l’atteggiamento di coloro che non vogliono vedere quella parte intollerante del Corano: “Nutrono il coccodrillo nella speranza di essere mangiati per ultimi”.

 

Flussi migratori
 ed occupazione in Veneto.


I flussi migratori nel Veneto dovrebbero affrontare ora una fase di arresto e trovo ragionevoli le posizioni pervenute dal mondo della politica in replica alle preoccupazioni avanzate dalla Caritas italiana in relazione alla crisi del mondo del lavoro nella nostra Regione. I dati dell’economia e dell’occupazione del resto non lasciano spazio ad altra logica se non a quella della presa d’atto della saturazione dell’accesso all’impiego e pongono in evidenza la negatività del saldo occupazionale che ha portato nell’appena trascorso 2010 ad una necessità di nuova manodopera straniera pari a zero. Le priorità da stabilire in fatto di assegnazioni lavorative dovranno obbligatoriamente tenere conto dell’alta percentuale di disoccupati Veneti e di quei stranieri già presenti e regolarizzati sul nostro territorio con le proprie famiglie. Proprio il ricongiungimento delle famiglie a seguito dei lavoratori è una delle questioni che più dovrebbero far riflettere per condurre un’equa distribuzione delle risorse e dei posti di lavoro anche perché i nuclei in difficoltà si rivolgono nella maggior parte dei casi ai comuni che, per colpa dei tempi da vacche magre di cui soffrono i bilanci, si trovano sempre più in difficoltà a dare risposte concrete anche nell’ambito del welfare. Le quote nazionali d’ingresso previste dal Ministero dell’interno, a fronte di una bassissima, quasi nulla, richiesta di lavoratori subordinati porteranno ad un attento vaglio delle reali necessità nel Veneto che verranno verificate con scrupolosità dalle Prefetture e dagli uffici del lavoro territoriali, lo stop ai flussi sarà dunque una possibilità concreta e giustificata che spero possa essere adottata anche per l’anno 2011. C’è inoltre da registrare un trend in negativo nei flussi di immigrati che sono arrivati nella nostra Regione lo scorso anno, ma la completa regolarizzazione di coloro si trovano nel nostro paese come clandestini è ancora un lontano miraggio; a tal proposito, pericoloso additivo a questa condizione risulta la sentenza della Corte Costituzionale n. 359 del 17 dicembre 2010, che ha sostanzialmente modificato la legge Bossi Fini nella parte relativa ai reati, consentendo all’irregolare di starsene nel nostro Paese nonostante sia stato colpito da numerosi provvedimenti di espulsione. Sono certo che la Lega Nord lavorerà per sconfessare questa impostazione ideologica accolta dalla Corte ma per trovare soluzione a questo fenomeno sono necessari l’effettiva (in toto) applicazione legislativa e solidi accordi internazionali.

 

