Sanità – Conte (FI-VpA): “Il futuro della sanità in Veneto passa anche per l’individuazione di nuovi ambiti territoriali delle Ulss”.

“È giunto il momento di aprire un dibattito relativamente agli ambiti delle varie Ulss del Veneto, non necessariamente rispetto al loro numero, ma per quanto riguarda i confini territoriali, che devono essere rimodulati sulla base dei flussi di pazienti, sulla disponibilità dei servizi e sulla distribuzione delle infrastrutture”. Così, in sintesi, il Consigliere regionale Maurizio Conte (Forza Italia – Veneto per l’Autonomia) che oggi ha presentato, nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta a Venezia, presso palazzo Ferro Fini, sede dell’Assemblea legislativa veneta, il dossier “Il futuro della sanità in Veneto: tra pubblico e privato” tratto dal Piano Socio Sanitario Regionale 2019-2023 e illustrato da Alberto Cestari di CGIA di Mestre, che ha elaborato il documento.

Lo studio si presenta come una ricognizione dello stato di fatto riguardante alcuni aspetti della sanità veneta; è stato monitorato il numero dei posti letto nei 42 ospedali pubblici e 27 ospedali privati accreditati, pari a 17955, dei quali una piccola quota riservata ai pazienti extra regione, numero che consente di fornire al Veneto un rapporto di 3,5 posti letto ogni mille abitanti. I dati consentono di osservare una flessione dei posti letto negli ultimi 20 anni, una flessione consistente dovuta in parte a scelte politiche, e in parte a circostanze come l’innovazione tecnologica che hanno mutato, e diminuito, l’esigenza di ricoveri in regime ordinario. Altre tendenze messe in rilievo nel dossier, l’aumento del peso del privato nel complesso dei posti letto, peso che passa dal 13,8% nel 2000 oggi all’attuale 26%, soprattutto, se non esclusivamente, nell’ambito della riabilitazione.

Ulteriore elemento evidenziato, il fenomeno dell’associazionismo tra medici nel territorio: si va dalle forme più semplici (i medici di base che condividono alcuni spazi) alle più complesse medicine di gruppo integrate, formate da team multi-professionali che tendono all’assistenza settimanale sulle ventiquattro ore, globale, equa e continua, a proposito delle quali la Corte dei Conti ha sollevato alcune criticità relativamente alla loro sostenibilità finanziaria: se fosse applicata su ampia scala, l’alto costo potrebbe compromettere gli equilibri di bilancio. La componente di prestazioni sanitarie da privato risulta nel Veneto di poco inferiore al 17%, inferiore alla media nazionale del 20%, al contrario di Lombardia e Lazio dove la percentuale sfiora il 30%.

La quota veneta, peraltro, è variamente distribuita sul territorio regionale: ad esempio, gli acquisti di prestazione private sono per il 65% imputabili a tre Ulss (Scaligera, Euganea, Marca trevigiana), riflesso della diversa distribuzione territoriale. “Vi sono molti elementi da porre in rilievo, che in parte emergono dal dossier – ha aggiunto il Consigliere Conte – e che in altra parte sono emerse come conseguenza dell’emergenza coronavirus. Si può fare riferimento anche agli aspetti legati alla carenza di personale, alla quale è stata data peraltro risposta in fase emergenziale, alle difficoltà di gestione delle liste d’attesa e delle prestazioni ambulatoriali. Ma emerge anche l’esigenza di una proposta di legge che consenta di rivedere il sistema delle Ulss non nel numero, quanto piuttosto sui loro confini, che andrebbero definiti sulla base dei flussi di pazienti e sulla distribuzione dei servizi, in base anche, ad esempio, alla frequenza e disponibilità di linee trasporto pubblico più consone al luogo di cura del paziente rispetto alla provincia di appartenenza. Un esempio: i comuni dell’ex Ulss 15, ora inglobati nell’Ulss 6, potrebbero venire incorporati, dopo un confronto con il territorio, nell’ULSS n. 7 Pedemontana, proprio alla luce degli elementi legati alle questioni infrastrutturali”.

Maurizio Conte

Consigliere regionale gruppo Forza Italia – Veneto per l’Autonomia

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