Il referendum sull'acqua e' inutile
 

La strada referendaria pare stia prendendo quota e i comitati promotori urlano vittoria per il risultato ottenuto. Non è tutto oro però quel che luccica e intendo porre pertanto una riflessione sui quesiti sull’acqua per cui la Corte Costituzionale ha dato l’ok e cioè per quello che riguarda le modalità di affidamento con gara a privati dei servizi pubblici di rilevanza economica e per quello che vuole la cancellazione delle norme inserite dall’allora compagine dell’ex Premier Prodi sula quantificazione tariffaria del servizio idrico integrato basata sull’adeguata remunerazione del capitale investito. La filosofia con cui si erano impostati i decreti legge sulla gestione idrica ha un obiettivo molto chiaro e cioè quello di mettere in competizione una pluralità di candidati gestori, ma, in Veneto, la risorsa acqua è concepita come un elemento prezioso, proprio per questo, da almeno 10 anni si sta cercando di affrontare la questione del rapporto tra disponibilità idrica e fabbisogno. Fin dal 1989 (legge 183) si sono sviluppate direttive e norme, comunitarie, statali m anche regionali, che hanno dato luogo ad azioni concrete da parte delle regione, tese a tutelare la risorsa idrica disponibile e razionalizzare gli usi della stessa. Infine, con l’adozione e approvazione del Piano di tutela delle acque (PTA) la Regione Veneto ha fissato un chiaro ed efficace quadro normativo che consente di pianificare l’ottimale gestione delle acque. C’è poi da affrontare l’attualissima questione della Riforma degli ATO (ambiti territoriali ottimali) che può diventare un’opportunità per un riordino delle competenze e delle responsabilità nella gestione del ciclo idrico integrato. Dagli attuali 9 Ato possiamo in prospettiva pensare di arrivare a un ambito regionale unico, con un sistema di calcolo della tariffa che, pur tenendo conto delle peculiarità territoriali, sia uniforme per tutto il territorio del Veneto. Abbiamo la necessità di garantire che l’acqua sia un bene tutelato nella quantità e nella qualità oggi e per le future generazioni, per questo sono convinto che debba rimanere sotto controllo pubblico. Il popolo veneto ha mostrato una fortissima sensibilità per la gestione dell’acqua. La Regione vuole avere un reale potere decisionale, ma la competenza regionale di regolamentazione del sistema idrico viene continuamente messa in discussione dello Stato. Auspichiamo quindi che la discussione sul ricorso-proroga presentato dal Veneto sgombri il campo da ogni dubbio e restituisca alla Regione un’effettiva podestà di decisione e regolazione. Di fronte poi al rischio che società straniere possano farla da padrone nelle nostre gare per la gestione abbiamo la necessità di rendere competitivi i gestori del sistema idrico. Lo faremo, trovando un equilibrio dove i privati entreranno dove necessario per reperire risorse che non possono essere trovate nella finanzia pubblica, ma con la consapevolezza che il controllo deve in ogni caso rimanere sempre pubblico. Non servono pertanto referendum, gli amministratori della nostra Regione e del Governo centrale hanno già ricevuto il mandato dai propri elettori per poter decidere anche in merito alla questione acqua, dove, ribadisco il controllo dovrà rimanere pubblico; la politica ha il dovere di fare questa scelta che in questo caso dovrà essere anche di risparmio. La delega per questa decisione ci è già stata assegnata, le risorse destinate al referendum day dovrebbero invece essere dirottate per tutte quelle famiglie che in questo momento di ristrettezze economiche si trovano in una condizione di difficoltà.

 

Le emittenti locali venete
e il digitale terrestre

 

Le emittenti locali Venete stanno lentamente abbassando l’auditel, le frequenze che hanno subito uno scossone in senso negativo con lo storico passaggio al digitale terrestre, dimostrano ora, dati alla mano che le televisioni “della nostra terra” trovano un riscontro in fatto di telespettatori sempre più preoccupantemente in picchiata. Con lo switch off di fine novembre e la relativa chiusura della trasmissione analogica alle moltissime reti Venete sono state riservate sorprese amare che hanno dimostrato una realtà che sembra voglia favorire le grandi emittenze nazionali, riservando alle piccole sorelle televisive della nostra Regione uno spazio molto angusto. Cosa significa? Con l’applicazione della nuova tecnologia per la tv le frequenze che sembrava godessero di una certa libertà di gestione sono invece collegate a regole di mercato onerosissime che spingono i legittimi proprietari ad una logica di vendita o affitto (a reti nazionali s’intende), questo a fronte di una sottrazione di spazi non annunciata e al decurtamento di fondi previsti per l’avvio di questa nuova fase digitale. Dal canto loro le piccole emittenti stanno affinando le armi per cercare di far sentire la propria voce tramite alcuni spot ad hoc contro le decisioni prese dal Governo centrale in questa materia affinché si cerchi un’equa soluzione. Ritengo che in una fase così nuova e delicata possano anche persistere alcuni indirizzi rivolti allo sviluppo e principalmente all’innovazione, ma dietro ad una rete privata di modesta entità c’è un equipe di professionisti che riporta una parte importantissima della realtà e delle verità strettamente connesse all’ambito locale e che per vivere ha bisogno di lavorare, c’è inoltre la voce di moltissimi cittadini e amministratori che altrimenti non potrebbero comunicare con il proprio territorio, pensiamo ad esempio all’importantissimo ruolo che hanno rivestito questi canali televisivi durante e dopo la tragica alluvione che ha colpito la nostra terra, notizie, consigli e reportage che hanno aiutato la nostra gente ad affrontare con la coscienza e la dovuta conoscenza questo stato di calamità. L’informazione locale non dovrà subire questo scippo e non dovrà esserci alcun privilegio a favore delle reti nazionali a discapito di quelle private del territorio, la loro presenza è sintomo di reale democrazia e rappresentatività, difenderemo senza timori queste numerose realtà.

 

Il progetto di legge sull'abolizione delle province sarà affossato
 

La Camera ha rispedito in commissione la proposta di legge che intende abolire gli Enti Provinciali e il dibattito che si è acceso sembra portare le parti politiche sull’alveo del buon senso. Il clima collaborativo che si è venuto a creare attorno alla possibilità di far morire questo fondamentale Ente intermediario suggerisce che l’obiettivo di una reale riforma ammodernatrice che consentirà il recupero e una corretta gestione delle risorse per dare servizi migliori e più adeguati alle attuali necessità degli Enti locali e dei Cittadini, sia una meta condivisa. Storicamente la Lega Nord si è sempre schierata a favore del ruolo delle Province, l’esistenza delle stesse ha ragioni storiche radicate, prova ne sia il fatto che nel corso degli anni hanno acquisito numerose funzioni e competenze che hanno rafforzato il ruolo atavico di ente intermedio tra Regione e Comuni funzione che non manterrebbe un principio di equità se fosse lasciato ad un rapporto diretto tra questi due enti e porrebbe seri rischi sulla realizzazione di un corretto federalismo istituzionale. La Provincia è l’ente intermedio che meglio può gestire la programmazione territoriale e deleghe come edilizia scolastica, viabilità, infrastrutture, formazione professionale ecc. con una visione più ampia rispetto a quella dei singoli Comuni. Ovvio che in funzione di tali competenze, devono essere riconosciute alle Province le risorse necessarie. Le proposte che riguardano la diminuzione del numero di consiglieri o di assessori provinciali o riguardanti un taglio delle indennità non risolvono la questione perché sono ben diversi i costi degli sprechi della politica e poi perché una seria riflessione in questo ambito dovrebbe partire da una comparazione riguardante ogni Comune e Provincia; il ruolo costituzionalmente riconosciuto alle Province è necessario per imprimere e legittimare il principio di sussidiarietà . Nella stesura del testo contenete le proposte federaliste, ora allo studio di Camera e Commissioni, gli Enti Provinciali ricoprono un ruolo necessario, nell’ambito economico, di coordinamento e di pianificazione; uno degli elementi su cui costruire adeguate e corrette relazioni tra Enti locali, un punto di equilibrio indispensabile alla realizzazione di questa riforma nazionale.

 

 

Acque di balneazione: Veneto promosso a pieni voti. L’eccellenza è il risultato di politiche attente all’ambiente
 

I turisti che sceglieranno il mare o i laghi del Veneto per le loro vacanze la prossima estate troveranno acque “eccellenti”. Lo certifica l’Arpav, l’agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale che, adeguandosi alla nuova normativa europea sulla qualità delle acque di balneazione, ha classificato 167 stazioni balneari del Veneto con un prelievo di 1.078 campioni. “Il risultato – ha annunciato l’assessore all’Ambiente della Regione del Veneto Maurizio Conte nel corso di una conferenza stampa a palazzo Balbi, a Venezia – non lascia dubbi sull’efficacia delle azioni del Piano tutela acque: il 92,8% dei punti di balneazione sono classificati come ‘eccellenti’, il 3,6% rientra nella categoria ‘buono’ e un altro 3,6% in quella ‘sufficiente’. Non ci sono nel Veneto punti che ricadono nella categoria ‘scarso’. Significa che in apertura della stagione 2011 tutti i litorali veneti del mare Adriatico, del lago di Garda e dei laghi minori saranno aperti dalla balneazione ”. Rispetto a quando previsto dalla normativa precedente, la nuova classificazione ha come obiettivo una maggiore tutela sanitaria dei bagnanti. Sono previsti accertamenti su due parametri batteriologici, Escherichia coli ed Enterococchi intestinali, specifici come indicatori di contaminazione fecale. Nel caso in cui acque di balneazione mostrino una tendenza alla proliferazione di ciano batteri, di macroalghe o di fitoplancton marino, sono previste indagini per determinarne il grado di accettabilità ed i rischi per la salute. Inoltre la decisione di chiudere o riaprire un sito di balneazione viene prese dopo una sola analisi (anziché dopo 2 o 3, come accadeva prima). I controlli sono mensili da aprile a settembre, salvo che per i punti che dovessero essere classificati come non idonei, per i quali è prevista invece una frequenza almeno bimensile. “Il risultato eccellente del Veneto – ha spiegato Conte – dimostra l’efficacia delle azioni previste nel Piano di tutela delle acque, entrato in vigore tre anni fa. Grazie ai nuovi limiti previsti, i depuratori hanno migliorato sensibilmente la qualità microbiologica degli scarichi, attivando un’efficace azione di disinfezione. Per quanto riguarda gli scarichi industriali, da tempo siamo attenti alla qualità delle acque già in fase di autorizzazione, e abbiamo posto limiti severi nella Valutazione di impatto ambientale riguardo a quel che verrà scaricato nel fiumi. Sempre di più nel futuro sarà necessario investire in nuove tecnologie innovative che forniscano garanzie per migliorare la qualità delle acque di balneazione. Il Veneto ha caratteristiche peculiari, perché qui sfocia in mare la gran parte delle acque dei fiumi di tutta Italia, ed è anche la prima regione turistica nazionale, con oltre 60 milioni di presenze turistiche l’anno, oltre la metà delle quali registrate sulle nostre coste”. Secondo il nuovo sistema di classificazione, basato sull’analisi dei dati degli ultimi 4 anni sono previste 4 classi di qualità: eccellente, buona, sufficiente e scarsa. I 167 punti di balneazione esaminati nel Veneto corrispondenti ciascuno ad un’acqua di balneazione (93 sul mare Adriatico; uno sullo specchio nautico di Albarella; 65 sul lago di Garda; 3 sul lago di Santa Croce; 1 sul lago del Mis, 2 sul lago di Lago e 2 sul lago di Santa Maria) risultano di qualità “eccellente” salvo che per alcuni punti di pertinenza dei comuni di Chioggia (1 punto di qualità “buona” e 6 punti di qualità “sufficiente”), di Rosolina (3 punti di qualità “buona”) e di Porto Tolle (2 punti di qualità “buona”), per quanto riguarda il mare Adriatico, e del comune di Bardolino (1 punto di qualità “buona”), per quanto concerne il lago di Garda. “Negli anni scorsi – ha sottolineato il responsabile della direzione Geologia e ciclo dell’acqua della Regione del Veneto, Marco Puiatti – a Chioggia era necessario realizzare palancolate sui fiumi Brenta e Adige per migliorare la balneabilità della costa. Quest’anno, grazie agli interventi di tutela messi in campo con il piano acque, non ce n’è stato bisogno”. “Ricordiamo tutti – ha aggiunto il responsabile del Servizio tutela acque Corrado Soccorso – quel che accadde diversi anni fa, quando un eccesso di nutrienti nelle acque provocò un eccesso di prolificazione algale che rese impossibile la balneazione. Per evitare che si ripresenti una situazione di quel tipo ci siamo posti come obiettivo l’abbattimento del 75% dei nutrienti a mare e ogni anno verifichiamo che questo parametro sia rispettato nei migliaia di depuratori del Veneto”.

 

 

Immigrazione occupazione e buon senso
 

La questione immigrazione sta legando sempre più indissolubilmente leggi e provvedimenti alla competenza della giurisprudenza italiana o europea che sia, escludendo in modo preoccupante l’autonomia legiferativa nazionale italiana e di diretto riflesso la politica, organismo che, pur garantendo l’indipendenza giudiziaria, ha il dovere di dare risposte legittime, imparziali e veloci . Questo però non sta accadendo perché gli ultimi eventi di cronaca parlano di un cortocircuito che sta impedendo, almeno qui in Italia, il lungo e difficile progetto riformista che questo Governo, coraggiosamente, sta cerando di far nascere e sviluppare. La sentenza n° 359 del 17 dicembre 2010 emanata dalla Corte Costituzionale, ha a tutti gli effetti cambiato la Legge Bossi Fini nella parte relativa ai reati, consentendo di fatto all’irregolare di rimanere nel nostro Paese nonostante sia stato colpito da numerosi provvedimenti di espulsione. La giustificazione edotta per questa sentenza si rifà all’eccepimento di una direttiva europea sui rimpatri la quale impegna l’ufficio immigrazione ad un’attenta valutazione delle condizioni di vita dello straniero (quella economica, lavorativa, familiare ecc) prima che venga avviata la pratica di rimpatrio. In buona sostanza la Legge Europea dice che un clandestino, anche se delinquente recidivo, potrà avvalersi della facoltà di ricorrere all’ordinanza di espatrio entro 5 giorni dall’emanazione del provvedimento, quando invece per la Legge Italiana nello stesso periodo di tempo l’immigrato avrebbe dovuto essere riaccompagnato al proprio paese d’origine. La Lega Nord si è già messa al lavoro tra i banchi parlamentari per sconfessare questa impostazione ideologica accolta dalla Corte proprio perchè con l’attuale assetto legislativo si rischia di acuire ulteriormente la questione immigrazione e clandestinità. Lo studio promosso poi dalla Fondazione Moresca conferma questi timori proprio perché secondo questa ricerca un disoccupato su 4 è straniero e la possibilità di avere sotto controllo e di riuscire quindi per la politica dare risposte adeguate alla questione immigrazione/lavoro diventa sempre più impraticabile. La stessa Caritas mette in allarme la nostra Regione perché crede sia arrivato il momento di affrontare con obiettività i flussi migratori. E’ arrivato dunque il momento per le Istituzioni di fare quadrato attorno a questo problema, di svelarsi dalle ideologie e di porre soluzioni sulla base di dati oggettivi, insomma il grosso nodo è arrivato al piccolo pettine, ora la politica come il potere giudiziario hanno il dovere di individuare il comune accordo. Forse la Lega Nord, che da tempo indicava l’immigrazione clandestina quale questione a cui riservare particolare attenzione aveva visto, ancora una volta, oltre l’orizzonte.

 

 

Basta con le demagogie della sinistra. No al sillogismo: se manca il 25 aprile nel calendario della befana, allora la provincia di Padova sovverte i principi della costituzione.
 

Mi trovo incredibilmente a dover intervenire per difendere il gadget “Calendario della Befana 2011” realizzato dalla Provincia di Padova dalle artificiose accuse mosse persino dal segretario del Partito Democratico, Pierluigi Bersani. L’indignazione che il Segretario dice di provare in merito al calendario, è in realtà quella che sento io nel constatare come una polemica sterile, nata da una mera strumentazione politica di un gadget ideato per i bambini, venga sfruttata anche dai più alti vertici di un partito. Mi chiedo se Bersani abbia veramente visto il calendario, o se si sia invece limitato a seguire le polemiche scatenate da esponenti locali del suo partito, senza leggere le dichiarazioni e i comunicati diffusi dalla Presidente della Provincia di Padova, Barbara Degani, e dall’Assessore alla Cultura e Identità Veneta, Leandro Comacchio, nei quali venivano spiegati, in dettaglio, le motivazioni e gli obiettivi che hanno dato origine al calendario. Perché così anche il Segretario Bersani avrebbe realizzato che si trattava di un calendario/agendina pensato e creato ad hoc per bambini dai 4 ai 10 anni, e quindi fatto di disegni, giochi, filastrocche e racconti tradizionali; un insieme di pagine da colorare e personalizzare, dove le date sono state lasciate in bianco, e soltanto a lato di certi giorni dell’anno sono state inserite note dedicate proprio al mondo dei più piccoli, fatto di affetti (ecco allora segnalati la Festa della Mamma, del Papà, dei Nonni), e delle tradizioni locali, dalla sagra paesana al lunedì di Pasquetta, dal giovedì grasso al primo giorno di primavera, fino alla Festa del Santo Patrono, Marco Evangelista. E' stato ritenuto che non fosse compito di questo “calendarietto” segnalare tutte le festività nazionali, tra cui il 1 maggio o il 25 Aprile; pertanto, il sillogismo secondo il quale non scrivere specificatamente la dicitura “Festa della Liberazione” il 25 aprile (che quest’anno coincide anche con il Lunedì Santo) significhi cancellare momenti significativi della storia del nostro Paese, sovvertire i principi fondanti la nostra Costituzione, e addirittura, per citare lo stesso Bersani, “rinunciare all’impegno di essere italiano in una repubblica democratica”, è inaccettabile, e offende tanto il senso civico quanto l’intelligenza di tutti coloro che apprezzano e sostengono la distribuzione di questo calendario, nonché degli ideatori stessi. La Provincia di Padova è ogni anno in prima linea per celebrare quelle ricorrenze che fanno da trama al tessuto storico, culturale e tradizionale del nostro Paese. Come dichiara l’Assessore alla Cultura del Comune di Padova, Andrea Colasio, credo sia veramente utile a tutti smorzare le polemiche e non usare alcune tappe della nostra storia in chiave di lotta politica: la Provincia evidentemente rivendica il diritto di ricordare anche determinate festività e ricorrenze locali e identitarie, fatto questo che non può assolutamente implicare la volontà dell'Ente di dimenticare, ignorare o voler cancellare qualsiasi altra ricorrenza festeggiata a livello nazionale.

 

 

Un via burrascoso
al federalismo sanitario

 

Siamo alla fase iniziale delle prove tecniche di federalismo sanitario e si sono affacciati immediatamente i primi takle tra i rappresentanti delle Regioni. Questa settimana si è riunito il comitato salute, assemblea per i detentori della delega alla Sanità di ogni singola regione, convocata dalla Conferenza Stato regioni per la discussione di provvedimenti e pianificazioni ma, come ben si poteva immaginare, sin dalle prime battute, le regioni del sud poco intendono partecipare al senso di responsabilizzazione insito alla riforma nazionale. Questo Comitato, presieduto dal nostro Assessore Veneto Luca Coletto, nell’ultima seduta ha discusso la ripartizione delle risorse destinate ad ogni regione nell’ambito della sanità e, quando si è discussa la proposta di stoppare i rimborsi governativi per le spese anticipate a pazienti provenienti da fuori regione si è dato il via alla bagarre da parte degli amministratori del meridione che giustificavano questo tipo di disegno adducendo addirittura che negli ospedali del sud possono essere fornire le medesime prestazioni e che, in buona sostanza, alcune richieste di rimborso da parte delle strutture sanitarie del nord non corrispondono al reale fabbisogno. Ma la proposta della Lega Nord di ridurre la perequazione, cioè il fondo di solidarietà verso le regioni deboli, in proporzione al minor costo della vita non è la strada maestra per dare il via al riordino? Se per gestire un ospedale in Veneto si paga 100 per un identico ospedale del Sud devono bastare meno soldi perché al Sud la vita è meno cara e questo, dati alla mano, dovrebbe essere un ragionamento incontrovertibile. Il Sud è la patria della cattiva spesa. Per la sanità, la principale voce dei bilanci regionali, la spesa procapite in tutte le regioni del Mezzogiorno (ad esclusione del Molise) è inferiore alla media nazionale, i servizi offerti però al cittadino sono molto carenti, ma secondo i principi che ispirano la riforma federalista gli standard di qualità del servizio, con un’applicazione rigorosa e non clientelare, dovrebbero migliorare. Quindi il Sud dovrà imparare a spendere bene le risorse e non dovrebbe vedersele più di tanto decurtare. Per quanto riguarda poi i criteri di ripartizione credo sia arrivato il momento di guardare in faccia alla realtà e a nessun’altra logica, è necessario anzianità ed entità della popolazione residente siano i parametri corretti di stima e che quelli tanto promossi dalle regioni del sud come le condizioni economiche sociali siano solo un modo per poter sperperare risorse con il minimo controllo. Infine, le amministrazioni che hanno dimostrato virtuosismo nella gestione degli enti hanno diritto ad essere premiati con adeguate risorse, l’esiguità finora proposta dimostra un senso di parzialità nell’interpretazione e nell’applicazione della riforma federalista.

 

 

Chiusura servizio di messaggistica
di solidarietà 45501

 

Si è chiuso lo scorso lunedì il servizio di messaggistica di solidarietà 45501 destinato per l’aiuto alle famiglie e alle imprese, e più in generale alla comunità Veneta. Questa iniziativa era stata disposta a tempo di record nelle ore successive alla catastrofe che ha colpito le popolazioni della nostra Regione lo scorso novembre ed ha riscosso un enorme attenzione e utilizzo da parte di moltissimi italiani, si pensi che il numero, avviato dai maggiori gestori della telefonia mobile e da Mediafriends ha raccolto in circa 2 mesi di operatività la somma di euro 1.805.480. E’ stata una formula di reale, concreta e sentita collaborazione e solidarietà, gli sms sono giunti da tutto il territorio nazionale e moltissimi dalla nostra Regione; un conto spannometrico direbbe che gli utenti che hanno donato 2 euro per dimostrare la propria vicinanza alla popolazione Veneta in difficoltà sarebbero circa 900.000 ed anche se così non fosse sono comunque tantissimi coloro che si sono attivati in questa maniera. Un’attestazione di sensibilità che questo Veneto, nelle condizioni in cui si è ritrovato, deve interpretare come un segno tangibile di benevolenza, una spinta morale per una comunità che tanto ha dato (talvolta in maniera fin troppo sommessa), e che in occasioni analoghe accadute in altre parti del paese se non del globo, mai si è risparmiata in fatto di aiuti. Questa forma di raccolta, sommata ai fondi pervenuti dal conto corrente di solidarietà, hanno permesso di raggiungere la considerevole somma di quasi 3,5 milioni di euro; una lodevole e concreta forma di solidarietà nei confronti di Imprese famiglie e territorio Veneti.

 

 

calendario
lunedì 31
gennaio
ore 17:00
Assemblea Generale Confindustria Padova Gran Teatro Geox, Padova
giovedì 27
gennaio
ore 6:00
Diretta a Canale Italia  

Hai un account google?
Ricevi il google calendar di Maurizio Conte 
 

 

Opportunità finanziarie, concorsi regionali e B.U.R.

Di seguito, in aggiornamento, il notiziario delle opportunità finanziarie per l'anno 2010. Si rammenta che le novità sono evidenziate in giallo. Si sottolinea, infine, per maggior comprensione, che il file relativo delle opportunità finanziarie è stato suddiviso tra bandi pubblici e privati.

Lo scopo di queste mail sarà esclusivamente  di carattere informativo verso tutte le attività della Giunta e del Consiglio Regionale nonché su argomenti inerenti la politica locale e nazionale. Come cadenza di invio mi aspetto di non superare 1-2 mail al mese. Vi ricordo che questo sarà un ulteriore strumento  per recepire dai lettori consigli, suggerimenti e richieste. Gli indirizzi e-mail a cui viene spedita questa comunicazione provengono da elenchi e servizi di pubblico dominio, o pubblicati in Internet, o da contatti personali. In ottemperanza alla vigente normativa sul trattamento dei dati personali, in ogni momento è possibile esercitare tutti i diritti previsti inclusa la richiesta di modifica o cancellazione dei dati presenti nell’archivio. Nel caso le nostre comunicazioni non fossero di vostro interesse o gradimento è possibile effettuare la cancellazione del proprio indirizzo e-mail dalla lista di distribuzione cliccando qui.

Non vedi bene questa mail? Guardala nel browser.